Il comportamento del vulcano:
un modello per lo Stromboli

Un gruppo di sei ricercatori dell'INGV e di altri istituti scientifici è riuscito ad elaborare un 'modello comportamentale' del vulcano Stromboli.

Un gruppo di sei ricercatori dell'INGV e di altri istituti scientifici (Sonia Calvari, Letizia Spampinato, Alessandro Bonaccorso, Clive Oppenheimer, Eleonora Rivalta, Enzo Boschi) è riuscito ad elaborare un 'modello comportamentale' del vulcano Stromboli. Questo vulcano ha un comportamento eruttivo chiamato dai vulcanologi 'parossistico', caratterizzato cioè da violente esplosioni, accompagnate da forti detonazioni, lanci di bombe vulcaniche e lapilli, e formazione di una colonna eruttiva di gas e ceneri fino a 2-3 km d'altezza. Un comportamento del genere si è verificato le ultime due volte il 5 aprile 2003 e il 15 marzo 2007, provocando, come già in passato, danni notevoli. Dopo una minuziosa analisi dei vari dati strumentali raccolti durante le ultime due crisi parossistiche, i ricercatori sono riusciti a produrre uno 'schema' eruttivo per lo Stromboli: si è infatti evidenziato che in entrambi i casi, l'esplosione parossistica e' avvenuta dopo che una massa di magma di circa 4 milioni di metri cubi è risalita fino ai crateri sommitali e si è riversata nella Sciara del Fuoco. Questo flusso di lava ha prodotto lo svuotamento dei condotti più superficiali del vulcano e una decompressione che ha avuto provocato a sua volta il richiamo di magma fresco e ricco di anidride carbonica e altri elementi volatili dal serbatoio del vulcano, situato ad oltre 6 km di profondità. Una lava di questo tipo risale impetuosamente lungo i condotti e si riversa con violenza all'esterno.

Chiarire i meccanismi che precedono il temibile evento esplosivo, ha una grande importanza sia dal punto di vista scientifico che della protezione civile, come spiega la ricercatrice Sonia Calvari della sede INGV di Catania: "Aver rilevato che un volume specifico di magma viene eruttato prima dei parossismi recenti (2003 e 2007) implica la possibilità di prevedere questi eventi, se riusciamo a misurare giornalmente il magma eruttato durante le fasi effusive. Queste misure del tasso eruttivo vengono condotte giornalmente, durante le crisi effusive, per mezzo del monitoraggio con telecamere termiche portatili utilizzate da elicottero, mezzo quest'ultimo solitamente messo a disposizione dalla Protezione Civile". Questa metodologia e' stata messa a punto gia' nel 2003, ed applicata alle crisi eruttive 2003 e 2007.

A proposito del rischio tsunami derivante dall'enorme massa di materiale eruttivo che dallo Stromboli si riversano lungo la Sciara del Fuoco e poi in mare, la Calvini aggiunge: ''Con un sistema di monitoraggio integrato e multidisciplinare ci si difende da questo rischio che coinvolge la sismicità, le misure di deformazione del suolo, le caratteristiche petrologiche dei magmi eruttati e geochimiche dei gas emessi dai crateri sommitali, possiamo riconoscere ogni piccola variazione nello stato del vulcano.A questi molteplici strumenti di misura si associa un sistema di allerta sonoro, messo a punto dalla Protezione Civile, per avvisare gli abitanti in caso di pericolo. Quando questo si attiva, esistono nell'isola di Stromboli dei cartelloni che indicano i percorsi da seguire per mettersi rapidamente al sicuro, in zone ubicate oltre i 10 m di quota''.


Julia Gelodi