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Disabilità in emergenza:
l'importanza dei volontari

Soccorso ai disabili in emergenza e supporto nei grandi eventi: intervista ad Anna Raccuja, vice presidente di ABCeD - Associazione Bambini Cerebrolesi e Disabili

In caso di disastri e in occasione di grandi eventi, le persone con disabilità necessitano di attenzioni e assistenza particolare. È un tema di cui si parla poco: noi l'abbiamo affrontato con Anna Raccuja, vice presidente dell'associazione ABCeD - Bambini Cerebrolesi e Disabili, che si occupa della disabilità infantile sia nelle emergenze che nei grandi eventi.

Com'è nata l'associazione ABCeD?
"Nella maggior parte dei casi, le associazioni che si occupano di disabilità infantile nascono in seguito all'arrivo in una famiglia 'normale' di una persona disabile. Dopo lo shock iniziale, questa situazione crea i presupposti per capire come aiutare. Io ho una nipotina disabile a causa di un errore medico al momento del parto: la bambina è sana, ma al momento del parto ha avuto quella che si chiama 'asfissia da parto' ed è rimasta cerebrolesa. Girando per capire come aiutarla abbiamo conosciuto tanti altri genitori che hanno bambini con problematiche di questo tipo e abbiamo cominciato a scambiarci consigli e sostegno. Da lì nacque l'idea di dare vita, nel 2000, a questa associazione".

L'associazione ABCeD è inserita nell'elenco delle associazioni di volontariato di Protezione Civile. Come si lega l'operato della vostra associazione alle attività di protezione civile?
"Il presidente di ABCeD Fabio Marino era già inserito come volontario nella Protezione Civile: portare l'associazione in protezione civile è stato un passo naturale. Come associazione abbiamo preso parte a diversi eventi, tra cui la venuta del Papa a Loreto, e in quell'occasione ci siamo resti conto che i disabili non sono stati ospitati nel modo consono alle loro esigenze e alle loro necessità. Questo ci ha fatto capire che per i disabili si fa poco, e abbiamo iniziato a partecipare agli eventi, portando il nostro contributo e il nostro supporto anche in situazioni con grandi masse di persone coinvolte. Il Comune di Potenza Picena (MC), dove abbiamo la sede, si è affidato a noi per qualunque tipo di situazione, e per noi è una grande soddisfazione pensare che anche in futuro - ad un'eventuale prossima venuta del Papa o in altre manifestazioni di una certa rilevanza - saremo una delle poche associazioni che si occupano di disabili".

Nella "Carta di Verona" sul salvataggio delle persone con disabilità in caso di disastri si sottolinea l'importanza di formare e addestrare tutti gli attori coinvolti in situazioni di gestione del rischio e nei processi di salvataggio.
"I nostri volontari entrano quotidianamente in contatto con persone disabili, quindi li sanno prendere, li sanno trattare, li sanno caricare, sanno come ospitarli...Chi ha un disabile in famiglia sa come comportarsi nei suoi confronti, quindi abbiamo cercato di dare anche ai nostri volontari, a chi non ha persone disabili in casa, quel tipo di formazione. Molti non sanno come trattarli, non instaurano quel rapporto umano che invece chi ha un disabile in famiglia è abituato ad avere. Abbiamo cercato di insegnare ai volontari il giusto modo di dialogare con loro, metterli a loro agio e non farli sentire diversi".

Come associazione avete preso parte anche a grandi emergenze, come ad esempio dopo il terremoto a L'Aquila?
"A L'Aquila non eravamo presenti perché la Regione Marche aveva già mandato le sue squadre. Probabilmente forse non c'era nemmeno ancora la conoscenza adeguata della nostra possibilità di aiutare. Noi avremmo voluto montare delle tende: anche lì c'erano - e ci sono stati in seguito - dei disabili, e avremmo voluto portare la nostra esperienza, ma non siamo stati chiamati. Forse hanno preferito valorizzare un piano di emergenza piuttosto che uno di sostegno. Però abbiamo preso parte a tanti altri eventi".

Ad esempio?
"Alcuni giorni fa c'è stato un grosso incidente in una delle più grosse fabbriche delle Marche. Non c'erano disabili, ma abbiamo comunque curato l'evacuazione delle abitazioni vicine, abbiamo fornito assistenza e altri tipi di sostegno. In qualunque settore andiamo a portare il nostro contributo, abbiamo volontari con un certo carisma e una certa forza. E poi ancora, abbiamo fatto una simulazione di un terremoto nelle scuole di Potenza Picena, con l'evacuazione dei bambini. Abbiamo fatto diverse cose in protezione civile: siamo nati come associazione per i bambini disabili, ma negli anni ci siamo allargati fino a diventare un comparto di oltre 40 persone pronte in qualunque momento a qualunque evenienza".

Secondo lei, a livello di dimostrazioni ed esercitazioni viene fatto abbastanza?
"Noi come gruppo abbiamo cercato di spingere in questo senso, ma prima di portare avanti noi questa tematica non eravamo stati invitati ad altre dimostrazioni sulla disabilità, ma solo a dimostrazioni in generale sull'emergenza. Noi invece abbiamo voluto affrontare questo discorso con i bambini nelle scuole e anche con i bambini disabili: in quella simulazione di terremoto con evacuazione c'erano anche bambini disabili, e questo ha permesso di far capire a tutti che loro avevano bisogno di altri parametri. Per quanto riguarda le Marche, prima della nostra iniziativa nessuno aveva fatto qualcosa di simile. Devo dire che non c'è grande conoscenza, è un settore importante che meriterebbe sicuramente uno sviluppo migliore.



Elisabetta Bosi