Fonte sito Greenpeace

"Difendiamo il mare", conclusa la spedizione di Greenpeace

Un viaggio lungo il Mare Adriatico per lottare contro l'inquinamento da plastiche e microplastiche e in generale sensibilizzare sulla crisi climatica in atto

Si è conclusa con la liberazione di Enea, la tartaruga marina curata presso il Centro di recupero dell’Area marina protetta di Torre Guaceto (BR), in Puglia, la spedizione di ricerca “Difendiamo il Mare” di Greenpeace.

La plastica
Purtroppo del viaggio gli attivisti ricordano soprattutto i rifiuti di plastica incontrati: "La maggior parte degli esemplari che ogni anno vengono recuperati in mare allo stremo e sottratti a morte certa hanno ingerito rifiuti di plastica. D’altronde, navigando in Adriatico con la barca Bamboo – messa a disposizione dalla Fondazione Exodus di Don Mazzi – anche quest’anno abbiamo visto tanta plastica galleggiare a pelo d’acqua. Plastica che le tartarughe possono scambiare per cibo". In tre settimane di viaggio attraverso l'Adriatico centro meridionale, da Ancona a Brindisi, passando per le isole Tremiti la barca a vela è stata anche accompagnata da diverse specie di animali: dalle berte, che nidificano proprio alle Tremiti, ai tursiopi e persino da un branco di tonni. Ma Greenpeace constata che anche in questi paradisi naturali la plastica è sempre presente.  





Il riscaldamento climatico

Oltre ad analizzare la plastica che galleggia in superficie il team di Greenpeace si è concentrato anche sulla presenza di microplastiche lungo la colonna d'acqua e sulla misurazione della temperatura fino in profondità. "Con i nostri sub abbiamo documentato la bellezza e la fragilità degli organismi che popolano i fondali: anche in questi mari gli impatti del cambiamento climatico rischiano di farci perdere tesori inestimabili. Cambiamento climatico a cui la produzione di plastica è strettamente interconnessa, dato che il 99% di questo materiale viene prodotto a partire dal petrolio e dal gas fossile, generando impatti negativi non solo sull’ecosistema marino, ma anche sulle comunità che vivono vicino agli impianti di produzione" raccontano gli attivisti.

L'Impegno
Dall'altro lato, sottolinea l'associazione, sono stati numerosi i volontari di diverse associazioni che hanno aiutato e sostenuto la "battaglia" di Greenpeace pulendo le spiagge insieme all'equipaggio della spesizione "Difendiamo il mare" nell'area marina protetta di Torre Guaceto (BR) e a Bari con grande entusiasmo e partecipazione. "Arrivati al quarto anno della spedizione “Difendiamo il Mare,” si è creata un’alchimia tra diversi i soggetti che la portano avanti; oltre a noi l’Università politecnica delle Marche, il CNR-IAS di Genova, il DiSTAV dell’Università di Genova e la Fondazione Exodus. Siamo diventati una squadra affiatata più che mai" raccontano dalla Bamboo. L'equipaggio ha inoltre potuto lanciare dalla barca un appello al governo e al ministro della Transizione Ecologica "affinché la direttiva europea sulla plastica monouso sia recepita senza se e senza ma nel giorno della sua entrata in vigore. Ancora stiamo aspettando, l’Italia è vergognosamente in ritardo" spiegano da Greenpeace. La campagna "Difendiamo il mare" non finisce con la fine del viaggio in barca a vela, Greenpeace infatti invita chi dovesse vedere rifiuti in plastica in mare o sulla costa, a segnalarli: anche quest’anno infatti il servizio Plastic Radar di Greenpeace è attivo su Whatsapp (+39 342 3711267).

red/cb
(Fonte: Greenpeace)