I fiumi italiani
e la "sindrome d'abbandono"

Il dossier presentato ieri a Roma dal Wwf evidenzia una situazione desolante: solo 4 fiumi su 30 sono in buona salute

I fiumi italiani non sono in buona salute. E' quanto emerge dal dossier del Wwf 'Fiumi d'Italia' presentato ieri a Roma. In Italia solo 4 fiumi su 30 sono in buona salute: sono il Melfa (Lazio), il Tagliamento (Friuli Venezia Giulia), l'Angitola e il Ciane (Calabria). Lo studio evidenzia un ritardo politico, istituzionale e culturale nella gestione dei corsi d'acqua, aggravato da una "endemica incapacità di affrontare per tempo e responsabilmente i problemi ambientali". Fattore comune di degrado, le discariche abusive lungo gli argini: "Solo sul Volturno ne sono stati rilevate 65, mentre sull'Agri erano 51 i depositi di rifiuti", denuncia il Wwf nel suo studio. In totale: 165 discariche abusive. Per di più, dei tratti fluviali censiti dal Wwf, ben 12 sono interessati da depositi o presenza di eternit, e "lungo il Volturno delle 65 discariche rilevate oltre la metà contenevano amianto".

Come se non bastasse, la situazione è ulteriormente appesantita da canalizzazione e diffusa infrastrutturazione della rete idrografica, da consumo e l'impermeabilizzazione dei suoli, che "dovrebbero essere lasciati all'esondazione naturale" e dalla continua distruzione della vegetazione naturale che cresce lungo le sponde. Anche l'agricoltura e la zootecnia, nonché gli eccessivi prelievi d'acqua per diversi usi hanno prodotto "impatti ambientali estremamente pesanti ai corsi d'acqua e alle falde" e "stravolto i regimi naturali dei corsi d'acqua, enfatizzando i fenomeni estremi, quali magre e piene. Quest'ultimo aspetto è di non poco conto, dato che nel rapporto appena ultimato dall'Agenzia europea per l'ambiente si conferma, come "tra il 1998 e il 2009 i disastri naturali hanno causato in Europa poco meno di 100 mila morti, hanno colpito 11 milioni di persone e hanno prodotto danni per 150 miliardi di euro". La soluzione per il Wwf consisterebbe nella "rinaturazione dei corsi d'acqua per ripristinare le caratteristiche ambientali e la funzionalità ecologica degli ecosistemi. Perché solo un ambiente sano può reagire adeguatamente ad alluvioni, siccità e frane dissesto idrogeologico". E i fondi? Oltre che dal Governo, secondo gli ambientalisti, dovrebbero essere disponibili molte risorse che sono presenti sul territorio e che "già, in teoria, dovrebbero essere utilizzate per far fronte al dissesto idrogeologico o per favorire la riqualificazione dei bacini idrografici". Un vero cambio di rotta si potrebbe realizzare utilizzando le risorse derivanti dai canoni per l'uso dell'acqua", che, seppur "spesso troppo bassi", derivano dalla produzione idroelettrica, dalle attività agricole, dalle concessioni per la captazione di acque minerali e termali, dalle concessioni dei diritti di pesca, dalle concessioni per il demanio idrico.


Julia Gelodi