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Gas serra, il 25% è prodotto da industria alimentare

Un quarto delle emissioni di gas serra è prodotto dall’industria alimentare mondiale. Vale a dire più di quanto ne produce l’Unione europea. Una produzione “insostenibile” frutto della produzione agricola intensiva emerge dal nuovo dossier Oxfam: “A qualcuno piace caldo”

Il sistema alimentare globale sarebbe responsabile di circa il 25% delle emissioni di gas serra. I settori coinvolti? Quelli che producono riso, soia, mais, grano e olio di palma, che generano da soli una quantità di emissioni di gas serra superiore a quella prodotta da qualsiasi altro Paese al mondo, ad eccezione di Cina e Stati Uniti. Un sistema produttivo fondato sul lavoro di milioni di agricoltori di piccola scala che sono le prime vittime di shock climatici estremi, ormai sempre più frequenti.
A rivelarlo è il nuovo dossier “A qualcuno piace caldo: così l'industria alimentare nutre il cambiamento climatico”, diffuso da Oxfam in occasione del Business and Climate Summit 2016 in corso a Londra. Il dossier, che analizza il rapporto tra industria alimentare e cambiamento climatico, sottolinea come le grandi aziende produttrici di queste cinque materie prime, assieme a molte altre, debbano ridurre drasticamente e al più presto la quantità di emissioni in atmosfera.
A rischio, secondo Oxfam, c’è prima di tutto il raggiungimento degli obiettivi chiave definiti nell'accordo di Parigi del dicembre scorso: l'azzeramento delle emissioni entro la metà del secolo e il contenimento dell'aumento delle temperature entro 1,5 °C.
Il rapporto individua nelle emissioni provenienti dalla produzione agricola intensiva una delle cause principali del cambiamento climatico. Basti pensare al metano prodotto dalle risaie allagate o al protossido di azoto derivante dall'utilizzo dei fertilizzanti.
"L'accordo di Parigi è stato un primo importante passo avanti, ma non riusciremo a raggiungerne gli obiettivi senza un ulteriore sforzo e un'azione urgente” spiega Elisa Bacciotti, direttrice delle Campagne di Oxfam Italia. “Il settore alimentare è il primo ad essere chiamato in causa - aggiunge - e dovrebbe davvero aprire la strada per gli altri settori, affinché questo processo virtuoso diventi realtà".
Oxfam stima che le 10 maggiori aziende del settore alimentare dipendano dal lavoro di almeno 100 milioni di agricoltori di piccola scala. Più colpite le donne, che in molti Paesi non hanno diritto a possedere la terra e incontrano molte più difficoltà nell'accesso al credito e ad altre risorse economiche. Non solo: sono spesso escluse dalle cooperative agricole e dagli altri sistemi fondamentali nel supportare il sistema agricolo quando il verificarsi di disastri climatici mette a rischio i raccolti.
"Le grandi aziende del cibo non solo devono pensare a come ridurre le emissioni di gas serra all'interno della loro filiera produttiva - conclude Bacciotti - ma devono anche garantire ai contadini un reddito adeguato in modo che possano reggere agli impatti del cambiamento climatico, senza perdere l'unica risorsa che permette loro di condurre una vita dignitosa".

red/gt