Gestione delle acque: passano da 37 a 7 le Autorità di bacino. Spano: "Un passo storico"

Approvato il decreto attuativo del Collegato Ambientale: da 37 Autorità di bacino nazionali si passa a 7 Autorità distrettuali, un'importante novità che porterà l'accorpamento delle funzioni e lo snellimento dei rapporti fra enti locali, territorio e Autorità di Bacino con conseguente maggiore chiarezza nelle competenze e procedure più semplici

"Un passo storico: una riforma attesa da decenni che permette di ottenere finalmente un obiettivo condiviso: così Donatella Spano, Assessore all'Ambiente e ProCiv della Regione Sardegna e coordinatore della Commissione Ambiente-Energia della Conferenza delle Regioni, ha commentato l'approvazione del decreto attuativo del "Collegato Ambientale" che costituisce e dà l'avvio operativo alle Autorità di Bacino distrettuali, definendo la governance per la pianificazione in materia di acque e di difesa del suolo.
Il decreto è stato approvato in 
Conferenza Stato-Regioni il 7 luglio scorso: da trentasette Autorità di bacino nazionali, di cui trenta interregionali si passa a sette Autorità distrettuali, di cui due insulari: Po, Alpi Orientali, Appennino Settentrionale, Appennino Centrale, Appennino Meridionale, Sicilia e Sardegna.
Il nuovo impianto normativo razionalizza le competenze con l’esercizio da parte di un solo ente delle funzioni di pianificazione predisposizione dei Piani di gestione acque e alluvioni. Infine, spetterà al ministero dell’Ambiente un ruolo strategico di vigilanza e coordinamento sulle Autorità: le funzioni pianificatorie in materia di acqua e suolo sono in capo alle Autorità di bacino distrettuali e alle Regioni è assegnato l’importante ruolo di attuare i Piani di gestione alla scala sub distrettuale e territoriale regionale.

Sono trascorsi 27 anni da quando la legge istituì le Autorità di bacino e introdusse per la prima volta il principio secondo cui la difesa del suolo e la tutela delle risorse idriche devono avvenire non già sulla base di confini amministrativi ma alla scala del bacino idrografico: nel frattempo sono state emanate altre leggi e normative rimaste disattese con conseguenti carenze, sovrapposizioni di competenze e soprattutto indebolimento  dell'attività di monitoraggio, pianificazione e programmazione; ora, con questo testo l’Italia risponde anche alle criticità  sollevate dall’Ue per l’assenza di governance.   
D'intesa e in stretto raccordo con le Regioni quindi verranno quindi predisposti sette specifici Decreti del Presidente del Consiglio dei ministri  per ogni singolo distretto, per garantire in tempi rapidi la piena operatività delle nuove Autorità di distretto e definire congiuntamente con le Regioni il miglior assetto organizzativo in termini. L'approvazione dei DPCM dovrebbe avvenire nel giro di un mese.
“Si tratta – ha dichiarato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – di una delle più importanti riforme nel settore acqua mai compiute in Italia. Con questo testo, che riallinea il Paese alle direttive europee in materia, poniamo finalmente le fondamenta solide per un servizio idrico efficiente, costruito sulla chiarezza nelle competenze e nelle responsabilità, su un sistema più semplice e razionale, anche nei costi. L’Italia riparte da qui per recuperare il tempo perduto nella gestione a vari livelli del bene naturale più prezioso”.

red/pc
(fonte: Minambiente)