Domani 22 maggio Giornata Mondiale della Biodiversità

Per Legambiente l'anno internazionale della biodiversità è stato un fallimento

Nella Dichiarazione presentata  dalla Commissione Italiana UNESCO in occasione della Conferenza nazionale sulla Biodiversità, nell'ambito del tavolo tematico sulla Green Economy (Aula Magna del Rettorato del'Università di Roma "Sapienza") si è voluta sottolineare "l'urgenza di arrestare la perdita di biodiversità facendo leva in primo luogo sul mondo dell'educazione e della cultura, chiamato a orientare le scelte professionali come quelle politiche, quelle imprenditoriali come quelle più semplice e quotidiane dei cittadini, e a diventare così un alleato indispensabile nella costruzione di società più lungimiranti e armoniose, rispettose delle diversità tutte, siano esse biologiche o culturali."

Secondo il dossier  di Legambiente "Biodiversità a rischio", sono Cinquanta miliardi di euro l'anno, i costi derivanti dal degrado degli ecosistemi secondo le stime Ue. Nel verificare se sono state adottate tutte le misure necessarie per fermare la perdita di specie viventi, ci si accorge che la biodiversità gode di pessima salute: secondo l'ultimo aggiornamento della Lista Rossa della IUCN (l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) un terzo delle forme viventi nei vari ecosistemi del nostro pianeta è a rischio di estinzione, mentre per il Millennium Ecosystem Assessment (un progetto lanciato dalle Nazioni Unite nel 2000 per valutare le conseguenze che i cambiamenti degli ecosistemi hanno apportato al benessere dell'umanità) circa i due terzi degli ecosistemi nel mondo sono in declino.

I principali motivi della perdita di biodiversità sono: deforestazione, inquinamento industriale, desertificazione, cambiamenti di uso del suolo, introduzione di specie aliene, distruzione e frammentazione dell'habitat, riscaldamento globale. Le conseguenze sono devastanti non solo per le specie animali e vegetali, ma anche per l'uomo. I costi economici derivanti dal degrado degli ecosistemi è stato calcolato in una perdita complessiva di benessere sarà pari al 7% del PIL nel 2050. Una situazione che rischia di aggravarsi ulteriormente a causa dell'aumento previsto della popolazione mondiale, che potrebbe toccare gli 8 miliardi entro il 2030, dando luogo a carenze di cibo, di acqua e di energia.

La terza edizione del Global Biodiversity Outlook
, il rapporto sulla biodiversità prodotto dalla Convention on Biological Diversity dell'ONU, appena pubblicato, conferma che "dopo aver esaminato più di 110 rapporti nazionali e numerose valutazioni scientifiche indipendenti, il mondo ha fallito gli obiettivi che si era dato, di ridurre significativamente il tasso di perdita di biodiversità entro il 2010".

Nel territorio dell'Unione Europea la situazione ha continuato a deteriorarsi: solo il 17% degli habitat e delle specie più vulnerabili protetti dalla direttiva Habitat presentano uno stato di conservazione soddisfacente. Le praterie, le terre umide e gli habitat costieri e degli estuari sono quelli maggiormente a rischio, ma anche il tasso di perdita della biodiversità marina ha raggiunto livelli allarmanti. La Lista Rossa della IUCN indica che 17.291 (36%) su un totale di 47.677 specie studiate sono minacciate di estinzione: il 21% dei mammiferi, il 30% degli anfibi (i più a rischio tra le specie), il 12% degli uccelli, il 28% dei rettili, il 37% dei pesci di acqua dolce, il 70% delle piante, il 35% degli invertebrati.

Secondo Antonio Nicoletti, responsabile delle aree protette di Legambiente : "Per tutelare questo bene indispensabile  è fondamentale il contributo che le diverse politiche, locali e nazionali, possono dare nell'implementare processi di sviluppo finalizzati non solo alla conservazione e alla salvaguardia della biodiversità ma anche alla promozione di un uso sostenibile delle risorse dal punto di vista ambientale, economico e sociale. Malgrado gli obiettivi del 2010 non siano stati raggiunti, negli ultimi anni sono state comunque intraprese azioni a favore della biodiversità. L'impegno di Legambiente, tradotto in progetti, campagne e iniziative specifiche per la conservazione della natura, ha contribuito a salvare dall'estinzione alcune specie, dall'orso bruno marsicano al lupo, la cui presenza nel territorio appenninico è di assoluta rilevanza nazionale e comunitaria. Legambiente ha, i noltre, messo in atto una serie di misure per la salvaguardia delle tartarughe marine, della lontra, del grifone, del cervo, della zelkova sicula, delle farfalle e di molte altre specie animali e vegetali".
"Il nostro auspicio - continua Nicoletti - è che la Conferenza Nazionale per la Biodiversità, che si terrà a Roma dal 20 al 22 maggio, rappresenti l'avvio di un lavoro concreto del Ministero dell'Ambiente e degli altri soggetti interessati, come le Regioni, le aree protette, gli enti di ricerca e le associazioni, per giungere alla definizione di una strategia nazionale per la Biodiversità in maniera condivisa e realmente partecipata. Sarebbe, questo, il miglior contributo del nostro Paese all'Anno Internazionale della Biodiversità".

(J.G..)