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Le iniziative per la Giornata Mondiale degli Oceani

Iniziative in tutta Italia per il WWF, che continueranno anche durante l'estate. Greenpeace invece chiede che l'ONU protegga almeno il 30% della superficie oceanica globale

Oggi è la XXVIII Giornata Mondiale degli Oceani indetta dall'Onu. Quest’anno avrà un sapore un po’ particolare, arrivando in concomitanza con la pandemia che sta sconvolgendo il pianeta.

Il WWF la celebra mettendo in moto varie attività che vedranno in azione per tutta l’estate la comunità di GenerAzioneMare nata grazie alla campagna in difesa del Capitale Blu.

Per il terzo anno il WWF coinvolgerà volontari, cittadini, ricercatori, aziende, pescatori, aree marine protette, tutti uniti per difendere la bellezza, le risorse e il valore economico delle risorse del mar Mediterraneo – perché la Giornata Mondiale degli Oceani possa essere anche un’occasione per parlare dei nostri territori.

L’economia blu può, infatti, mettersi in moto solo con un’efficace protezione del mare e uno sviluppo sostenibile delle attività umane: a questo proposito oggi, nella Giornata Mondiale Oceani, il WWF ha lanciato a livello regionale il suo piano per il Mediterraneo, una proposta per superare la fase post-covid e che al suo interno vede scenari di sviluppo economico da condividere con tutti i paesi e comunità costiere del bacino. Il WWF ha già stimato come l’economia legata agli oceani nel Mediterraneo possa generare un valore annuo di quasi 400 milioni di euro, l’equivalente di oltre la metà del Fondo di recupero annuale dell’Unione Europea.

Da domenica 6 giugno i volontari sono già al lavoro sulla spiaggia che costeggia l’Oasi di Burano in Toscana: nel rispetto del regole sanitarie gli attivisti, armati di guanti, sacconi e mascherine stanno liberando da rifiuti di plastica e altri inquinanti i 12 km di litorale ancora intatto e tipico della costa maremmana. Nel corso dell’estate il Tour Plastic Free sarà proposto anche in chiave self tour, per conciliare le necessarie regole di distanziamento con una delle azioni più significative di attivismo contro la contaminazione da plastica dei nostri mari.

Greenpeace, invece, ha chiesto che l'ONU protegga almeno il 30% della superficie oceanica globale. L'organizzazione ambientalista si aspetta che la Svizzera svolga un ruolo pionieristico nell'elaborazione della Convenzione delle Nazioni Unite per la protezione dell'ambiente in alto mare.

Greenpeace infatti ha chiesto alla Confederazione di sostenere il suo piano, elaborato insieme a degli scienziati in occasione di una spedizione marittima mondiale, che prevede la messa sotto protezione entro il 2030 di almeno il 30% della superficie degli oceani. Un obiettivo ambizioso ma fattibile e soprattutto necessario, scrive Greenpeace in una nota.

Finora, poco è stato fatto per fermare la distruzione delle specie negli oceani. Gli interessi economici dell'industria delle materie prime e di quella della pesca non possono più avere la precedenza sulla salute degli oceani, e quindi delle persone.

La pandemia di coronavirus, afferma Greenpeace, ha mostrato quanto siano vulnerabili le persone e quanto sia vulnerabile l'ambiente nel suo complesso. Non ci sono linee di demarcazione tra la salute umana, animale e vegetale e gli ecosistemi in generale.


La realtà è che gli esseri umani hanno fatto ammalare gli oceani, afferma ancora Greenpeace. La pesca all'eccesso, l'acidificazione, i cumuli di rifiuti plastici, l'estrazione di materie prime e il rumore sottomarino stanno distruggendo la biodiversità e gli habitat su vasta scala.

Sul versante divulgazione e sensibilizzazione, invece, per la giornata di oggi 8 giugno Sky proporrà una programmazione dedicata al tema della salvaguardia dei mari. Impegno di Sky nella difesa degli oceani che prosegue con la campagna Sky Ocean Rescue, grazie alla quale ha eliminato la plastica monouso dalle sedi e dal packaging dei propri prodotti, e più in generale nella salvaguardia dell'ambiente, con la campagna Sky 0, con cui si impegna a divenire la prima azienda media e intrattenimento net zero carbon in Europa entro il 2030.

red/gp

(Fonte: Ansa, Rsi, Wwf)