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Enea, inizia la stagione estiva in Antartide nella Stazione Concordia

In totale sono 40 i progetti di ricerca in atto nella Stazione a 3mila metri di altezza, compresa quella della banca dei ghiacci

Al via la campagna estiva della stazione italo-francese di Concordia in Antartide. In questi giorni sono arrivati i primi tecnici alla base, che si trova ad oltre tremila metri di altezza, che fanno parte della spedizione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), finanziato dal Ministero dell’Università e Ricerca (MUR), gestito dall’Enea per la pianificazione e l’organizzazione logistica e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) per la programmazione e il coordinamento scientifico.

Durata e ricerche
La nuova campagna terminerà ai primi di febbraio 2022 e durante questo periodo si avvicenderanno in totale 90 tra ricercatori e tecnici. Intanto sotto la guida del capo spedizione Rocco Ascione dell’Enea, sono riprese a pieno ritmo le attività scientifiche e logistiche che quest’anno riguarderanno 39 progetti di ricerca su temi legati all’astronomia, astrofisica, sismologia, fisica dell’atmosfera, climatologia, biologia e medicina, di cui 19 afferenti al PNRA, che gestisce la base in collaborazione con l’Istituto Polare Francese (IPEV).

Banca dati dei ghiacci
La ricerca più innovativa è quella delle banche dei ghiacci, grotte ghiacciate (snow cave) che supporteranno le ricerche internazionali “Beyond Epica” e “Ice Memory (IM)”. Quest’ultimo, lanciato da Francia e Italia nel 2015 e patrocinato dall’UNESCO, ha il duplice obiettivo di raccogliere e conservare campioni di ghiaccio prelevati dai ghiacciai di tutto il mondo, che potrebbero scomparire o ridursi drasticamente a causa del riscaldamento globale, perdendo così la loro capacità di preservare la storia climatica. “Abbiamo mutuato dagli Inuit i sistemi costruttivi degli iglù per creare ambienti protetti nel ghiaccio dall’elevata stabilità strutturale, con basso costo di realizzazione e ridottissimo impatto ambientale”, commenta lo station leader Rocco Ascione. “Queste snow cave - aggiunge - saranno in grado di ospitare un archivio mondiale di tutti i ghiacciai ancora presenti sul pianeta ma a rischio estinzione”.

Le caverne di ghiaccio
La prima snow cave è stata realizzata a scopo sperimentale durante la campagna estiva 2018-2019, nelle immediate vicinanze della stazione Concordia, sotto il coordinamento tecnico dell’Enea e in collaborazione con l’IPEV. Per crearla è stata scavata una profonda trincea all’interno della quale è stato posizionato un pallone gonfiato ad aria e successivamente ricoperto con neve polverizzata. Appena la neve si è trasformata in ghiaccio e la volta si è consolidata, il pallone è stato sgonfiato e si è creato uno spazio nella cavità sotterranea che non necessita di ulteriori strutture di supporto. I primi test hanno dato ottimi risultati, tanto che durante la campagna estiva 2019-2020 è stata realizzata una seconda balloon cave, lunga 35 m con una cupola circolare di 5 m di diametro. Una sorta di garage sotterraneo per il ricovero di attrezzature e mezzi di trasporto durante l’inverno antartico. La temperatura interna, che si mantiene stabile intorno ai -55°C, offre notevoli vantaggi rispetto all’esposizione a temperature esterne di -80°C. Sono stati posizionati all’interno delle grotte dei sensori di temperatura e, utilizzando una scansione laser, è stato riprodotto un modello 3D di entrambe le grotte. I dati sperimentali, abbinati alle simulazioni già effettuate al computer, consentiranno l’analisi della deformazione delle grotte, permettendo di valutare la resistenza complessiva della costruzione e di stimarne la durata di vita. “Attualmente i risultati delle simulazioni appaiono incoraggianti: infatti le caratteristiche climatiche del continente antartico, con temperature estreme e precipitazioni medie pressoché nulle, lo rendono il sito ideale per la costruzione di snow cave durevoli nel tempo”, aggiunge Ascione. Si stima che le grotte, sebbene richiedano un monitoraggio regolare, perdano la metà della loro altezza originale solo dopo un secolo di deformazioni.

Ricerca sulla crisi climatica
A Little Dome C, a circa 40km dalla Stazione Concordia, proseguiranno le attività legate all’allestimento del campo e i test del sistema di perforazione ed estrazione dei primi strati di ghiaccio, per il progetto europeo “Beyond Epica Oldest Ice”, coordinato dall’Istituto di Scienze Polari del Cnr (Cnr-Isp) a cui partecipano anche l’Università Ca’ Foscari Venezia e l’Enea. Il progetto, che rappresenta il più grande studio sui cambiamenti climatici e si svolgerà nei prossimi cinque anni, ha l’obiettivo di estrarre dalla calotta glaciale antartica il nucleo di ghiaccio più antico della Terra, prelevandolo a una profondità di quasi 3mila metri. Grazie allo studio, si potranno ricavare preziose informazioni sul clima terrestre risalente a 1,5 milioni di anni fa.

red/cb
(Fonte: Enea)