Courmayeur: avanza la frana, due metri in 20 giorni

Continua a muoversi verso valle una porzione del monte La Saxe, che minaccia alcune frazioni. Il sindaco mantiene l'allerta di protezione civile: "Siamo preparati, abbiamo predisposto un piano dettagliato"

A Courmayeur, in Valle D'Aosta, continua l'attività di monitoraggio della grande frana del Monte La Saxe, che dal 2009 è sotto stretto controllo. Una porzione più piccola, di 700 mila metri cubi, dal 18 aprile ha iniziato un'autonoma rapida discesa verso valle. Secondo gli ultimi rilevamenti questa massa di terra e rocce è scesa di due metri nell'arco di 20 giorni; nei cinque anni precedenti lo spostamento era stato di soli cinque. A Courmayeur il livello di attenzione è massimo. In caso di distacco, rischiano di essere coinvolte dieci case di alcune frazioni del comune montano. Ma la frana potrebbe travolgere anche alcune strade, infrastrutture, reti di comunicazione. Dalla fine di aprile il Comune ha messo in atto un primo livello di allerta. Se la frana dovesse accelerare ulteriormente potrebbe scattare l'allarme. Circa cento persone di Entrèves, la Palud e la Val Ferret dovranno lasciare le loro case.

Per avere gli ultimi aggiornamenti sulla situazione, abbiamo raggiunto telefonicamente il Sindaco di Courmayeur, Fabrizia Derriard.

Sindaco, sono giorni di attesa. Gli occhi sono puntati sui dati dei geologi...
E' così. Stiamo vivendo una situazione costante dal 18 aprile, da quando abbiamo avuto la prima accelerazione di una porzione del corpo della frana del monte La Saxe. Durante queste settimane la frana più "piccola" si è abbassata a ritmo costante, per uno spostamento complessivo di circa due metri. Fabrizia Derriard, sindaco di Courmayeur

Teme un distacco nei prossimi giorni o addirittura nelle prossime ore?
Non ci sono certezze. Può accadere qualsiasi cosa. Abbiamo il problema di non sapere quale sarà l'evoluzione. Possiamo fare delle stime di massima, ma non si può prevedere quando ci potrebbe essere un collasso, come confermano i geologi. E' evidente che è la prima volta che nel nostro territorio vengono registrati movimenti di questo tipo. La frana si sta muovendo velocemente, ma c'è un costante equilibrio fra la forza di gravità e l'attrito di roccia e terra con il piano di scivolamento inferiore. Questo impedisce alla frana di distaccarsi, ma ci tiene sempre con il fiato sospeso. Possiamo solo continuare il monitoraggio - sono attivi quattro sistemi indipendenti - e tenerci pronti.

Come già sottolineato in passato avete un piano di protezione civile in atto.
In realtà i piani sono diversi, uno per ogni scenario. A partire dall'analisi fatta nel 2009 sulla frana più grande, che coinvolge un territorio più ampio di quello nelle cronache di questi giorni. Per quanto riguarda la frana in oggetto, quando il versante ha dato segno di muoversi autonomamente abbiamo creato un piano di protezione civile specifico per l'evoluzione dell'ultimo periodo. Abbiamo incontrato i cittadini per spiegare loro cosa fare e come muoversi in caso di allarme. Ci siamo interfacciati con la Regione e la Protezione Civile per tutti i dettagli sulla gestione dell'emergenza. Oggi siamo in una prima fase di allarme, che ha previsto solo la chiusura delle zone limitrofe alla frana: tre parcheggi, compreso quello sopra la funivia del Monte Bianco.

Potrebbero essere coinvolte dalla frana alcune case?
Sì, secondo i piani potrebbero essere raggiunte circa 10 abitazioni, oltre ad una parte di viabilità. Ma l'evacuazione deve essere necessariamente più grande, perché la frana potrebbe lasciare isolate altri piccoli villaggi a monte di Courmayeur. In totale potrebbero dover lasciare le case circa 100 persone. Sull'area abbiamo anche istallazioni come telefono e luce. Dovremo provvedere nel post-evento per ristabilire i servizi principali. Sotto il monte La Saxe ci sono anche delle cabine dell'energia elettrica, ma abbiamo già provveduto a fornire ai sistemi di monitoraggio un'alimentazione indipendente, perché possano funzionale autonomamente anche nel momento del distacco. In più sono già stati predisposti dei mezzi di scavo, anche perché la frana interessa un corso d'acqua, la Dora di Val Ferret, che rischia con l'ostruzione di fare più danni della frana stessa.

Fra i cittadini e i turisti c'è allarme?
Non direi. C'è chi è preoccupato, certo. Ma ci sono tantissime persone che non vogliono credere all'evento , che pensano che la frana non cadrà mai, non vogliono vedere in faccia la realtà. Il nostro compito, come amministratori pubblici e come istituzioni, è quello di fare la maggior prevenzione possibile e di mettere in atto i piani di protezione civile. Non serve fare allarmismo, ma deve crescere in Italia la cultura della prevenzione. Si tratta di un aspetto altrettanto importante del post-evento: bisogna cercare di agire e "programmare" le criticità prima che accada l'evento.

Intervista di Walter Milan