(Fonte foto: Dpc)

Covid-19: i contagi rallentano, ma i test sono troppo pochi

La variante Delta in Gran Bretagna si è diffusa molto più velocemente, nonostante il 46% della popolazione abbia completato il ciclo vaccinale - contro il 25% italiano. E in Italia è fermo anche il tracciamento dei contagi

Secondo il report del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) pubblicato ieri, l'ormai celebre variante Delta, precedentemente nota come indiana, è del 40-60% più contagiosa di quella alfa (nota come inglese) e determinerà il 70% delle nuove infezioni entro l'inizio di agosto e il 90% entro la fine. In Italia, stando al database internazionale Gisaid, sulla base dei campioni prelevati dal 9 al 23 giugno, su 218 sequenze depositate, 71 (cioè 32,6%) derivano dalla variante Delta - ma non tutte le Regioni condividono i sequenziamenti nel database, quindi potrebbero essere di più.

Potrebbe essere catastrofico non aver ripreso il tracciamento dei contagi
“In assenza di dati affidabili sulla presenza della variante Delta in Italia - puntualizza il presidente Gimbe Nino Cartabellotta - tre sono le ragionevoli certezze: innanzitutto il numero di sequenziamenti effettuati è modesto e eterogeneo a livello regionale; in secondo luogo, il contact tracing non è stato ripreso, nonostante i numeri del contagio lo permettano. Infine, preoccupa il confronto con quanto sta accadendo nel Regno Unito, dove la variante si diffonde velocemente: in Italia infatti poco più 1 persona su 4 ha completato il ciclo vaccinale (rispetto al 46% nel Regno Unito), mentre il 26,5% della popolazione ha ricevuto solo una dose (rispetto al 17%) e il 46% è totalmente privo di copertura (rispetto al 37%). Percentuali preoccupanti considerando la minore efficacia di una sola dose nei confronti di questa variante". La questione diventa ancor più preoccupante se si pensa che, nonostante la mancanza di dati precisi, si iniziano già a contare numerosi focolai attivi in Italia – e si stima che entro la fine dell'estate i casi di variante Delta saranno il 90% di quelli in circolazione in tutta Europa.

I nuovi casi sono sottostimati?
Dalla settimana dal 5 all'11 maggio a oggi "il numero di persone testate per il Sars-Cov-2 si è progressivamente ridotto del 52,7%, passando da 662.549 a 313.122", con "rilevanti e ingiustificate differenze regionali". A rilevarlo è il nuovo monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe, che intravede il rischio di una "sottostima dei nuovi casi" di infezione da Sars-Cov-2. I dati sono complessivamente ancora in calo. In particolare, nella settimana 16-22 giugno 2021 si registrano i seguenti dati: -36,5% casi di coronavirus (7.262 rispetto a 11.440), -46,2% decessi (221 rispetto a 411), -31,3% di ricoveri con sintomi (2.289 rispetto a 3.333) e -28,2% di terapie intensive Covid (362 rispetto a 504). Dal picco del 6 aprile a oggi, inoltre, i posti letto occupati in area medica da pazienti Covid sono scesi da 29.337 a 2.289 (-92,2%) e quelli in terapia intensiva da 3.743 a 362 (-90,3%). Inoltre, da 10 settimane sono in costante calo anche i decessi, che nell'ultima settimana si attestano in media a 32 al giorno rispetto ai 59 della settimana precedente. Dati positivi ma che non devono portare a diminuire il testing. "Da 14 settimane consecutive - dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - si registra una discesa dei nuovi casi settimanali. Se la costante riduzione del rapporto positivi/casi testati conferma una ridotta circolazione del virus, la progressiva diminuzione dell'attività di testing sottostima il numero dei nuovi casi e documenta l'insufficiente tracciamento dei contatti, cruciale in questa fase della pandemia".

I vaccini stanno rallentando troppo
Le forniture di vaccini vedono un semestre che chiude a circa -20 milioni di dosi e la campagna vaccinale rallenta nonostante gli oltre 3 milioni di dosi in frigo. Nell'ultima settimana sono state somministrate 3.751.029 milioni dosi, per la prima volta in calo rispetto alla settimana precedente (-4,5%). Al 23 giugno risultano consegnate circa 50 milioni di dosi, pari al 66% di quelle previste per il primo semestre 2021. "Rispetto alle forniture stimate - spiega ancora il presidente Gimbe Nino Cartabellotta - rimarrebbero da consegnare entro la fine del secondo trimestre 25,9 milioni di dosi, il 34% di quelle originariamente previste. Anche non considerando quelle di vaccino di CureVac, che non ha superato con successo i test clinici, è certo che non arriveranno 18,6 milioni di dosi entro fine mese". Quanto alla copertura, al 23 giugno, il 54% della popolazione, ovvero oltre 32 milioni di cittadini, ha ricevuto almeno una dose di vaccino e il 27,6%, ovvero oltre 16 milioni, ha completato il ciclo vaccinale. Nella popolazione più a rischio, l'86% degli over 60 ha ricevuto almeno la prima dose, ma il 14%, ovvero quasi 2,5 milioni di over 60, non ne ha ricevuta nessuna e sono forti le differenze regionali. Ci sono poi oltre 5,4 milioni di over 60 devono ancora completare il ciclo vaccinale, anche se gli ultimi dati mostrano che una singola dose di vaccino (Pfizer o AstraZeneca) riduce la probabilità di malattia del 31% e di ricovero del 75% e tali percentuali salgono rispettivamente al 80% e al 94% con il ciclo completo.

red/gp

(Fonte: Ansa)