Curare i traumi dell'emergenza
Ecco gli Psicologi per i Popoli

Luigi Ranzato, fondatore e presidente della Federazione "Psicologi per i Popoli", spiega l'attività delle associazioni riunite sotto questo nome: sostegno alle vittime e ai soccorritori in caso di calamità ed emergenze

Un evento catastrofico può avere un forte impatto psicosociale, sia per le vittime dell'evento stesso, sia per i soccorritori, a loro volta vittime dell'evento traumatico. In caso di calamità ed emergenza è quindi importante fornire il massimo sostegno al benessere psicosociale delle persone colpite, e di questo si occupano gli psicologi volontari.

Ilgiornaledellaprotezionecivile.it ha intervistato Luigi Ranzato, fondatore e presidente della Federazione Psicologi per i Popoli, la principale organizzazione di volontariato nell'ambito della psicologia dell'emergenza. Come ha spiegato Ranzato,
nelle situazioni di emergenza la psicologia "interviene sempre a sostegno di altre organizzazioni, integrandosi in altri progetti". In questo senso, il sisma che ha colpito l'Abruzzo il 6 aprile 2009 è un ottimo esempio delle attività svolte dagli Psicologi per i Popoli. Sono intervenuti circa 400 psicologi, e "le attività svolte si sono articolate su tre diversi livelli, legati alle diverse fasi dell'emergenza: psicologicamente non si opera sempre nello stesso modo" - ha spiegato Luigi Ranzato. Nella prima fase, il giorno dopo il sisma, gli psicologi si sono occupati della promozione del benessere psicosociale dei sopravvissuti, "collaborando nei Posti Medici Avanzati in sinergia con i medici, a sostegno delle famiglie, ad esempio accompagnando le persone all'obitorio per il riconoscimento dei morti". La seconda fase di attività ha visto gli psicologi collaborare negli ambiti gestionali dell'emergenza: "il lavoro è stato fatto nelle tendopoli, seguendo il modello psicosociale. In questa seconda fase la psicologia si integra alle altre attività per rispondere ai bisogni primari delle persone". Ranzato ha sottolineato l'importanza dell'ottica psicosociale di questi interventi: "Non si interviene sulle patologie" - ha spiegato - "l'insonnia o gli incubi sono reazioni normali in situazioni anormali come quelle emergenziali. Ma gli psicologi in questi casi devono fornire il massimo sostegno al benessere psicosociale delle persone". Infine, nella terza fase gli psicologi intervengono a sostegno dei soccorritori, "ad esempio per i Vigili del Fuoco che hanno estratto corpi dalle macerie. Dopo eventi come questi serve un appoggio per poter riflettere su quello che è successo".

La Federazione Psicologi per i Popoli è nata nel 1999 e da due anni è iscritta nell'elenco delle Organizzazioni di Volontariato del Dipartimento della Protezione Civile. La Federazione, che conta circa 500 iscritti, è attualmente composta da 25 associazioni, giuridicamente autonome a livello regionale e provinciale: si tratta di "gruppi di psicologi che si costituiscono autonomamente per diventare poi delle associazioni di volontariato".

Gli psicologi dell'emergenza agiscono sia a livello nazionale che internazionale, e per Luigi Ranzato è fondamentale la "caratterizzazione internazionale" di questa specifica attività di volontariato, già insita nel nome stesso della Federazione e nella decisione di istituirla: Psicologi per i Popoli è infatti nata in seguito all'esperienza vissuta da Ranzato stesso in Rwanda dopo il genocidio. Due associazioni della Federazione sono legate a questo aspetto internazionale: Psicologi nel Mondo-Torino, che è composta da un "gruppo di colleghi che lavora in un progetto per la cooperazione allo sviluppo in El Salvador, operando in sinergia con un'organizzazione internazionale"; e Psicologi per i Popoli nel Mondo, un gruppo che "raccoglie quegli psicologi che hanno già lavorato all'estero, in particolare in organizzazioni non governative, cercando di tenere insieme l'expertise, le competenze e le esperienze che hanno già fatto questi psicologi all'estero".

Con più di dieci anni di lavoro ed esperienza, gli Psicologi per i Popoli si stanno "innestando nella macchina della Protezione Civile, sia a livello nazionale come Federazione, sia ai diversi livelli regionali, lavorando in stretta collaborazione con le altre associazioni di volontariato che compongono la struttura operativa di protezione civile".



Elisabetta Bosi