Ecoscienza, Italia "fragile": un milione di persone a rischio frane. Per le alluvioni la cifra raddoppia

La presentazione del numero monografico di Ecoscienza dedicato a "Fragilità del suolo e gestione degli eventi estremi", che si è svolta venerdì a Ecomondo (RiminiFiera), ha offerto il pretesto per analizzare lo stato di salute del nostro Paese. Il rischio idrogeologico? “Minaccia” tre milioni di persone

L'Italia ha un suolo “fragile” e situazioni diffuse di rischio idrogeologico, evidenziate nel “Rapporto di sintesi sul dissesto idrogeologico in Italia 2014", che stima una popolazione esposta a fenomeni franosi in Italia pari a circa 1.001.174 abitanti e a 73.794 solo in Emilia-Romagna. Il rapporto fornisce anche dati relativi alla popolazione esposta a rischio alluvioni: 1.905.898 abitanti sono esposti a scenari di pericolosità idraulica elevata, 5.842.751 abitanti a quello di pericolosità media e 8.641.815 abitanti a scenari di scarsa probabilità di alluvioni o scenari di eventi estremi.
Il direttore della rivista Ecoscienza, Giancarlo Naldi - introducendo a Ecomondo l’evento in cui è stato presentato il numero monografico di Ecoscienza dedicato a “Fragilità del suolo e gestione degli eventi estremi” - ha sottolineato che questi dati “già significativi e preoccupanti” devono “fare i conti con il cambiamento climatico, come elemento di accentuazione del rischio, che ci obbliga a confrontarci con una frequenza e con intensità a cui non eravamo abituati”.
Tutto ciò rende necessario e urgente esaminare i diversi aspetti dello stesso problema con una interdipendenza mai affrontata finora e ciò deve avvenire sia sul piano tecnico che su quello politico. Proprio con questo intento, il numero monografico di Ecoscienza raccoglie contributi scientifici su monitoraggio, previsione e prevenzione, ma anche sulle analisi e le proposte politiche, sulle normative e la comunicazione del rischio.
Il Direttore generale di Arpa Emilia-Romagna, Franco Zinoni, ha ricordato che “non c'è un'altra strada possibile rispetto alla prevenzione”, ma “non si può abbassare l'attenzione neanche sulla gestione dell'emergenza. Bisogna ragionare sulle nuove sfide del cambiamento climatico, che non rendono più adeguate le vecchie procedure, e sugli strumenti osservativi attuali e in evoluzione, che sono indispensabili per il monitoraggio del territorio, chiamato a ‘sopportare’ sempre più spesso gli eventi estremi”.
Carlo Cacciamani, direttore del Servizio IdroMeteoClima di Arpa ER, ha ricordato che l'Italia (soprattutto nel Nord) è fittamente monitorata attraverso sensori che rilevano dati idropluviometrici ed esiste anche una buona copertura dei radar meteorologici. “L’osservazione in tempo reale dei fenomeni - ha detto - è particolarmente preziosa nel contesto del cambiamento climatico che aumenta la pericolosità degli eventi, sempre più rapidi e localizzati e dunque difficilmente prevedibili con accuratezza e largo anticipo. Le reti osservative richiedono una manutenzione costante che deve essere assicurata da finanziamenti costanti e programmati nel tempo”.
Un servizio meteorologico nazionale distribuito, di cui si discute già da tempo, potrebbe mettere insieme una ricchezza di competenze già esistenti e aiuterebbe senz'altro nella gestione condivisa a livello nazionale delle competenze e delle risorse per il sistema di allertamento, che ha bisogno di procedure snelle per far arrivare le allerte alla popolazione tempestivamente e con comunicazioni chiare.
L'onorevole Chiara Braga, della Commissione Ambiente della Camera, rassicura invece sull'evoluzione dell'iter del progetto di legge sul consumo del suolo, che ha passato l'esame in commissione, nonostante le resistenze di chi riteneva in controtendenza parlare di contenimento di consumo di suolo in un momento di crisi dell'edilizia. In realtà il disegno di legge cerca di impattare positivamente sulla pianificazione urbanistica puntando sul recupero e sul riuso della città esistente e di andare incontro alle esigenze locali attraverso un periodo di tre anni che permetta l'adeguamento alle nuove norme.
Anche Maurizio Mainetti, direttore dell'Agenzia di protezione civile dell'Emilia-Romagna, ha riportato la sua esperienza di eventi estremi sempre più frequenti negli ultimi anni, tanto da poter parlare di una collaborazione con Arpa Emilia-Romagna lunga 100 emergenze. “Il sistema regionale di protezione civile - ha detto - sta affrontando tutte le revisioni urgenti e necessarie, alcune anche imposte dalle varie leggi di riordino istituzionale, per garantire l'efficacia e l'adeguatezza dell'allertamento e della gestione delle emergenze e del post-emergenza”.
Tra le proposte di miglioramento troviamo il progetto “Allerte” già in corso, che ha l'obiettivo di ottimizzare le procedure di allerta e di comunicazione abbinando questo processo alla formazione e alla diffusione della cultura del rischio, il progetto del numero unico 112 e delle sale operative integrate che saranno portati avanti a breve.
Le conclusioni dell'incontro sono state affidate all'assessore Paola Gazzolo, che ha ribadito la necessità di interrogarsi su quanto siamo pronti come sistema di protezione civile a dare risposte a eventi estremi sempre più frequenti e intensi e l'opportunità di tararsi su tempi che dai 3 giorni utili per l'allertamento in passato ora si spostano inevitabilmente sulle 3 ore per gestire eventi rapidi e imprevisti.
Questo è ciò che si sta cercando di fare a livello regionale, attrezzandosi sia come strutture istituzionali del sistema di allertamento che promuovendo processi di adeguamento anche a valle, nella consapevolezza che per raggiungere l'efficacia è necessario che tutti i passaggi dell'allertamento siano curati e ottimizzati, fino a coprire anche la comunicazione finale ai cittadini. Si tratta sicuramente di una gestione molto complessa, non basta potenziare l'acquisizione dei dati delle reti osservative, rivedere le procedure, sviluppare un sito web e applicazioni che diano tutte le informazioni sulle allerte e sui comportamenti, ma è necessario agire simultaneamente e strategicamente su tutti i fronti, compreso assicurarsi la continuità dei fondi a supporto della programmazione per gestire i rischi e l'allertamento.  
Serve dunque una pianificazione di medio-lungo termine e servono sinergie che permettano una visione d'insieme e un'integrazione delle competenze, in questo senso diventa strategica anche la revisione delle due principali agenzie regionali. Infine l'assessore ci ricorda che “non bisogna sottovalutare l'importanza di un approccio etico verso lo sfruttamento delle risorse del pianeta” e che è “assolutamente da evitare” la competizione sulla distribuzione dei fondi per le “disgrazie”, perché tutti abbiamo bisogno di misure che ci mettano in condizione di gestire gli eventi estremi e i danni.

Alessandra De Savino