Frana Monte Pelmo:
Il parere del geologo

In seguito all'imponente frana avvenuta sul Monte Pelmo, costata la vita ai due tecnici del Soccorso Alpino, abbiamo chiesto al Dott. Graziano, Presidente dell'Ordine Nazionale dei Geologi, il suo parere

Dott.Graziano, dal punto di vista geologico, un crollo di queste dimensioni, a cosa è legato? Si tratta di un fenomeno 'fisiologico' della montagna?

"Sì è un'evoluzione naturale: lo stato di fratturazione della roccia è stato verificato anche in zone non soggette a traffico veicolare, a sovraccarichi o a fattori esterni. La frattura nella roccia si amplia in modo naturale. Ovviamente cause naturali, come la circolazione dell'acqua, il gelo e disgelo, possono funzionare da 'innesco' della frana. Ci può essere anche una causa antropica, ma è molto più raro che questa succeda. L'innesco spesso sono impercettibili scosse sismiche che riescono a destabilizzare la roccia. Le frane di crollo sono molto insidiose perché non danno segnali precursori. Escludo comunque che un fenomeno come questo sia legato al cambiamento climatico, come si è sentito dire".

L'Ordine Nazionale dei geologi aveva già espresso la sua opinione al riguardo in un comunicato reso noto all'indomani della tragedia sul Monte Pelmo,
in cui si analizzavano le 'frane di crollo':
"Nel già grave quadro di dissesto idrogeologico in cui versa il territorio nazionale, le frane di crollo, ovvero quelle che comportano la caduta di porzioni più o meno ingenti di roccia sono spesso sottovalutate.  Eppure il quadro delle pericolosità e dei rischi legati a questi fenomeni è diffusissimo non solo nelle nostre aree montane, ma anche lungo le nostre coste o sulle più modeste balze rocciose". E sulle possibili cause che le determinano: "Fondamentale per l'innescarsi di queste frane è lo stato di fratturazione della roccia, ma altri fenomeni naturali (gelo e disgelo, circolazione delle acque, eventi sismici ecc.) ed antropici (incendi), ne aumentano la gravità".



Julia Gelodi