(fonte foto: graffitiblog.it)

Donne a L'Aquila: cresce il
disagio, non arrivano fondi

Una denuncia di ActionAid mette in luce come le donne che vivono nel cratere aquilano, dopo il sisma del 2009, abbiano aumentato del 20% le loro richieste di assistenza legale al Centro Antiviolenza. La denuncia guarda anche all'immobilità di fondi che dovevano arrivare a sostenere il Centro Antiviolenza e che sono però ancora fermi

In una giornata come quella odierna, in cui il mondo festeggia la donna, l'attenzione non può che andare in quei luoghi dove le difficoltà sono tante e le donne, nel silenzio, vedono crescere il loro disagio. Noi qui guardiamo L'Aquila. Una realtà immobilizzata in cui i segni di difficoltà e disagio però aumentano.

Il Centro Antiviolenza segnala che il numero delle donne che vi si sono rivolte per avere assistenza dal 2009 ad oggi vede un trend in aumento nel cratere aquilano. Si tratta di donne che si vedono costrette a vivere in condizioni di maggiori difficoltà, causate anche dalla convivenza nelle strutture alloggiative post-sisma e alla conseguente promiscuità dei nuclei familiari, che ha acuito situazioni di disagio già presenti o ne ha create di nuove. Nel 2012 - sottolinea ActionAid - le richieste di consulenza legale presso il Centro Antiviolenza de l'Aquila sono aumentate del 20% a fronte di quelle registrate dal settembre 2009 al febbraio 2010, quindi subito dopo il sisma.

ActionAid dedica quindi la giornata odierna alle donne aquilane. "Per noi oggi L'Aquila e le sue donne sono il simbolo della mancanza di trasparenza da parte delle istituzioni, ma anche quello delle forza di ripartire che sta facendo sì che il Centro Antiviolenza, nonostante la mancanza dei fondi promessi dalle istituzioni, stia operando in un contesto difficile per non abbandonare coloro che hanno bisogno di aiuto" ha detto Marco De Ponte, Segretario Generale di ActionAid. "A quasi quattro anni dal terremoto a L'Aquila i fondi previsti per il ripristino delle attività dell'unico Centro Antiviolenza presente nel cratere prima del sisma, non sono ancora stati stanziati. Si tratta di uno scippo perpetrato ai danni di donne che stanno lottando per riprendersi i propri spazi e per ricostruire lo strato sociale di un territorio che ha già subito un dramma enorme. Queste donne non possono né essere prese in giro, né essere abbandonate".

ActionAid ha pubblicato un rapporto "Un euro per i tuoi pensieri. Dove sono finiti i soldi per le donne de L'Aquila?", riferendosi ai fondi previsti dal decreto legge n°39 del 28 aprile 2009 (convertito nella legge 77/2009). Fondi che non sono ancora stati stanziati. La società civile e il mondo politico hanno più volte denunciato l'impossibilità di tracciare la destinazione di tali risorse: al mese di marzo 2012, non risultavano ancora trasferite dal Governo al Commissario delegato per la ricostruzione, il Presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi.

Nel novembre del 2011 con l'ordinanza 3978 del Presidente del Consiglio dei Ministri, che allora era Silvio Berlusconi, si era deciso di destinare la metà di quei fondi a un progetto "alla diocesi de L'Aquila e alle altre diocesi abruzzesi", mentre di affidare l'altra metà alla Consigliera di Parità della Regione Abruzzo, Letizia Martinelli. Nell'agosto del 2012, il Presidente Chiodi ha emana un decreto per attuare l'ordinanza governativa e destinare i fondi al progetto dell'Arcidiocesi; la Corte dei conti, il 17 settembre 2012, ha bocciato però il decreto regionale e bloccato l'assegnazione dei fondi poiché ha ritenuto "illegittimo" il progetto e non "non coerente con la ratio sottesa al finanziamento pubblico". In seguito alla bocciatura del decreto i finanziamenti ancora oggi sono in attesa di essere allocati.

"E' essenziale che i fondi destinati al Centro Antiviolenza vengano sbloccati immediatamente e che il Centro stesso venga messo in condizioni di operare al meglio per assistere le donne aquilane", prosegue De Ponte. "Così come è essenziale che la cittadinanza aquilana e in particolare le donne, siano messe in condizione di partecipare al processo di ricostruzione della città, riappropriandosi dei propri spazi e costruendo una città in cui prima di tutto loro si possano sentire sicure".

Ancora una volta si riscontra come la ricostruzione a L'Aquila non riesca a ripartire, come il disagio aumenti e la vita di molte persone si tramuti in una sopravvivenza in mezzo ad una macchina burocratica fangosa e immobile.


Redazione/sm
Fonte: ActionAid