Ecco i droni anti-valanghe: da Università di Bologna e Unione Europea nasce "Sherpa"

Il soccorso Alpino ha testato il sistema di droni, robot e aeromodelli realizzato da sette università e aziende per localizzare più rapidamente persone sotto disperse in montagna

Il nome "Sherpa" è fortemente evocativo, ma ancora più forte sarà l'impatto che il progetto potrà avere sugli esiti delle ricerche di dispersi in montagna. Con lo "Smart collaboration between Humans and ground-aErial Robots for imProving rescuing activities in Alpine environments" (in breve Sherpa) l'Unione Europea ha sostenuto l'iniziativa dell'Università di Bologna di dare vita a un sistema di droni, robot e aeromodelli tradizionali per velocizzare le ricerche di persone disperse in montagna.
 Slavine, crepacci ma anche boschi e luoghi particolarmente impervi potranno essere "esplorati" in tempi molto più brevi di oggi permettendo in alcuni casi di salvare preziose vite in più. L'ultimo incontro ufficiale si è tenuto lo scorso 3 marzo a Davos in Svizzera dove sono stati presentati anche interessanti dati sui dispersi nelle valanghe: in 60 anni si è passati dai 1300 del 1955 ai circa 8000 dispersi del 2014.
Il Dipartimento di Ingegneria dell'energia elettrica (DEI) dell'Alma Mater Studiorum di Bologna è il coordinatore del progetto, partecipato da un gran numero di enti, come l'Università Federico II di Napoli e numerosi atenei stranieri tra cui Lovanio (Belgio), Twente (Svizzera), Brema (Germania) e Linkopings (Svezia), oltre all'istituto svizzero di tecnologia ETHZ. Significativa anche la partecipazione di alcune aziende del settore aeromobili e del Club alpino italiano come "utilizzatore finale" del progetto attraverso il Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico.

Red/fu