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Gli omicidi degli attivisti ambientali sono raddoppiati negli ultimi 15 anni

Almeno 1558 persone in 50 Stati sono state uccise tra il 2002 e il 2017 mentre cercavano di proteggere le loro terre

Gli omicidi di attivisti ambientali sono raddoppiati negli ultimi 15 anni, raggiungendo numeri che si registrano in zone di guerra. Lo rivela uno studio, pubblicato su Nature Sustainability, che rivela come gli omicidi avvengano per lo più in Paesi con maggiori livelli di corruzione e leggi più deboli

Almeno 1558 persone in 50 Stati sono state uccise tra il 2002 e il 2017 mentre cercavano di proteggere le loro terre. Un bilancio che corrisponde a metà dei soldati uccisi in Iraq e Afghanistan dal 2001 in poi. Il tasso di uccisioni è salito da due a quattro alla settimana in questo periodo. I ricercatori, tra l'altro, parlano di una sottostima, perché in molti Paesi questi omicidi non vengono denunciati e perseguiti.

Quasi tutti gli omicidi si sono verificati in quei Paesi in cui c'è più corruzione e privazione di diritti umani. In particolare, a essere colpiti il Sud America e il Centro America.

Le uccisioni di ambientalisti, inoltre, rivela lo studio, difficilmente ottengono giustizia: solo nel 10% dei casi si arriva a una condanna, mentre in generale questa percentuale arriva al 43% per tutti gli omicidi.

"Pensiamo che gli attacchi agli indigeni possano aumentare, in particolare in Brasile, dove il [presidente] Jair Bolsonaro ha preso il potere con la promessa che gli indigeni devono adattarsi alla maggioranza o scomparire. Sta mettendo al primo posto lo sfruttamento dell'ambiente", ha avvertito la coautrice del rapporto, Frances Lambrick, co-fondatrice e direttrice della ONG Not1More.

red/mn

(fonte: Guardian)