ESSERE PROTEZIONE CIVILE È ESSERE CONTRO LE MAFIE

Oggi a Bologna eravamo in 200.000 alla manifestazione organizzata da Libera contro la mafia. Tra le tante ragioni per cui ho partecipato c'è anche la profonda convinzione che essere protezione civile è essere contro le mafie. Quelle malavitose, quelle economico-affaristiche, quelle politiche, quelle dentro le istituzioni, quelle all'interno delle grandi industrie e quelle culturali.

Erano le 9.30 di questa mattina quando a metà di via Andrea Costa, a Bologna, sono entrato tra le fila del serpentone della manifestazione contro la mafia organizzata da Libera, che festeggia anche i suoi vent'anni dalla fondazione. Moltissimi i giovani con le bandiere colorate e gli smartphone che fotografavano il corteo. Mentre li osservavo mi sono immaginato che stessero scattando anche migliaia di “selfie contro la mafia”. L'aria è primaverile, le persone serene e determinate. Eravamo in 200.000.

Tra le numerose ragioni per cui ho partecipato alla manifestazione c'è anche la mia profonda convinzione che essere protezione civile significa essere contro le mafie. Quelle malavitose, quelle economico-affaristiche, quelle politiche, quelle dentro le istituzioni, quelle all'interno delle grandi industrie e quelle culturali. Scrivo questo articolo perchè voglio ribadire questa mia convinzione. Quante mafie ci sono tra le pieghe del dissesto idrogeologico del nostro paese e di una parte di quelle morti che forse erano evitabili durante le catastrofi? L'incuria del territorio, la speculazione, le grandi opere di cementificazione selvaggia, i palazzi costruiti con la sabbia, i tentativi (spesso riusciti, ahimè) di accaparrarsi le opere di ricostruzione solo per citare qualche esempio di infiltrazione mafiosa.

I volontari e gli operatori di protezione civile hanno in più di una occasione letteralmente toccato con le proprie mani gli effetti della presenza mafiosa e della cultura della collusione. Basta un esempio a spiegare cosa intendo: quando scavando tra le macerie di un edificio crollato, un tondino di ferro si sfila come burro dalla colonna di cemento in cui dovrebbe essere saldamente inglobato e resta tra le mani. E li sotto, davanti agli occhi, ci sono persone morte da liberare dalle macerie per riconsegnarle ai loro cari. Forse il loro destino sarebbe stato lo stesso, ma certamente costruire con un cemento fatto di sabbia in nome del denaro, ha fortemente diminuito le chance di sopravvivenza.

Concordo con Don Ciotti quando sostiene che "le mafie non sono un mondo a parte". Attecchiscono bene laddove vi è la cultura del sopruso, delle scorciatoie per raggiungere denaro e potere, laddove ogni giorno si pensa che in fondo in fondo rispettare la legge (la cultura della legalità non è solo antimafia) non è poi così importante perché insomma si sa è “un impiccio per i miei interessi”. E ancora laddove vi è l'idea che il mondo è a proprio uso e consumo, che gli altri sono solo un fastidioso intralcio quando si frappongono a obiettivi di lucro e di potere, che la libertà d'espressione e d'informazione è una scocciatura, che è giusto perpetrare discriminazioni di ogni genere, che l'ambiente in fondo 'chissenefrega'.

E' nella zona d'ombra di quel mondo che non è un mondo a parte che il virus dell'idea mafiosa dell'esistenza trova l'ambiente culturale adatto per proliferare e moltiplicarsi. A mio modo di vedere la battaglia contro le mafie deve puntare ancora di più contro quella che mi viene da chiamare 'l'incultura della prossimità mafiosa' e sempre citando Don Ciotti “per graffiare dentro le coscienze di tutti".

Essere volontari e operatori di protezione civile significa essere contro le mafie perché protezione civile è senso della cosa pubblica e del bene comune sentimenti imperniati su una solida cultura della legalità.  Significa essere animati da valori che mettono al centro la solidarietà, perchè si ha in sè quella voglia (e capacità) di fare le cose per bene, il rispetto delle persone e del mondo in cui viviamo con l'idea di lasciarlo nel miglior modo possibile a chi verrà dopo di noi. Tutte cose queste che alle mafie danno fastidio.


Luca Calzolari