Foto: Croce Rossa Italiana

Croce Rossa, 130mila migranti accolti. Ecco i dati della "Map Journal"

Oltre 3mila volontari e 60 sedi per fronteggiare l’emergenza migranti. La Croce Rossa presenta i numeri dell’accoglienza. Augusta (20mila arrivi) è il principale punto di approdo

Sono oltre 130mila i volontari della Croce Rossa Italiana. Molti di loro sono quotidianamente impegnati nel fronteggiare l’emergenza migranti. Sono intervenuti a Ventimiglia, ma anche in Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Emilia Romagna, Lombardia. E anche sulle coste della Sicilia. Tanti sono i volontari, altrettante le persone assiste: 130mila.
Un numero che ritorna. Persone che hanno nomi, cognomi e storie di sofferenza da raccontare. La Croce Rossa, mettendo in campo oltre 3mila operatori in oltre 60 sedi territoriali, ha garantito vitto, alloggio e presidi sanitari.
A Expo sono stati presentati i primi dati della “Map Journal”, un’applicazione basata sul servizio di mappe in cloud che la Cri ha realizzato - insieme con Esri Italia - per lo sviluppo di sistemi Gis (Geographic information system). “Raccogliamo questi dati in modo da poter migliorare la nostra capacità di risposta, facendo analisi e previsioni sul lungo periodo” puntualizza il presidente della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca.
Scorrendo la mappa si scopre che Augusta, sulla costa siciliana orientale, con ventimila arrivi da gennaio scorso è il principale punto di approdo. Segue Reggio Calabria (16mila arrivi). Giugno è invece il mese dell’anno in cui si sono registrati più sbarchi.
Con quasi 85mila arrivi la Sicilia è la regione che ha più risposto in termini di accoglienza e assistenza dall’inizio del 2015. “Grazie alla Guardia Costiera, alla Marina militare, al Ministero della Salute e ai medici della sanità marittima non ci siamo mai sentiti soli” commenta il presidente della Cri Sicilia, Rosario Valastro.
La Croce Rossa, allo sbarco, si è inoltre dotata del servizio aggiuntivo restoring family link (RFL). Un sistema che a Catania è stato ufficialmente riconosciuto attraverso un protocollo siglato con la Prefettura. Si tratta di un’attività nata in tempo di guerra per cercare di ristabilire i legami familiari interrotti da un conflitto, ma che negli anni si è evoluta trovando applicazione anche in situazioni differenti, come quelle emerse con il fenomeno migratorio. A rendere possibile questo servizio ci sono 12 volontari (mediatori, psicologi, interpreti, assistenti legali).

red/gt