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Dieci anni dall'Aquila, Uncem: "serve nuova gestione delle emergenze"

Marco Bussone, presidente dell'Uncem, scrive una lettera aperta in cui auspica un cambiamento nell'approccio alle emergenze: "I Comuni devono essere il fulcro di prevenzione e azione"

In occasione del decimo anniversario del terremoto dell’Aquila, Marco Bussone, presidente dell’Uncem, Unione nazionale Comuni, Comunità ed Enti montani, coglie l'occasione per scrivere una lettera aperta alle istituzioni e ai cittadini – una lettera che è sia una richiesta che una pretesa di responsabilità, particolarmente significativa perché nasce in questa occasione, il decennale del sisma, nella quale “ricordare, riflettere, provare a fare qualche analisi che metta al centro l'Italia e le sue aree interne, l'Italia fragile, la forza dei territori, la coesione e i rapporti tra montagne e zone urbane”. Temi diventati di recente cuore di moltissime riflessioni, che richiedono attenzione politico-istituzionale.

Nel ricordare il cordoglio dell'Aquila per i 309 morti, per le tante ferite in decine di paesi e città dell'Abruzzo, Marco Bussone ha sottolineato come “negli ultimi decenni molte altre, troppe tragedie hanno interessato l'Italia. Prima il terremoto nell'Umbria, poi l'Aquila, Amatrice e il terremoto di Norcia, Rigopiano, l'Emilia, Viareggio, San Giuliano di Puglia, Civita. Uncem ha incontrato molti di quei Sindaci e Amministratori di Comuni interessati da disastri naturali". Ogni volta, attraverso ascolto e dialogo, "abbiamo voluto sottoscrivere un nuovo patto con il Dipartimento della Protezione Civile guidato da Angelo Borrelli, per confermare che i Comuni sono il fulcro di ogni iniziativa di prevenzione e poi di azione in caso di emergenza. Alla luce dell'accordo, anche Uncem farà la sua parte, tra formazione e attività istituzionale con tutto il sistema montagna”.

Dopo aver visitato Norcia e altri paesi dell'Appennino dieci giorni fa, dopo aver visitato Fontecchio e i borghi della Valnerina completamente ricostruiti dopo il sisma del 1997, il presidente di Uncem racconta di “situazioni diverse nei tempi e nelle modalità di intervento, ma con un filo rosso che le unisce. Il terremoto ha indubbiamente accelerato processi di abbandono e spopolamento che l'Italia delle aree interne registra, lenti e costanti, da almeno cinquant'anni. E dunque impone a chi ha responsabilità politiche e istituzionali di pensare subito adeguati modelli di intervento, a strategie e risorse”.

“A Fontecchio, la Sindaca Sabrina Ciancone evidenzia da tempo come occorra un modello di rigenerazione del borgo che guardi oltre la sola (importante) ricostruzione delle case e degli spazi pubblici. Ospita già l'unico Spazio della Memoria del terremoto del 2009, uno scrigno dove la memoria va oltre il ricordo. Ma attorno, nel borgo, tante case sistemate, chiuso il cantiere, sono state messe in vendita o in affitto. Il borgo finisce per essere vuoto, ma aperto all'innovazione. Ripensare modelli di presenza e azione della comunità - non certo solo a Fontecchio - è prioritario.

Così a Norcia. Il centro storico non ha più macerie a terra ma ha bisogno di vita e - anche qui - di una comunità viva. Il Sindaco Nicola Alemanno insiste sulla necessità di riabitare, che è diversa da ricostruire. Chiede semplificazione, fiscalità differenziata con l'introduzione di una zona franca urbana ad esempio, la capacità di attrarre imprese e garantire posti di lavoro. Le banche devono sostenere questo processo, per creare aziende nella valle, anche tra i borghi della Valnerina”.

“Su tutt'altro fronte – prosegue Bussone – va rilevato che troppi Sindaci e Amministratori sono stati purtroppo coinvolti in procedimenti penali avviati da una magistratura molto solerte nell'individuare responsabilità. Servono nuovi paradigmi. Uncem ha condiviso il percorso avviato dal Dipartimento nazionale della Protezione civile al fine di rendere più efficace la comunicazione dell'emergenza (e di altri provvedimenti dei Sindaci) ai cittadini, responsabilizzando maggiormente chi vive o fruisce del territorio, e di avere un'unica piattaforma nazionale di allertamento, la nascente ITalert. Anche i Piani di protezione civile, come scritto nel Codice, devono essere accessibili e leggibili da tutti, costruiti anche in scala sovracomunale e in dialogo - ad esempio - con i Piani regolatori comunali e i Piani di gestione forestale. Vaia obbliga a ripensare la pianificazione anche unendo la componente territoriale italiana fatta di 11 milioni di ettari di bosco”.

Ma non c'è solo da definire un buon nuovo Decreto sulla ricostruzione delle aree terremotate del centro-Italia nel 2016 e nel 2017: Uncem infattti auspica che “il Governo e il Parlamento possano definire in tempi adeguati un Testo unico sulla gestione delle emergenze. Oggi non abbiamo questo testo che unito a strumenti di prevenzione è importantissimo per i nostri Comuni. Lo è anche il Sismabonus - bene l'estensione alle zone 2 e 3 prevista nel DL Crescita, ma servono più risorse e una struttura di snodo come CasaItalia - come lo devono essere altri mezzi per accelerare gli interventi su edifici pubblici e sui beni culturali, storici, ecclesiali, sui quali la ricostruzione, dopo i terremoti del 2009 e gli eventi di due anni fa, è comunque troppo lenta”.

I borghi ricostruiti dovranno dunque “essere spazio di vita, di impresa, di socialità, di comunità. Molti Sindaci stanno promuovendo ad esempio la nascita di Cooperative di comunità, di spazi per co-housing e co-working, altre occasioni di interazione e benessere in luoghi che hanno anche 800 anni di storia. Si punta su innovazione, digitalizzazione, blue e green economy. Ci aiuta la Strategia nazionale per le aree interne, che interessa alcune aree del cratere, che deve essere accelerata nella pianificazione e nella spesa, estesa a tutte le aree montane e interne del Paese, grazie a uno specifico Programma operativo nazionale che Uncem chiede al Governo di inserire nell'accordo di partenariato con l'Europa per la programmazione 2021-2027. La Snai - come hanno affermato Ermete Realacci ed Enrico Borghi in tante occasioni, oltre che Fabrizio Barca - agevola percorsi per ricostruire non "dov'era, com'era", bensì "dov'era, come sarà". In questa direzione deve rientrare la piena attuazione - da parte di Governo e Parlamento - della legge 158-2017 sui piccoli Comuni e sui borghi. Senza infilarsi in nuova burocrazia, la 158 è la cornice di azioni legislative regionali specifiche. Insiste sul lavoro che insieme i Comuni - non solo nel post-emergenze - devono fare per costruire opportunità di sviluppo economico, attrazione degli investimenti, e riorganizzazione dei servizi pubblici, scuole, trasporti, sanità, nelle Alpi e negli Appennini. Evitando prevalgano municipalismi ed esasperata burocrazia.

Sottoporremo queste e altre considerazioni e analisi al Presidente Conte, al Governo e ai Parlamentari. Con la volontà di essere chiara voce ed efficace supporto dei Sindaci e delle comunità”.

red/gp

(Fonte: Uncem)