I giovani italiani, sempre più volontari e solidali

In occasione della Giornata Internazionale del Volontariato di domani, emergono alcuni dati forniti dall'Indagine Istat sugli Aspetti della Vita Quotidiana. In particolare, la Fondazione Volontariato e Partecipazione sottolinea che, fra i giovani, il tasso di partecipazione alle attività di volontariato è in crescita

In occasione della Giornata Internazionale del Volontariato vale la pena soffermarsi sui dati emersi da una recente Indagine Istat sugli Aspetti della Vita Quotidiana: elaborando i dati dell'Istituto Nazionale di Ricerca e Statistica, infatti, la Fondazione Volontariato e Partecipazione ha diffuso i numeri della partecipazione alle attività di volontariato dei giovani di casa nostra: per chi ha meno di 35 anni la percentuale di chi si spende nel sociale varia tra il 10 e il 12%, in aumento rispetto al passato, il che significa, tradotto in numeri, che tra i 14 e i 29 anni sono 1.050.000 i giovani che fanno volontariato. Il massimo della partecipazione e dell'impegno viene fatto registrare tra i 40 e i 64 anni, quando la percentuale si alza al 15%. Leggendo con maggiore attenzioni i numeri e le percentuali, si scopre che fra coloro che hanno un'età compresa fra i 20 e i 34 anni il tasso di partecipazione dei laureati (16,3%) è quasi il triplo di quello di coloro che sono in possesso della sola licenza media o di un titolo inferiore (6%). E in che cosa amano impegnarsi, i giovani? A questa domanda si può rispondere dicendo che le preferenze dei giovani non sono diverse da quelle degli adulti e che convergono principalmente sulle associazioni attive nell'ambito dell'istruzione.
Ma come è stata scattata la fotografia del volontario italiano? Come abbiamo detto, sle fonti statistiche sono l’Indagine sugli Aspetti della Vita Quotidiana degli Italiani (ISTAT) e l’Indagine Campionaria sulle Organizzazioni di Volontariato in Italia (CNV-FVP).
A questo proposito, va rilevato che l’introduzione di uno specifico modulo dedicato alle “attività gratuite a beneficio di altri individui”, che è stato utilizzato per l’indagine sugli Aspetti della Vita Quotidiana del 2013, costituisce un’importante opportunità per ricostruire il quadro complessivo del volontariato, sotto il profilo quantitativo ma anche qualitativo. I risultati dell’indagine consentono di quantificare in modo attendibile l’entità del fenomeno, che coinvolge circa 1.710.000 individui, pari al 3,2% della popolazione italiana con più di 14 anni, e la sua diffusione territoriale, più elevata nelle regioni del Nord e del Centro del Paese con punte superiori al 4,5% in Veneto e Lombardia e addirittura prossime all’8% in Trentino Alto-Adige. Al di là dei divari territoriali, il quadro che emerge dall’indagine è ricco di stimoli positivi: chi contribuisce alle attività svolte dalle associazioni di volontariato è in media più istruito rispetto a chi non è impegnato su tale fronte (il 21,2% dei primi dispone di una laurea rispetto all’11,2% dei secondi), più dedito a consumi culturali, più interessato ai problemi politici e sociali, più soddisfatto della propria vita e più ottimista circa le prospettive future. Questi elementi contribuiscono a consolidare l’immagine del volontariato come segmento avanzato della società civile, costituito da individui che riescono a coniugare soddisfazione personale e progetti di avanzamento collettivo. La netta prevalenza di motivazioni che fanno riferimento alla solidarietà (il 43,% dei volontari è spinto dal desiderio di “dare un contributo alla propria comunità") e l’alto livello di soddisfazione tratto dall’attività svolta (il 51,3% dei volontari dichiara di sentirsi meglio con se stesso) confermano tale percezione. Del resto, chi fa volontariato organizzato gode anche di una situazione economica migliore rispetto alla media; ha un reddito un po’ più alto e, soprattutto, dispone di una posizione lavorativa più stabile: favorito probabilmente anche dall’”orario fisso”, il 26,9% dei volontari lavora in ambito pubblico contro il 18,4% degli altri. In breve, il volontario è un soggetto che sceglie di destinare una quota significativa delle proprie risorse discrezionali – l’impegno medio mensile è di circa 20 ore – ad attività gratuite. In sintesi, possiamo dire che la figura del volontario è caratterizzata dalla forte necessità di relazione, finalizzata alla persona e alla valorizzazione del sociale.

red/lg