Fonte Cae Magazine

Eventi climatici estremi più 27%: cruciale la prevenzione

All’interno del rapporto è possibile individuare le aree del Paese più colpite, da quale tipo di fenomeni tramite una mappa online

È online il Rapporto dell’Osservatorio Cittàclima2022 di Legambiente. 

Il 2022 è stato caratterizzato dalla lunga siccità, tra gli eventi che hanno maggiormente impattato va sottolineato l’enorme rischio portato dalla risalita di acqua salata dal mare, il cuneo salino, nelle aree del Delta del Po. Uno degli eventi più tragici dell’anno, conseguenza delle temperature elevate e sopra le medie per lunghi periodi, è stato il distacco di una grossa porzione dalla calotta sommitale del ghiacciaio della Marmolada, con 11 vittime e 8 feriti, ne avevamo parlato qui.

Come noi ben sappiamo, il cambiamento climatico non sono “solo parole”, il rapporto di Legambiente mette in evidenza numeri che fanno riflettere, solo nei primi 10 mesi del 2022 gli eventi climatici estremi in Italia sono aumentati del 27% rispetto all’anno scorso. In foto è disponibile un grafico del rapporto, che rappresenta in maniera chiara e oggettiva quanto sono aumentati i fenomeni estremi per anno a partire dal 2010.

All’interno del rapporto è possibile individuare le aree del Paese più colpite, da quale tipo di fenomeni (piogge, esondazioni, alluvioni, frane, mareggiate, ecc…) e con quali conseguenze, informazioni reperibili attraverso la mappa interattiva del sito dell’Osservatorio, per navigarlo clicca qui.

Come discusso anche a ETE durante il forum “Mare Climaticum Nostrum”, l’Italia si trova al centro del Mar Mediterraneo, un luogo dove gli effetti dei cambiamenti climatici sono estremizzati e anticipati, rispetto ad altre regioni del mondo, siamo al centro di questo hot spot del cambiamento climatico e per questo motivo non possiamo non essere in prima linea nell’affrontare le varie problematiche. Si tratta di una delle aree più sensibili per via dell’aumento della temperatura e della diminuzione (e concentrazione) delle precipitazioni, che potrebbe provocare conseguenze imprevedibili nel rapporto tra temperatura dei mari, venti, precipitazioni e numero di fulmini. L’Italia, secondo Legambiente, non solo dovrebbe aggiornare e approvare il Piano di Adattamento ai cambiamenti climatici, ma dovrebbe redigere anche un Piano specifico per le aree costiere, con azioni di messa in sicurezza e salvaguardia dei beni e delle persone che vi si trovano.

Un possibile esempio di come si debba affrontare il tema dell’adattamento delle aree urbane con soluzioni basate sulla natura è il “Programma sperimentale di interventi per l’adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano”, emanato nel 2021 dal Ministero della Transizione Ecologica. Il bando prevedeva il finanziamento di differenti tipologie di interventi di adattamento che le aree urbane italiane possono intraprendere per uno stanziamento di poco meno di 80 milioni di euro ed è stato scritto in collaborazione con l’Anci e con il contributo scientifico dell’Ispra. Sono decine le aree urbane che hanno presentato, e dove è stato finanziato, almeno un progetto di adattamento. Il rapporto include molti esempi di buone pratiche sia in Italia che all’estero.

Legambiente, nel suo rapporto, richiede un impegno concreto da parte del Governo perché approvi il piano nazionale di adattamento al clima; infatti, con politiche di prevenzione si risparmierebbe il 75% delle risorse destinate a riparare i danni, che in Italia sono stati in media 1,48 miliardi di € all’anno negli ultimi 9 anni per quanto riguarda le emergenze metoclimatiche.

Per saperne di più leggi il report completo, clicca qui.

Contenuto tratto da CAE MAGAZINE N.69 - NOVEMBRE 2022 a cura di CAE SpA