Il capo del Dipartimento di Protezione Civile Franco Gabrielli

Gli Stati attori e beneficiari
degli interventi d'emergenza

Il Capo del Dipartimento della protezione Civile Franco Gabrielli è intervenuto ieri alla seconda giornata della conferenza internazionale su Protezione civile e interventi umanitari in corso a Roma

Fino a qualche anno fa la protezione civile, legata ai sistemi di difesa e di sicurezza dello Stato, e l'aiuto umanitario, gestito in gran parte da Ong, erano due mondi destinati a non incontrarsi. Oggi però, soprattutto in vista del processo di integrazione tra i due strumenti promosso dall'Unione europea, é necessaro aprire un dialogo che non schiacci o snaturi l'identità e il ruolo della protezione civile a vantaggio dell'intervento privato, e con esso il ruolo degli Stati, sia come attori sia come beneficiari degli interventi d'emergenza. Ne é convinto il Capo del Dipartimento della protezione Civile Franco Gabrielli che è intervenuto ieri durante i lavori della seconda giornata della conferenza internazionale su Protezione civile e interventi umanitari in corso a Roma. Gabrielli ha sottolineato come sia importante evitare ''un'assimilazione tra i due sistemi'', scelta possibile ''lasciando protezione civile e aiuto umanitario come due ambiti distinti e liberi di continuare a svilupparsi e migliorarsi costantemente in un'ottica di reciproca complementarietà''. In un momento in cui si restringono le risorse pubbliche per la cooperazione e l'aiuto d'emergenza sul campo, Gabrielli ha richiamato la necessità che, a maggior ragione nel quadro della riforma del meccanismo della protezione civile europea che sta prendendo forma, ''si assegni agli Stati un ruolo centrale ed attivo, operativo, da protagonisti, nel rispetto del Trattato di Lisbona che affida all'Unione il compito di intervenire a sostegno e completamento dell'azione degli stati membri, senza sostituirsi ad essi''. Ultimo richiamo, alla Comunità' internazionale, perché "riscopra il ruolo dello Stato colpito da un'emergenza, che sebbene modifichi la capacità di continuare la sua vita ordinaria, deve essere aiutato, non sostituito".

(redazione/asca)