Dai geoneutrini informazioni su terremoti ed eruzioni

Provata l'esistenza della particella di antimateria finora solo ipotizzata

L'esperimento Borexino, collaborazione internazionale avvenuta nei laboratori del Gran Sasso dell'Istituto nazionale di fisica nucleare, ha consentito per la prima volta di rivelare la presenza del 'geoneutrino', la minuscola particella di antimateria generata dalle reazioni che avvengono all'interno del mantello terrestre, la cui presenza era stata finora solo ipotizzata. Lo scopo dello studio è quello di avere maggiori informazioni sulla distribuzione dell'energia termica nel mantello terrestre e sui movimenti connettivi che sono la causa delle eruzioni vulcaniche e degli spostamenti delle placche tettoniche, causa dei terremoti.
 
I geoneutrini trasportano informazioni importantissime anche per milioni di chilometri senza essere rallentati o deviati dagli ostacoli che incontrano, avendo una scarsissima interazione con la materia, essendo senza carica e quasi senza massa come i loro 'parenti' di materia, i neutrini. Così come in ogni istante i neutrini provenienti dallo spazio attraversano il nostro corpo e il pianeta senza essere da noi  percepiti, i geoneutrini partono dal centro della terra per fare milioni di chilometri attraversando tutta la materia che incontrano.

Grazie all'utilizzo di tecnologie innovative, che consentono di rilevare la radioattività naturale anche a livelli estremamente ridotti, si è riusciti ad isolare questa particolare forma di radioattività terrestre, distinguendola da altre presenti in natura, come quella dovuta ai raggi cosmici o ad altri tipi di radiazioni.
Il loro studio rimane però estremamente difficoltoso, e per avere una quantità di dati sufficiente all'elaborazione di conclusioni statistiche ci vorrà ancora tempo (finora si è riusciti ad intercettare un segnale dei geoneutrini ogni mese e mezzo) e l'esperimento proseguirà per ancora due o tre anni.
I dati ottenuti finora hanno già comunque permesso di rivoluzionare una delle teorie sul funzionamento del centro della terra, considerato come una specie di 'reattore nucleare'. Come spiega Gianpaolo Bellini coordinatore dell'esperimento e portavoce del pool internazionale "Questa teoria si può oggi escludere con certezza - continua Bellini -. Continuiamo a non sapere esattamente quanto dell'energia termica contenuta nella Terra, dai 31 ai 44 Terawatt, cioè migliaia di miliardi di Watt, sia dovuta al decadimento radioattivo di elementi presenti nel mantello. Possiamo già dire però che il contributo di tali decadimenti varia dal 50% al 100 per cento"


(red)