Lorenzo Dellai

Dellai: no alla riduzione della protezione civile

Intervista a Lorenzo Dellai, presidente della Provincia autonoma di Trento e del Comitato paritetico Stato-Regioni-Enti Locali

La temperatura della giornata di apertura degli Stati generali del volontariato era alta. Il mondo della protezione civile, volontari in testa, aspettava di ascoltare le parole del Presidente del Consiglio, sen. Mario Monti sul tema della riforma della protezione civile. Tutti attentissimi e combattivi, volontari e rappresentanti degli Enti Locali.

Facciamo un piccolo salto indietro nel tempo. Dal mese scorso giravano rumors sull'esistenza di una bozza di un decreto di riforma della protezione civile, bozza tutta ministeriale. La riunione d'insediamento del Comitato paritetico Stato-Regioni-Enti Locali (4 aprile u.s.) pare sia finita con una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio che esprimeva una forte preoccupazione proprio dovuta a quei rumors. Per quanto si conosce, le preoccupazioni espresse nella lettera a firma di Lorenzo Dellai, presidente del Comitato, e condivisa da tutti i componenti, erano legate in primis al metodo: si contestava l'assenza di confronto con Regioni, Province e Comuni e l'impiego di uno strumento del decreto. Il dodici aprile l'agenzia di stampa Il Velino anticipava i contenuti della bozza con lo schema di riforma della protezione civile. I rumors non erano più solo rumors. Dalla lettera in poi vi è stata una intensa attività di confronto tra il Governo e i rappresentanti degli Enti locali.

Poi è arrivato l'intervento di ieri del presidente Monti. Dal punto di vista del metodo ha un po' rasserenato gli animi: il progetto di riforma era stato approvato in mattinata in via preliminare (e qui sta la chiave del passaggio) dal Consiglio dei ministri ma l'approvazione definitiva avverrà dopo un passaggio in Conferenza Stato-Regioni. Tuttavia il premier ha accuratamente evitato le parole decreto e disegno: il nodo sembra quindi ancora non completamente sciolto e questo glissare del premier lascia qualche perplessità nel sistema della protezione civile. Dal punto di vista del contenuto, le parole di Monti hanno confermato qualche timore esistente: in particolare quelli sulle delle deleghe al Ministro dell'Interno.


Ieri sera abbiamo raggiunto via telefono Lorenzo Dellai, presidente della Provincia autonoma di Trento e presidente del Comitato paritetico per chiedergli la sua opinione.

"Intanto questa mattina (ieri ndr) è stata approvata dal CdM una proposta di riforma e non la riforma. E' bene chiarirlo - esordisce Dellai e prosegue - Sul tema del metodo è positivo che il Governo abbia rinunciato a emanare un decreto ovvero una riforma immediatamente vigente. Le Regioni e i Comuni hanno insistito moltissimo nei giorni scorsi, il presidente Errani in prima persona a nome di tutti noi, perché si rinunciasse alla via del decreto per predisporre invece una bozza di disegno di legge con la possibilità di poter discutere ed esaminare la norma per costruirla insieme. Dal punto di vista del metodo questo percorso è molto importante perché la protezione civile è una materia condivisa, non è riservata solo allo Stato.



In questo caso la forma, il metodo è sostanza?

Si. Nella protezione civile vi è una forte corresponsabilità dello Stato, delle Regioni e dei Comuni in una logica di sussidiarietà e per questo c'è la necessità che le modifiche del sistema siano il frutto di una discussione comune, di una condivisione del sistema. Questo è un punto di metodo ma anche di sostanza


Sui contenuti delineati nella proposta qual'è la sua opinione?


Voglio sottolineare due punti. Il primo è che sicuramente condividiamo la necessità di una riforma, di un ripensamento della protezione civile, anche in relazione alle difficoltà finanziarie. Oltre questo aspetto, sappiamo anche noi che forse in passato ci sono state delle diciamo "patologie" del sistema: la dilatazione a volte eccessiva dei tempi delle emergenze o la dilatazione dei campi di applicazione della protezione civile. Quindi siamo anche noi dell'idea che è giusto ripensare, porre mano alla legge in vigore. Il secondo è che non possiamo però passare da un estremo all'altro. Se in passato si è dilatato troppo non possiamo adesso per converso, con una specie di logica del pendolo, buttare a mare la protezione civile.

In che senso?


Non possiamo ridurla a una cosa di breve momento per l'emergenza, a una funzione per i casi di salvataggio estremo, senza occuparci di ciò che c'è prima e di ciò che c'è dopo quell'emergenza. Per evitarlo stiamo elaborando delle nostre proposte che presenteremo al governo nella conferenza stato regioni del prossimo 19 aprile.



Qualche anticipazione sulle vostre proposte?


Nessuna. Lunedi prossimo avremo la riunione della nostra commissione, e ci confronteremo anche con l'associazione dei comuni. Poi ne parleremo il 19





Qualcosa però può dirci...


Ci faremo carico del doveroso richiamo che il Governo fa per una rivisitazione della norma, ma non daremo mai il nostro assenso ad una riduzione della protezione civile ad un qualcosa che si limiti a cercare di salvare le persone nei momenti di picco dell'emergenza senza dare continuità sia alla prevenzione che alla riparazione degli eventi attraverso un principio di sistema. E' così che deve essere la protezione civile, lo abbiamo sempre detto.

L'orientamento verso la delega al Viminale non è ben vista dal Volontariato. Quando nello scorso novembre circolò la prima ipotesi in merito si levarono diverse voci contrarie, tra cui il disappunto della Consulta nazionale. Quale è la sua, la vostra, posizione?

La protezione civile si basa su due architravi, due pilastri portanti. Il primo è che i primi attori della protezione civile devono essere i cittadini. Non esiste protezione civile se non in presenza di un forte volontariato organizzato, formato ed efficiente. Questo è il primo pilastro di un modello europeo della protezione civile. Dobbiamo ancora fare molta strada in Italia perché da un lato abbiamo una grande disponibilità di risorse umane, e gli stati generali del volontariato lo dimostrano, dall'altro pero è un volontariato che è quasi avulso dagli schemi operativi e dai sistemi decisionali. Quindi, tranne alcune eccezioni, dobbiamo ancora costruirlo questo sistema integrato tra l'ambito degli operatori permanenti che hanno bisogno del volontariato organizzato e il volontariato stesso.
Il secondo architrave è un sistema veramente e profondamente ispirato al principio di sussidiarietà istituzionale: c'è un compito dello Stato, delle Regioni e dei Comuni perché questa filiera istituzionale possa funzionare secondo un principio di omogeneità, responsabilità e coerenza. E' del tutto evidente che, per quanto riguarda lo Stato, la collocazione naturale della protezione civile non può che essere in seno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri in quanto collocazione trasversale a tutti gli apparati e idonea a garantire questo patto istituzionale forte tra Stato, Regioni e Comuni.


Luca Calzolari