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Giornata mondiale dell'acqua, il censimento dell'Istat

Si riducono i prelievi di acqua per uso potabile, ancora rilevanti le perdite della rete idrica. Lo rileva l'Istat nel rapporto pubblicato in occasione della Giornata mondiale dell'acqua

In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, istituita dall’ONU e celebrata ogni anno il 22 marzo, l’Istat fornisce un focus tematico annuale attraverso l’integrazione di più fonti informative statistiche tra le quali figurano i primi risultati del “Censimento delle acque per uso civile” relativo all’anno 2018. Dallo studio emergono numerose notizie relative allo stato di salute delle reti fognarie, al consumo dell'acqua del rubinetto, sino ad arrivare alla qualità dell'acqua del mare e dei fiumi.

Tra le informazioni inserite nella ricerca c'è anche il fatto che ancora nel 2018 sul territorio nazionale sono presenti comuni privi del servizio di rete fognaria pubblica. Una carenza infrastrutturale che affligge 40 comuni in tutto, con un'incidenza percentuale sul totale della popolazione residente pari allo 0,7% (394.044 abitanti residenti). Nello specifico più della metà di questi comuni sono in Sicilia, in particolare nella provincia di Catania, dove 22 comuni sul totale complessivo provinciale di 55 non usufruiscono del servizio di fognatura comunale. In alcuni di questi comuni la rete fognaria è presente, ma non è stata ancora messa in esercizio in attesa del collegamento a un depuratore.


Ancora più alto il numero dei comuni italiani interessati da perdite di acqua immessa nella rete superiori al 45% del totale. Questo fenomeno infatti viene registrato in un comune su tre. Le condizioni di massima criticità, con valori superiori al 65%, sono state registrate a Chieti (74,7%), Frosinone (73,8%), Latina (69,7%) e Rieti (67,8%). Una situazione infrastrutturale decisamente favorevole, con perdite idriche totali inferiori al 25%, si è registrata invece in circa un comune su cinque, con i valori più bassi, inferiori al 15%, a Biella (9,7%), Pavia (13,5%), Mantova (14,2%), Milano (14,3%), Monza (14,5%), Pordenone (14,5%), Macerata (14,8%).

Per quanto riguarda la pratica del razionamento l'Istat ha invece registrato un leggero miglioramento: Nel 2018, 12 comuni capoluogo di provincia/città metropolitana sono stati interessati da misure di razionamento nella distribuzione dell'acqua. Si tratta di comuni dell'area del Mezzogiorno, ad eccezione della città di Latina. Un numero che negli ultimi cinque anni è rimasto pressoché stabile e riguarda quasi tutti i capoluoghi della Calabria, più della metà di quelli siciliani e la città di Sassari in Sardegna.

Per quanto riguarda l'acqua potabile, l'Istat rivela che dei 2,5 miliari di metri cubi d'acqua (378 litri per abitante al giorno) immessi nella rete nel 2018, ne sono stati erogati per usi autorizzati agli utenti finali 1,6 miliardi di metri cubi (237 litri per abitante al giorno, sia fatturati sia forniti ad uso gratuito). Ne deriva che il 37,3% dell'acqua immessa in rete è andato disperso, e non è arrivato agli utenti finali (era il 39,0% nel 2016), con ripercussioni finanziarie e ambientali di rilievo, soprattutto considerando gli episodi sempre più frequenti di scarsità idrica che interessano il nostro territorio. Le perdite totali di rete, sottolinea l'Istat, si compongono, oltre che di una parte fisiologica, che incide inevitabilmente su tutte le infrastrutture idriche, anche di una parte dovuta ad impianti vecchi e a rotture, componente prevalente soprattutto in alcune aree del territorio, e di una parte amministrativa, legata a errori di misura dei contatori e ad allacci abusivi.

Secondo i dati dell'Istituto di statistica sono ancora tante le persone che non si fidano a bere l'acqua dal rubinetto, il 29% di quelle italiane, cioè 7 milioni 400 mila famiglie. Un dato che nel tempo è diminuito progressivamente: da una percentuale del 40,1% del 2002, si è arrivati al 29,% nel 2019. Permangono notevoli differenze territoriali: il Nord-est è al 19,3% e nelle Isole si raggiunge il 54,9%. Toccano le percentuali più elevate Sardegna (59,9%), Sicilia (53,1%) e Calabria (48,8%).

Ed ecco che non stupisce il fatto che aumenti la spesa familiare per l'acqua minerale. Secondo l'Istat la spesa mensile sostenuta dalle famiglie per l'acquisto di acqua minerale nel 2018 è di 12,48 euro, in aumento del 4,5% rispetto all'anno precedente. Nel 2018 la spesa per la fornitura d'acqua per l'abitazione è solo di 2,20 euro in più di quella relativa al consumo di acqua minerale, si tratta della differenza più bassa registrata dal 2014. Tuttavia in termini di costo unitario (euro/litro) la spesa mensile per acqua minerale consumata è circa seimila volte superiore a quella fatturata per uso domestico. Nel complesso, rispetto al 2014, la spesa familiare per acqua minerale cresce di più di quella per la fornitura di acqua alle abitazioni (+20,6% contro +11,8%). Per la fornitura di acqua nell'abitazione ogni famiglia ha speso in media 14,65 euro al mese, valore pressoché invariato rispetto ai 14,69 euro del 2017, che rappresenta lo 0,6% della spesa media mensile familiare complessiva per il consumo di beni e servizi. Considerando come anno di riferimento il 2015, questa voce di spesa in valore assoluto è aumentata del 9,4%.

Nel 2018, per la prima volta negli ultimi vent'anni, si riducono anche i prelievi per uso potabile (-2,7% rispetto al 2015). A variare notevolmente è stata la composizione del volume prelevato per tipologia di fonte: vi sono meno prelievi da sorgente e invaso a favore delle captazioni da pozzo. Rispetto al 2015, i prelievi da lago naturale e bacino artificiale si riducono complessivamente del 7,6%, i prelievi da sorgente e corso d'acqua superficiale rispettivamente del 3,8% e del 3,2%, mentre le captazioni da pozzo rimangono pressoché stabili (-0,7%). In calo anche i prelievi da acque marine o salmastre (-7,1%), che rappresentano ancora una parte minima della risorsa prelevata.

L'Istat è poi andata a verificare i livelli di soddisfazione delle famiglie residenti in Italia allacciate alla rete idrica comunale. Complessivamente, gli italiani che si ritengono molto o abbastanza soddisfatti del servizio idrico sono l'86,6%. Il livello di soddisfazione varia sul territorio: molto o abbastanza soddisfatte nove famiglie su dieci al Nord, otto nel Centro e nel Sud e sette nelle Isole. A livello regionale, la quota di famiglie poco soddisfatte supera di gran lunga la percentuale di quelle molto soddisfatte in Calabria (25,7% poco soddisfatte contro 13,0% molto soddisfatte), Sardegna (24,3% contro 11,1%) e Sicilia (23,8% contro 11,2%). Nel 2019 si attesta all'8,6% la quota di famiglie che lamentano irregolarità nel servizio di erogazione dell'acqua nelle loro abitazioni. È un valore in lieve calo rispetto al 2018 e molto distante dai picchi rilevati a partire dal 2002 e, soprattutto, da quello del 2003 (17,0%). Il disservizio investe in misura diversa le regioni e interessa quasi 2 milioni 198 mila famiglie, il 61,9% delle quali, poco meno di 1 milione 400 mila, vive nelle regioni del Mezzogiorno. La Calabria, pur rimanendo la regione con la quota più elevata di famiglie (31,2%) che lamentano l'inefficienza del servizio, registra comunque un deciso miglioramento (una diminuzione di 8 punti percentuali rispetto all'anno precedente). Quote esigue si registrano al Nord-ovest e Nord-est (3,0% e 3,2%), mentre al Centro meno di una famiglia su dieci dichiara che il servizio di erogazione è irregolare. Il problema dell'irregolarità nell'erogazione dell'acqua si presenta durante tutto l'anno per il 35,9% delle famiglie, per il 32,2% solo nel periodo estivo e per il 30,6% è sporadico. Oltre la metà delle famiglie (52,7%) considera adeguati i costi sostenuti per l'erogazione dell'acqua mentre il 39,9% li giudica elevati. Gli insoddisfatti toccano il 51,6% nelle Isole, il 45% al Centro e al Sud. Livelli molto più bassi si registrano nel Nord-ovest e nel Nord-est (33,5% e 34,3%).

Tra le acque monitorate dallo studio Istat ci sono anche quelle dei mari e dei fiumi italiani. Nel caso del mare il censimento afferma che il 93,5% delle coste monitorate per la balneazione sono eccellenti e che solo lo 0,8% ha qualità scarsa. Tenendo conto anche delle acque monitorate interdette alla balneazione (divieti temporanei) per l'intera stagione balneare, a causa della presenza di contaminanti oltre le soglie di rischio per la salute, è stato calcolato l'indicatore relativo ai tratti di costa balneabili (percentuale della lunghezza della costa balneabile rispetto alla lunghezza complessiva della linea litoranea): risulta, quindi, balneabile il 66,5% delle coste marine italiane. L'1,4% di costa monitorata non è stata mai aperta durante tutta la stagione balneare 2018. Nel 2018 "le coste monitorate ai fini della qualità delle acque di balneazione sono oltre due terzi (67,9%) della linea litoranea italiana (superiore a 9.000 km). Il restante 32,1% è soggetto a divieto permanente di utilizzo ai fini balneari, sia perché destinato ad altri usi (porti, aree militari, aree protette o inaccessibili), sia per motivi di tutela sanitaria (aree fortemente inquinate non risanabili)".

Infine la ricerca si sofferma ad analizzare la serie storica del volume annuale di acqua defluita a mare nei principali fiumi italiani (Po, Adige, Arno, Tevere), per fornire indirettamente un quadro delle risorse idriche disponibili e utilizzabili nei territori presenti nei bacini idrografici dei corsi d'acqua. Rispetto al valore medio del periodo 1971-2000 per alcuni di questi corsi d'acqua si registra, negli ultimi 19 anni (dal 2001 al 2019), un'importante riduzione dei volumi defluiti a mare, pari al 15% per il Tevere e di oltre l'11% per il Po. Dall'analisi a scala stagionale e mensile dell'andamento dei deflussi si osserva un aumento degli eventi di siccità e delle ondate di piena, anche a causa del mutamento in intensità e frequenza dei fenomeni estremi meteo-climatici. I deflussi dei corsi d'acqua sono fortemente correlati con le precipitazioni registrate nei bacini idrografici superficiali considerati, anche se nella determinazione del deflusso intervengono molte altre variabili di natura antropica (invasi, prelievi, opere idrauliche).


Red/cb
(Fonte: Istat)