Emergenza freddo a Roma, strage di clochard

Da ottobre sono stati nove a morire per il freddo, due solo nell'ultima settimana. Polemica della Croce Rossa: "L'emergenza freddo in pieno inverno non può essere una sorpresa, trovare soluzioni"

Sono nove i clochard morti a Roma da quando è iniziato il gelo. La prima era stata una tedesca di 75 anni che il 29 ottobre si accasciò e morì a Piazza San Pietro. L’ultimo è stato Nicolae, trovato il 15 gennaio riverso in Parco della Resistenza. “L’emergenza freddo, in pieno inverno, non può certo essere una sorpresa – commenta Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana – e che gli inverni si siano fatti ancor più gelidi è un risultato notorio dei cambiamenti climatici. Come può essere allora spiegabile l'assenza di pianificazione da parte delle istituzioni della Capitale?”. Il secondo era stato il 22 novembre: un uomo ritrovato in una cabina balneare di Ostia; il terzo, sei giorni dopo: un cinquantenne rifugiatosi nei pressi di una saracinesca a San Lorenzo.

Il Piano Freddo del Campidoglio, partito a dicembre, in teoria offre ai senza tetto 1.661 posti letto, con un sistema "a fisarmonica che consente di estendere ogni giorno la disponibilità presso le strutture romane, attivando nuovi posti sulla base della necessità", come ha spiegato l'assessore comunale al Welfare, Laura Baldassarre. Eppure proprio in queste strutture, secondo i numeri dell'amministrazione comunale, sarebbero liberi quasi 100 posti letto, anche in questi giorni gelidi. “La verità è che molti clochard rifiutano il nostro aiuto – spiega un operatore della Sala Sociale – molti preferiscono arrangiarsi da soli”.

La quarta era stata una polacca di 62 anni, morta il 7 dicembre. Il 19 dello stesso mese il cadavere di un tunisino viene individuato in un tugurio sul Lungotevere, all’altezza di largo Marzi. Undici giorni dopo in via Enrico Fermi muore Davide, 53 anni, belga, amante dei libri di Jack Kerouac. “Dall’inizio della stagione ci sono stati dieci morti a causa del freddo in tutta Italia – prosegue ancora Rocca tra senza dimora e persone che si trovano in stato di difficoltà. Ci chiediamo: è tollerabile che questo accada nel 2019 in una Capitale europea? Le previsioni meteorologiche annunciano un calo drastico delle temperature nel fine settimana, quanti altri morti ci dobbiamo aspettare?

Nel 2019 il primo a morire è stato Stanislao, trovato su una panchina il due gennaio. Aveva festeggiato il suo cinquantesimo compleanno in agosto e i volontari della Comunità di Sant’Egidio gli avevano portato una torta. Due giorni dopo viene ritrovato un rumeno sulle sponde del Tevere. L’8 gennaio un clochard muore a causa delle fiamme accese per scaldarsi. Lunedì scorso la penultima vittima, trovata nei pressi di un’edicola di piazza Irnerio, quartiere Aurelio.

Dinanzi a questo ennesimo dramma la Croce Rossa Italiana e in particolare i suoi volontari di Roma hanno intensificato le loro attività di soccorso e di protezione. Siamo alla ricerca di nuovi rifugi per i tantissimi bisognosi. Ma dove sono le istituzioni? In quale labirinto della burocrazia è andata smarrita la dignità umana?”. Conclude così Francesco Rocca, Presidente della Croce Rossa Italiana.

Secondo Sant’Egidio nella capitale sarebbero circa 8mila i clochard, 14mila sommando chi è ospite di una struttura. Il Piano Freddo del comune, operativo dal 10 dicembre, mette a disposizione 486 posti per l’accoglienza, mentre il Piano Gelo li integra con ulteriori 100 tra stazione Tiburtina, stazione Termini e Casa di Riposo di via Ventura. Vengono poi aperte le metro di Piramide e Flaminio. Si tratta di 586 posti che si aggiungono ai 1.075 ordinari. L'amministrazione comunale è consapevole del fatto che l'offerta vada ampliata, e nel frattempo è stata avviata un'indagine di mercato per trovare altre strutture da destinare alla "accoglienza straordinaria di persone in condizioni di marginalità sociale", luoghi-rifugio per affrontare l'inverno nei prossimi tre anni.

Un decimo clochard morì travolto da un'auto il 7 gennaio scorso. Era Gino Murari, si faceva chiamare Nereo, e viveva tra Corso Italia e via Po su un pezzo di marciapiede arredato con un vasetto di basilico e una pila di libri.

red/gp

(Fonte: CRI, Il Manifesto, Il Messaggero, ANSA)