(foto: Vincenzo Lattanzi)

Elisoccorso: l'esercitazione
di Forestale e CNSAS Lazio

Gli uomini del Soccorso alpino e speleologico della stazione di Roma e provincia e il Corpo Forestale dello Stato hanno partecipato a un'esercitazione congiunta sulle tecniche di elisoccorso

Per primo arriva il rumore, dalla valle. Flap, flap, flap. Solo le pale di un elicottero che battono l'aria. In pochi secondi il suono si fa più forte e spunta all'orizzonte il muso di un Augusta Bell 412 della Forestale. Verde e bianco, l'elicottero bimotore si confonde con lo sfondo del bosco dell'Appennino, che veste i caldi colori d'autunno.

"Atterra qui, prua al vento". Braccia al cielo, a formare una grande Ypsilon, un tecnico del soccorso alpino guida l'atterraggio. Con il rumore assordante del quadripala usare le radio è impossibile. Si usano allora i segni convenzionali del marshalling, il codice di comunicazione fra pilota e personale a terra fatto di gestualità e posizioni del corpo. E' nato per gestire il traffico aereo sul ponte delle portaerei, oggi è uno standard internazionale utilizzato in ambito militare e civile.
Quando le pale dell'elicottero si fermano e scende l'equipaggio, finalmente c'è la stretta di mano. Da una parte gli uomini del Corpo Forestale dello Stato, dall'altra i tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico di Roma e Provincia. Sono assieme nella sede del CNSAS di Vicovaro per un'esercitazione congiunta sulle tecniche di soccorso con l'utilizzo dell'elicottero.

E' un bel sabato pomeriggio, l'aria è tersa. Gli uomini del CNSAS si sono preparati in mattinata con un briefing pre-esercitazione, per dare un ultimo ripasso a tecniche e regolamenti. Le manovre di imbarco e sbarco dall'elicottero sono sempre delicate, una situazione di potenziale pericolo per gli operatori, per chi assiste all'intervento e anche per l'equipaggio. Non si improvvisa nulla. Anche i tecnici di elisoccorso del CNSAS con alle spalle anni di esperienza accolgono volentieri queste giornate di formazione, consapevoli che per operare in sicurezza le parole chiave sono sempre le stesse: preparazione e aggiornamento costante.

L'equipaggio del 412 torna a bordo, avvia i rotori e il "gioco" comincia. Ciascuno sa cosa fare e inizia quella che potrebbe sembrare una coreografia ben eseguita. Gli uomini del Soccorso Alpino e Speleologico si dividono in piccole squadre di 4/5 operatori. Aspettano accucciati che l'elicottero posi i pattini a terra, poi corrono uno alla volta verso il portellone, si assicurano con un moschettone e si lanciano velocemente nell'abitacolo. Tempo dell'operazione? 20 secondi al massimo. Poi l'elicottero dà motore e si alza in volo. Stessa manovra, ma questa volta al contrario, per lo sbarco. La velocità d'esecuzione è una delle priorità richieste, anche se si tratta di un'esercitazione. In ambiente montano, fra rocce, vento e la fretta di soccorrere chi è in difficoltà, tutto deve svolgersi velocemente e in sicurezza.
Provati e riprovati gli sbarchi "pattini a terra" è il momento del verricello. L'elicottero resta sospeso in aria, a 20/30 metri dal suolo. Viene calato un cavo d'acciaio a cui si vincolano uno o due operatori del CNSAS che vengono sollevati dal verricello mentre l'elicottero lentamente si avvia in avanti. Una manovra fondamentale per soccorrere chi resta "incrodato" in parete o un ferito bloccato in un'area dove il pilota non può appoggiarsi a terra. Il verricello viene usato anche per sollevare la barella, sempre accompagnata da un tecnico del Soccorso Alpino e Speleologico, di solito un medico.
Quando l'elicottero finalmente spegne i motori sono quasi le 16. Giusto in tempo per un veloce de-briefing, il momento di chiusura dell'esercitazione dove ci si confronta su eventuali errori o tecniche da migliorare. Questa volta l'intesa sembra perfetta, non ci sono appunti, e i complimenti fra Forestale e CNSAS sono reciprochi. Poi le divise grigioverdi si rimbarcano sull'elicottero e via verso la base di Rieti, appena in tempo prima del tramonto.



Walter Milan