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Disastri atmosferici: 600 mila morti e 4,1 miliardi di feriti in 20 anni

Nove catastrofi su dieci sono causate da alluvioni, tempeste, ondate di caldo, siccità. Ben 6.457 eventi atmosferici che in vent’anni hanno causato più di 600 mila vittime. In anticipo su Cop21, ecco i dati dell’Onu

Oltre 600mila persone sono morte negli ultimi 20 anni a causa di disastri legati a eventi atmosferici. È quanto riportato dall'Ufficio delle Nazioni unite per la riduzione dei rischi di disastro (Unisdr), in un rapporto in cui viene affermato che il 90% delle principali catastrofi è stato causato da circa 6.457 eventi registrati come alluvioni, tempeste, ondate di caldo, siccità e altri fenomeni atmosferici. I cinque Paesi maggiormente colpiti sono stati la Cina, le Filippine, l'India, l'Indonesia e gli Stati Uniti, si legge nel rapporto. Il documento spiega che il conteggio delle vittime parte dalla prima conferenza dell'Onu sul cambiamento climatico (Cop1) del 1995 e aggiunge che altri 4,1 miliardi di persone sono state ferite, sono rimaste senza casa o in bisogno urgente di assistenza. Il rapporto anticipa di alcune settimane la seconda conferenza dell'Onu sul cambiamento climatico (Cop21), in programma a Parigi.
"Il meteo e il clima sono i principali elementi alla base del rischio di disastri e questo documento dimostra che il mondo sta pagando un caro prezzo in termini di vite umane perse" ha detto in un comunicato la direttrice dell'Unisdr, Margareta Wahlstrom. "Le perdite economiche rappresentano una grande sfida allo sviluppo per molti Paesi meno avanzati che lottano contro il cambiamento climatico e la povertà", ha aggiunto.
Il rapporto e le analisi in esso contenute, realizzati dall'Unisdr in collaborazione con il Centro per la ricerca sull'epidemiologia dei disastri (Cred, con sede in Belgio), mettono in evidenza i buchi nei dati sottolineando che le perdite economiche legate alle catastrofi naturali sono molto più alte rispetto ai 1.891 miliardi di dollari precedentemente registrati. Quella cifra rappresenta infatti in realtà il 71% delle perdite causate in 20 anni dai disastri atmosferici. Solo il 35% dei rapporti sulle catastrofi, si legge ancora nel documento, include informazioni sulle perdite economiche. Secondo l'Unisdr, il vero dato sul costo dei disastri naturali, inclusi terremoti e tsunami, è fra i 250 e fra i 300 miliardi di dollari all'anno.
"Sul lungo termine, un accordo a Parigi nella Cop21 sulla riduzione dei gas serra darà un contributo significativo all'arginamento dei danni e delle perdite causate da disastri in parte legati al riscaldamento globale e all'innalzamento dei mari", ha detto Wahlstrom. "Per il momento, c'è bisogno di ridurre il livello di rischio esistente ed evitare di crearne di nuovi, facendo in modo che gli investitori pubblici e privati siano a conoscenza dei pericoli e non espongano persone e beni finanziari in zone come pianure a rischio alluvione, linee costiere vulnerabili e in altre zone non adatte a insediamenti umani", ha aggiunto.
La direttrice del Cred, Debarati Guha-Sapir, ha detto che il cambiamento climatico, la variabilità del clima e gli eventi atmosferici rappresentano una minaccia al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile per eliminare la povertà, fissati a settembre dall'Onu e che rappresentano la traccia da seguire per lo sviluppo globale nei prossimi 15 anni. "Dobbiamo ridurre le emissioni di gas serra e affrontare gli altri fattori di rischio, come lo sviluppo urbano non pianificato, la degradazione ambientale e i buchi nei sistemi di primo allarme", ha detto Guha-Sapir. "Tutto ciò richiede che le persone vengano informate sui pericoli e che vengano rafforzate le istituzioni che gestiscono i rischi di disastro", ha aggiunto.

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