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Il deficit della neve in Italia invita all'attenzione durante la stagione estiva

Temperature molto superiori alla media, precipitazioni scarse e un mese estremamente secco hanno intensificato la fusione del manto nevoso. Tutti dati che vanno considerati per tenere d'occhio la siccità estiva

Uno dei parametri a cui fare più attenzione quando si parla di siccità è lo Snow Water Equivalent (SWE), o “equivalente idrico nivale”, cioè la quantità di acqua disponibile se tutta la neve venisse completamente fusa. Avere un quadro della neve in Italia è fondamentale per fare una stima delle risorse idriche.

Per sapere quanta acqua avremo durante la stagione estiva occorre monitorare la stagione della neve. E la stagione della neve non finisce in un giorno preciso. Come spiega Fondazione Cima, il cambiamento è progressivo: la fase di accumulo lascia spazio alla fusione; il manto nevoso inizia a trasformarsi nella risorsa idrica – una risorsa che alimenterà fiumi, laghi, invasi e suoli durante i mesi più caldi.

Cosa è successo ad aprile?
Nell’aprile 2026 non abbiamo visto una normale fusione primaverile: i dati hanno mostrato infatti una velocità di diminuzione dello SWE molto più elevata rispetto alla climatologia, soprattutto nei grandi bacini alpini. Solo poche settimane fa, a metà aprile, gran parte dell’Italia (e in particolare il Po, l’area con più neve in Italia) si trovava ancora in condizioni vicine alla media stagionale. Poi il sistema ha accelerato rapidamente: temperature molto superiori alla media, precipitazioni scarse e un mese estremamente secco hanno intensificato la fusione del manto nevoso. Oggi lo Snow Water Equivalent (SWE) nazionale è sceso fino a circa –48% rispetto alla media per questo periodo dell’anno.

Questa transizione, che è stata più rapida del normale in molte aree del Paese, è stato uno degli elementi più rilevanti emersi dall’ultimo aggiornamento della stagione nivale italiana.

Aprile è stato un mese estremamente secco su gran parte della Penisola, in particolare al Nord e lungo il versante tirrenico, dove le anomalie di precipitazione hanno raggiunto localmente valori inferiori anche all’–80%. Sul versante adriatico, invece, restano visibili gli effetti delle abbondanti nevicate di inizio aprile. Come osserva Francesco Avanzi, ricercatore esperto di idrologia nivale di Fondazione CIMA: “Quando la temperatura aumenta così rapidamente in primavera, la neve cambia comportamento in pochi giorni. Non osserviamo solo la normale fusione stagionale, ma una vera accelerazione del trasferimento dell’acqua dalla neve verso suoli e fiumi. È una dinamica che modifica tempi e velocità della disponibilità idrica, soprattutto in vista dell’estate”.

La stagione della neve italiana 2025/2026 si chiude quindi con un quadro molto eterogeneo: complessivamente positiva al Nord-Ovest, più instabile e variabile al Centro-Sud, e persistentemente sotto media sul Triveneto. Ora bisognerà vedere come la neve accumulata durante l’inverno inizia davvero a raccontare il suo impatto sul territorio.

red/gp

(Fonte: Fondazione Cima)