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Frane in Emilia-Romagna: sinergia tra Università e Protezione civile

Antonio Monni dell’Agenzia regionale di protezione civile, che dal 1998 si occupa delle convenzioni con il settore universitario e di ricerca, ci parla dei risultati raggiunti finora grazie alla collaborazione con le università e di quelli attesi per il futuro

Lunedì 1° agosto sono state siglate due convenzioni triennali tra l’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile dell’Emilia-Romagna e le Università di Bologna e di Modena-Reggio Emilia, con l’obiettivo di migliorare la previsione e prevenzione dei dissesti, ottimizzare la gestione del rischio idrogeologico e predisporre misure organizzative atte a rendere più efficace la pianificazione di protezione civile sul territorio regionale.

Le convenzioni, che saranno in vigore fino al 2024, sono giunte quest’anno al terzo rinnovo e sono il risultato di un quadro legislativo che individua nella comunità scientifica una parte integrante del sistema nazionale di protezione civile e delle sue articolazioni regionali. Infatti, la collaborazione con il mondo della ricerca è imprescindibile per compiere delle scelte appropriate in materia di sicurezza territoriale, anche a fronte del cambiamento climatico in atto.

I temi della collaborazione
“Vengono individuati dei centri di competenza a livello nazionale e regionale e articolati per ambito - spiega Antonio Monni dell’Agenzia regionale di protezione civile, che dal 1998 si occupa delle convenzioni con il settore universitario e di ricerca - che forniscono supporto a tutto tondo alla protezione civile, a partire dalla Commissione Nazionale Grandi Rischi fino alla consultazione in emergenza e al monitoraggio in loco”.

I temi oggetto dell’accordo sono tanti e sono tutti affrontati con un duplice obiettivo scientifico e tecnico. Tra questi ci sono le valutazioni di rischio in corso d’emergenza e il monitoraggio di fenomeni franosi a piccola scala, anche attraverso sopralluoghi ed eventuali rilievi sul posto con l’ausilio di droni; la definizione di sistemi di monitoraggio in loco per la riduzione dei rischi; il supporto nell’individuazione dei pericoli derivanti da frane e dei relativi scenari per la pianificazione di Protezione civile; la formazione del personale dell’Agenzia e la comunicazione del rischio connesso ai fenomeni di dissesto.

“Nei versanti caratterizzati da particolari fragilità idrogeologiche - spiega Monni - viene installata della strumentazione per compiere indagini finalizzate a comprendere l’estensione e le caratteristiche geometriche e dinamiche del fenomeno franoso: di quanto si muove, a che profondità e in che modo. Grazie a queste indagini i servizi tecnici possono mettere in atto le opere di mitigazione necessarie una volta cessata la fase parossistica. Le università sono fondamentali perché permettono di avere una consultazione sui sistemi migliori e più all’avanguardia per compiere queste indagini”.

Risultati della precedente collaborazione
La collaborazione tra Unibo, Unimore e Agenzia di Protezione civile ha già portato importanti risultati negli anni passati: tra il 2019 e il 2020 è stata condotta una sperimentazione utilizzando i dati forniti dai servizi satellitari Sentinel messi a disposizione da Esa che ha permesso di censire quasi un migliaio di frane su tutto il territorio regionale.

“Sono stati individuati circa 900 perimetri in movimento classificati per qualità del segnale ed estensione - spiega Monni - poi è stata fatta un’intersezione tra queste aree e le infrastrutture e centri abitati presenti sul territorio. Infine, grazie a una matrice di pericolosità ed esposizione, è stata ottenuta una griglia con quattro classi di priorità”.

Le tecniche di monitoraggio satellitare hanno un alto livello di sensibilità e precisione, oltre a consentire l’osservazione simultanea e continua di tutto il territorio regionale. Tuttavia il dato satellitare fornisce informazioni sulla superficie della frana, ma non sulle caratteristiche geometriche e dinamiche più profonde che sono invece fondamentali per mettere in atto le adeguate opere di mitigazione. Pur non potendo sostituire la strumentazione di monitoraggio in loco, le tecniche satellitari possono essere applicate in maniera integrata per ottimizzare il dispiego delle risorse a terra. “La sperimentazione con Unibo e Unimore ha permesso di fornire un prezioso supporto operativo ai servizi tecnici territoriali - afferma Monni - perché da 900 siti si sono trovati a doverne monitorare in loco solo una ventina, quelli appartenenti alle prime classi di priorità”.

Collaborazione con Ispra
All’interno dell’accordo tra l’Agenzia di protezione civile e le Università rientra anche la partecipazione dell’Emilia-Romagna alla proposta predisposta dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale (Ispra) per il Ministero della Transizione ecologica, volta a realizzare un sistema avanzato di monitoraggio frane finanziabile con fondi del Pnrr.

“In Emilia-Romagna abbiamo individuato e caratterizzato per priorità un totale di 40 siti: 15 in priorità alta, 24 media e 6 bassa. - spiega Monni - Il progetto sottoposto a Ispra prevede anche l’allestimento di una sala analisi e controllo e della relativa strumentazione per la gestione di questi dati. La commissione che ha il compito di esaminare la proposta si riunirà a settembre per l’approvazione”.

Margherita Venturi