fonte Twitter PRCS Palestine

Esplosioni in Libano, arrestati i funzionari del porto

Secondo le prime indagini il carico di nitrato di ammonio sarebbe stato sequestrato nel 2013 e la sua pericolosità era stata già segnalata da tempo

Il giorno dopo l’esplosione a Beirut, le autorità libanesi hanno arrestato i funzionari portuali, ora ai domiciliari. Secondo le prime indagini, la presenza di un deposito di nitrato di ammonio era stata segnalata da anni dall’autorità del porto. Il carico sarebbe stato sequestrato nel 2013 da una nave battente bandiera moldava, salpata dalla Georgia e diretta in Mozambico.
L'esplosivo chimico che secondo le autorità libanesi è la causa dell'esplosione letale di martedì scorso a Beirut, sarebbe stato lasciato in un magazzino del porto per sei anni invece di annunciare la sua pericolosità, mostrano alcuni documenti.
Il nitrato di ammonio era arrivato su una nave chiamata Rhosus nel 2013, secondo due lettere fornite dal direttore generale dei commerci del Libano. Per ragioni poco chiare, i portuali avevano scaricato i prodotti chimici, che possono essere usati come fertilizzanti ed esplosivi e li avevano messi in un magazzino.

Gli ufficiali della dogana più tardi avevano chiesto per ben due volte alle autorità giudiziarie di confiscare o re-esportare l'ordine di nitrato di ammonio, secondo i documenti. In uno di essi, datato 3 maggio 2016, il direttore generale dell'epoca, Shafik Merhe, avvertiva dell' “estremo pericolo” derivante dallo stoccaggio di materiale chimico in un magazzino “in condizioni meteorologiche inadatte”. Il materiale metteva a rischio lo staff e il porto, diceva.

La LBCI, televisione libanese, racconta che la Rhosus sarebbe dovuta partire sei anni fa con il suo carico da Beirut ma invece rimase al porto per dei problemi meccanici. I lavoratori stavano fondendo una porta martedì che ha fatto accendere un fuoco che ha innescato i prodotti chimici, ha poi fatto sapere la LBCI, citando le persone che compariranno all'incontro alla Corte Suprema della difesa dopo l'esplosione.

Mentre si fa luce sulle cause dello scoppio, i numeri dei morti continuano a salire. Sono almeno 137 i morti e 5.000 i feriti colpiti dalle devastanti esplosioni di martedì al porto di Beirut. Lo rende noto il ministero libanese della Sanità. Il ministro della salute libanese Hamad Hasan consiglia a chiunque possa di andare via da Beirut, devastata da due potenti esplosioni. Hasan - citato dai media locali - afferma infatti che materiali pericolosi sprigionatisi nell'aria dopo le deflagrazioni potrebbero avere effetti a lungo termine mortali. Le squadre di soccorso cercano i dispersi.

Oltre 300 mila persone sono rimaste senza casa, ha detto il governatore della città precisando che, secondo una prima stima, i danni materiali ammontano a oltre tre miliardi di dollari. Lo scoppio ha causato gravi danni in circa la metà del territorio cittadino.
"La Ue ha attivato il meccanismo di protezione civile in seguito alla richiesta delle autorità libanesi, e coordinerà l'invio urgente di 100 pompieri altamente qualificati, con veicoli, cani ed attrezzature specializzati nella ricerca e salvataggio in zone urbane. Lavoreranno con le autorità libanesi per salvare vite", ha annunciato il commissario alla gestione delle crisi, Janez Lenarcic. "La Ue è pronta a fornire assistenza e sostegno. "Siate forti": così in un tweet il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Anche l'alto rappresentante della politica estera, Josep Borrell, esprime "piena solidarietà e sostegno totale alle famiglie delle vittime, al popolo e alle autorità libanesi".

"Preghiamo per le vittime e per i loro familiari, e preghiamo per il Libano, perché con l'impegno di tutte le sue componenti sociali politiche e religiose possa affrontare questo momento così tragico e doloroso, e con l'aiuto della comunità internazionale superare la grave crisi che sta attraversando", ha detto il Papa nell'udienza generale.
Sergio Mattarella ha inviato al Presidente della Repubblica Libanese, Michel Aoun, un messaggio: "Ci stringiamo con affetto all'amico popolo Libanese. Il nostro pensiero va alle numerosissime vittime della tragedia e alle loro famiglie, mentre con viva speranza auguriamo ai feriti una pronta e completa guarigione".

Intanto voli militari di aiuti iniziano ad arrivare da diversi Stati, tra cui Turchia e Iran. Anche Israele ha offerto supporto. Oggi a Beirut arriverà anche il presidente francese Emmanuel Macron.


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Red/cb
(Fonte: Ansa, Bloomberg)