Egitto: 17 milioni in piazza contro Morsi, fra morti e feriti

Manifestazioni al Cairo e in diverse altre città. Negli scontri sono morte sette persone, mentre i feriti sarebbero più di 600. Chieste le dimissioni del raìs, che non arretra

La "primavera araba" non è finita. Dopo mesi dalle ultime proteste, da giorni l'Egitto è di nuovo in fiamme. Le piazze di tante città sono diventate campi di battaglia, nella lotta fra i sostenitori e gli oppositori del presidente Mohamed Morsi. Il bilancio è pesante: negli ultimi scontri ci sono stati alemo 7 morti e oltre 600 feriti. Cinque vittime ad Assiut, Beni Suef e Fayoum, a sud del Cairo. Due nell'assalto al quartier generale dei Fratelli Musulmani, il partito di Morsi, incendiato ieri sera nella capitale.
Lo stesso presidente ha assistito agli scontri asserragliato nel palazzo, mentre all'estero i manifestanti fronteggiavano polizia ed esercito, a colpi di bombe molotov e pietre. Un ragazzo di 26 anni, colpito alla testa è sono rimasto ucciso.

Manifestazioni numerose, egiziani in piazza.
Secondo le televisioni arabe quelle andate in scena in questi giorni sarebbero le manifestazioni più grandi della storia d'Egitto: 17 milioni di persone, secondo l'opposizione, sarebbero scese in strada per dire "no" all'attuale presidente, di cui chiedono le immediate dimissioni. Il Fronte di salvezza nazionale ha esortato i manifestanti a continuare la protesta, "pacificamente e a oltranza" fino a quando Morsi non avrà ceduto e si sarà dimesso. Ieri una folla oceanica si era radunata in piazza Tahrir, al Cairo, sventolando un cartellino rosso, che è diventato sull'onda delle immagini televisive e dei social network - attraverso i quali comunicano molti dei manifestanti - il simbolo della necessità di cacciare il capo dello Stato.

Da Morsi nessun passo indietro.
Mohamed Morsi - di cui ieri è ricorso il primo anniversario dell'elezione, avvenuta democraticamente un anno fa, dopo lunghe proteste di piazza contro il governo precedente - ha continuato a ribadire che non si farà da parte. Il raìs ha difeso la sua posizione e dichiarato che "la sua nomina è avvenuta nel segno della legittimità", pur concedendo di aver commesso "alcuni errori". Nel contempo è arrivato da parte del presidente egiziano un monito pesante per i manifestanti: "il governo non tollererà che l'Egitto precipiti di nuovo nell'oscurità, saranno prese tutte le misure per garantire la sicurezza dello Stato". Con l'esercito già schierato, l'avvertimento potrebbe, nel caso di nuove manifestazioni, trasformarsi in un pesante intervento armato: il rischio di un bagno di sangue è tutt'altro che scampato.


red/wm