Paolo Cappadona, Consigliere nazionale CNG

DDL difesa suolo, la contrarieta' dei geologi: ''Si faccia una norma ad hoc''

Il Consiglio nazionale dei geologi ha espresso netta contrarietà al disegno di legge (collegato alla legge di stabilità 2014) che prevede l'accorpamento delle Autorità di bacino di rilievo nazionale e la loro trasformazione in Autorità di distretto. Paolo Cappadona, consigliere nazionale del CNG, ce ne spiega le ragioni

Un "profondo dissenso" nei confronti del Disegno di Legge "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali" era stato espresso qualche giorno fa dal Consiglio nazionale dei geologi che, per voce del suo Presidente Gian Vito Graziano e del Consigliere Nazionale Paolo Cappadona definiva il Ddl "una delusione cocente" e puntava il dito, in particolar modo, contro l'istituzione delle "Autorità di distretto".
Nella sua attuale formulazione infatti, il Ddl -  affermano i geologi - "conferma ed aggrava i macro accorpamenti delle Autorità di Bacino di Rilievo Nazionale trasformandole in Autorità di Distretto, la cui operatività viene poi rimandata alla successiva emanazione di decreti attuativi, in attesa dei quali verranno azzerate le strutture direttive delle Autorità di Bacino e sostituite da Commissari ad acta di nomina del Ministro dell'Ambiente". Ad oggi, il territorio nazionale  è nella competenza delle Autorità di bacino di rilievo nazionale solo per il 37% dell'estensione, mentre per il restante 63% l'assetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo è in capo alle Autorità di bacino interregionali e regionali. Per capirne di più, abbiamo posto al consigliere nazionale  Paolo Cappadona qualche domanda.

Dott Cappadona, quali sono oggi le competenze affidate alle Autorità di Bacino di Rilievo Nazionale, interregionale e regionale?
"Le Autorità di Bacino sono enti pubblici istituiti con la legge 183/89 poi abrogata dal TU Ambiente 152/2006 mai attuato. Ai sensi della citata norma quadro di riferimento ciascuna Autorità di Bacino (sia essa di rilievo nazionale, interregionale o regionale in funzione dell'estensione territoriale dei bacini di competenza) è preposta al governo unitario dei bacini idrografici di competenza indirizzando, coordinando e controllando le attività di pianificazione e programmazione ed attuazione di interventi finalizzati alla conservazione e la difesa del suolo da tutti i fattori negativi di natura fisica ed antropica; al mantenimento e la restituzione, per i corpi idrici, delle caratteristiche qualitative richieste per gli usi programmati; alla tutela delle risorse idriche e la loro razionale utilizzazione; alla tutela degli ecosistemi, con particolare riferimento alle zone di interesse naturale, generale e paesaggistico. Ancora oggi l'intero assetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo è in capo alle Autorità di bacino, a cui norme successive hanno assegnato anche compiti e funzioni ulteriori rispetto a quanto previsto dalla stessa l. 183/1989. Su tutto è utile ricordare i compiti che la normativa tecnica di settore emanata a seguito dei luttuosi fatti di Sarno (1998) e Soverato (2000), ha assegnato alle Autorità di Bacino: redazione dei Piani Stralcio per l'Assetto Idrogeologico - PAI; imposizione e gestione dei vincoli di inedificabilità sulle aree perimetrate a rischio elevato o molto elevato; programmazione degli interventi di messa in sicurezza in regime ordinario basata su criteri oggettivi legati al livello di rischio individuato".

Perché siete contrari alle Autorità di distretto?
"Non siamo pregiudizialmente contrari alle Autorità di Distretto. Riteniamo però che il loro assetto organizzativo, per come formulato nel testo di Legge in questione, travisi i presupposti tecnici di adeguamento alla Direttiva Comunitaria 2000/60 a cui si richiama, e sia funzionale a logiche corporative e di interesse economico piuttosto che alla efficacia del sistema. La l. 183/1989 introduceva per la prima volta il concetto di bacino idrografico quale "il territorio dal quale le acque pluviali o di fusione delle nevi e dei ghiacciai, defluendo in superficie, si raccolgono in un determinato corso d'acqua direttamente o a mezzo di affluenti, nonché il territorio che può essere allagato dalle acque del medesimo corso d'acqua, ivi compresi i suoi rami terminali con le foci in mare ed il litorale marittimo prospiciente". La Direttiva Comunitaria 2000/60 ha invece introdotto, come unità fisica principale per la gestione dei bacini idrografici, il concetto di distretto idrografico quale "area di terra e di mare, costituita da uno o più bacini idrografici limitrofi e dalle rispettive acque sotterranee e costiere". Si passava così dal concetto di bacino idrografico quale entità fisica di territorio all'interno della quale era necessario provvedere alla pianificazione e programmazione unitaria e coerente, al concetto di distretto idrografico come unità fisica che poteva (e non doveva) comportare l'accorpamento di bacini limitrofi in funzione della necessità di gestione e razionalizzazione della risorsa idrica (dunque eventuale accorpamento di bacini idrografici tra i quali potessero verificarsi interscambi idrici superficiali o sotterranei). A fronte di tale fondamento tecnico il Dlgs 152/2006 (ripreso quasi integralmente dal disegno di Legge all'attenzione del Parlamento) ha operato accorpamenti incomprensibili cancellando di fatto tutti i bacini regionali ed interregionali e suddividendo il territorio nazionale in macro aree senza alcun riferimento tecnico-scientifico come invece anche la Direttiva Comunitaria 2000/60/CE imponeva".

Quali ritenete saranno le conseguenza pratiche sulla  difesa del suolo dopo l'approvazione del Ddl?
"Pur ammettendo inefficienze, ritardi organizzativi, conflittualità di competenze, non si può non riconoscere che oggi nel nostro Paese, l'attuale assetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo, che ha il suo perno fondamentale nelle Autorità di Bacino di rilievo Nazionale, Interregionale e Regionale, rappresenti un presidio tecnico fondamentale a tutela della residua integrità fisica del territorio. Proprio a seguito della citata normativa di settore emanata a seguito dei luttuosi fatti di Sarno (1998) e Soverato (2000) si sono adeguate le dotazioni organiche delle segreterie tecniche delle Autorità che oggi prevedono al loro interno la presenza di geologi, ingegneri architetti con competenze specifiche. Queste professionalità rappresentano oggi un patrimonio tecnico di competenze e professionalità di elevato valore che inevitabilmente rischieremmo di disperdere con l'assetto organizzativo disegnato dalla legge in via di approvazione. Dal punto di vista pratico e funzionale poi non si capisce come si possa garantire ad esempio la capillarità dei controlli sul territorio, per come attualmente strutturata, a seguito dei macro accorpamenti tecnici ed amministrativi previsti dal disegno di Legge".

Quali saranno i compiti delegati ai commissari in attesa della definizione dell'operatività delle Autorità di distretto?
"L'aspetto più sconcertante del Disegno di Legge in questione è proprio questo: l'articolo 63 del decreto legislativo n. 152 del 2006 ha previsto l'istituzione delle Autorità di bacino distrettuale rimandando però la loro attivazione all'emanazione di un apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Constatata l'impossibilità a pervenire in tempi brevi all'emanazione di tale decreto, in via transitoria sono state quindi prorogate le Autorità di bacino di rilievo nazionale istituite ai sensi della legge n. 183 del 1989, alle quali è stato assegnato il ruolo di coordinamento delle attività di pianificazione nel relativo territorio di competenza. Questo regime transitorio ha consentito (e sta consentendo) di dare attuazione al quadro normativo europeo in materia di acque (direttiva quadro acque e direttiva alluvioni). L'attuale proposta normativa rimanda ancora una volta alla successiva emanazione di decreti attuativi del Presidente del Consiglio dei Ministri, la definitiva operatività delle Autorità di Distretto. Ora non si capisce perché oggi si avrebbe la presunzione di arrivare all'emanazione di tali decreti in tempi brevi se non ci si è riusciti negli ultimi otto anni! Ma vi è di più! Il disegno di Legge prevede nella fase transitoria (destinata a nostro avviso a durare a lungo) il definitivo azzeramento delle strutture direttive delle Autorità di Bacino da sostituire con Commissari nominati ad hoc. Dunque la prospettiva di una lunga fase di gestione commissariale con la cancellazione di qualsiasi attività concertativa (l'assetto attuale delle Autorità di Bacino prevede all'interno dei Comitati Istituzionali la presenza di tutti gli enti locali deputati alla gestione del territorio). Tutto ciò non può trovarci d'accordo".

Voi invece cosa proponete per la difesa del suolo?
"Noi riteniamo innanzitutto che la Difesa del Suolo vada stralciata nel suo complesso dalla proposta di Legge in questione che riguarda la revisione del Dlgs. 152/2006, e debba essere invece oggetto di specifico provvedimento normativo. Troppi gli aspetti particolari da approfondire e coordinare tra loro. Un provvedimento che dovrebbe comunque affondare le sue radici nella L. 183/89 che, seppur datata, conserva la valenza assoluta del suo impianto tecnico-normativo. Restiamo convinti che solo il controllo capillare del territorio, operato da tecnici specializzati (in questa direzione si muove la proposta di legge sul "geologo di zona" che abbiamo promosso ed attualmente all'esame del parlamento) possa garantirci il contrasto all'attuale insostenibile ed irresponsabile uso del suolo alla base delle tante catastrofi che siamo purtroppo chiamati a commentare quotidianamente. E siamo decisamente contrari a qualsiasi approccio emergenziale ritenendo convintamente che solo la prevenzione in regime ordinario possa consentire di raggiungere l'obiettivo prioritario della messa in sicurezza del territorio evitando sprechi di risorse economiche e tecniche. Su queste basi siamo disponibili ad offrire tutta la nostra collaborazione e la nostra esperienza".


Patrizia Calzolari