Gli speleologi ci vedono al buio?
La testimonianza di un
esploratore degli abissi

Si chiama "illusione delle speleologo" la sensazione di vedere i movimenti delle proprie mani nel buio più profondo, a centinaia di metri sottoterra. Massimo Goldoni, speleologo e istruttore SSI (Società Speleologica Italiana) però fa un distinguo

E' di questi giorni la notizia di una ricerca condotta da un gruppo di studiosi americani dell'Università Rochester e della Vanderbilt University, secondo cui una persona su due sarebbe in grado di vederci al buio. La ricerca, pubblicata sulla rivista Psychological Science, sarebbe stata stimolata dalle affermazioni degli speleologi, che più volte avrebbero dichiarato di vedere perfettamente le proprie mani anche a 300 metri sotto terra. Quindi quella percezione che viene definita l'illusione dello speleologo' potrebbe essere un fatto scientificamente dimostrabile. La ricerca infatti ha cercato di confermare l'ipotesi che i movimenti del corpo trasmettono segnali sensoriali che possono creare reali percezioni visive nel cervello, anche in completa assenza di sollecitazioni ottiche: a supporto di questa teoria lo studio ha anche prodotto i risultati di una serie di sperimentazioni messe in campo su 129 volontari, con test che avrebbero dimostrato che una persona su due in effetti sarebbe in grado di vederci pur avendo gli occhi bendati.

Per capire cosa veramente accade nel buio di una grotta abbiamo chiesto a
Massimo (Max) Goldoni,  speleologo di lungo corso, consigliere e istruttore della Società Speleologica Italiana di "illuminarci" (è proprio il caso di dirlo) su questa teoria.

Max da quanto tempo sei speleologo?
"Dal 1985, in 26 anni ho visitato ed esplorato grotte a sviluppo orizzontale e verticale, bagnate o fossili e posso garantire che...le grotte sono buie, sempre!"

Hai provato anche tu la sensazione di 'vederci al buio' a cui si fa riferimento nella ricerca?
"Vedere? Vedere significa elaborare informazioni che giungono dall'esterno attraverso la vista. Poi, certo, si può percepire attraverso il tatto, l'olfatto, l'udito. O avere immagini inviate dall'interno, memorizzate. Ma se rimani al buio in grotta e ti affidi a questo, rischi incidenti molto molto seri..."


Quindi non credi che si possa 'vedere' in modo diverso, attraverso le mani o i movimenti del corpo al buio..
"Un conto è vedere, altro è ricordare o percepire. E' chiaro che in un ambiente conosciuto puoi fare un percorso anche al buio o a occhi chiusi. Ma deve essere, appunto, un ambiente semplice e conosciuto".

Ti sarà capitato qualche volta di rimanere al buio più totale in grotta...come te la sei cavata?
"Sì, sono rimasto al buio in situazioni critiche, e per mia fortuna non mi sono affidato alle immagini che il cervello continuava a inviarmi, perché avrei potuto inciampare o precipitare. Sono stato fermo, ho provato a ripristinare l'apparato illuminante. Ci sono riuscito. Sennò avrei aspettato altri. L'illusione di vedere al buio è oltremodo pericolosa!"

Quindi cosa ne pensi dei risultati di questa ricerca?
"Non ho letto la ricerca, solo un paio di articoli che ne davano conto. Mi è sembrato che avesse ben poco senso o che si trattasse di una traduzione deviata di qualcosa che forse in origine era diverso. Si parla di vedere le proprie mani a 300 metri di profondità: è un dato che non significa nulla. Fuori dall'arrivo della luce esterna è buio. Punto. In grotta, a seconda di ingresso, dimensioni e morfologia, da un certo punto in poi e' buio. L'occhio non rimanda informazioni, non interfaccia l'esterno con la mente. Attenzione a non creare falsi miti".



Patrizia Calzolari