fonte immagine: pixabay.com

Geni di resistenza agli antibiotici nelle acque reflue: i depuratori non li filtrano

Uno studio dell'Ise-Cnr ha dimostrato la presenza nelle acque reflue urbane di geni di resistenza agli antibiotici che i sistemi di depurazione non riescono a rimuovere: il rischio è la diffusione dell'antibiotico-resistenza in ambiente la sua trasmissione a patogeni umani. La ricerca potrà permettere di progettare sistemi di trattamento più efficaci

Nelle acque reflue vengono rilasciati in gran quantità una serie di nuovi microinquinanti, come i geni di resistenza agli antibiotici, che gli impianti di depurazione non riescono a rimuovere in quanto non dispongono di alcun trattamento specifico. L'Istituto per lo studio degli ecosistemi del Consiglio nazionale delle ricerche (Ise-Cnr) di Verbania Pallanza ha intrapreso una ricerca al fine di sviluppare sistemi di trattamento efficienti.
"Abbiamo dimostrato come all'interno di impianti di depurazione anche molto diversi ci sia una presenza concomitante di geni di resistenza ai metalli pesanti e ad antibiotici di uso comune in medicina umana e veterinaria. Questo potrebbe determinare la diffusione dell'antibiotico resistenza in ambiente attraverso i reflui trattati, a seguito di una pressione selettiva esercitata dai metalli stessi nei sistemi di trattamento, che può portare ad una co-selezione di geni di resistenza agli antibiotici", spiega Gianluca Corno, coordinatore della ricerca e ricercatore Ise-Cnr.
"La diffusione di geni di resistenza agli antibiotici in ambiente può causare lo sviluppo di comunità batteriche resistenti in natura, e quindi la permanenza della resistenza per tempi lunghissimi, con il rischio, in aree antropizzate, di trasmissione della stessa a patogeni umani. I sistemi di depurazione delle acque sono progettati per eliminare efficacemente una serie di inquinanti di natura chimica e microbiologica (fosforo, metalli, batteri di origine fecale) ma per i nuovi microinquinanti, rilasciati nei reflui urbani, non ci sono ancora processi specifici di smaltimento".


L'immissione in ambiente di questi geni e batteri resistenti agli antibiotici attraverso i reflui urbani, industriali e di produzioni zootecniche non viene considerata dalla legislazione attuale: "Molte nazioni e l'Ue stanno però lavorando alla definizione di limiti, che imporranno un diverso design dei sistemi di trattamento, che dovrà anche tener conto dei potenziali rischi di co-selezione dei geni stessi in impianto.
"La nostra ricerca -
conclude Corno- ha coinvolto i tre impianti di depurazione di Novara, Verbania e Cannobio, un esempio di cooperazione con il territorio che può consentire lo svolgimento e la pubblicazione di ricerche a livello internazionale".
La ricerca è stata coordinata dal Gruppo di ecologia microbica (Meg) dell'Ise-Cnr in collaborazione con Università di Mons (Belgio) e Acqua Novara.Vco. I risultati sono pubblicati sulla rivista Water Research.


red/pc
(fonte: CNR)