IL DOSSIER
NUE 112: un'odissea tutta italiana

Entro maggio 2011 il 112 deve diventare, in tutti gli Stati membri dell'Unione europea, il Numero Unico per le Emergenze. Mentre nel resto dell'Europa il servizio è già attivo, in Italia si assiste ad un forte ritardo, con una sola sperimentazione avviata e riuscita

Chi chiamare quando ci si trova in una situazione di emergenza? E se ci si trova all'estero? Per semplificare le cose, è stato istituito il 112 - Numero Unico europeo per l'Emergenza - grazie al quale, negli Stati membri dell'Unione europea, chiamando un unico numero è possibile ottenere l'aiuto necessario a seconda della situazione in cui si trova. In Italia, com'è prevedibile, siamo indietro: se si chiama il 112 rispondono i Carabinieri, che devono poi smistare la chiamata a chi di competenza o indicare qual è il numero giusto da contattare, a seconda del tipo di emergenza. Un passaggio che comporta una notevole perdita di tempo. E a questo si aggiunge la difficoltà nello spiegare dove ci si trova al centralinista che risponde, mentre il Numero Unico 112, come previsto dalla normativa europea, deve permettere una rapida localizzazione del chiamante anche se questo non è in grado di spiegare la sua posizione. Com'è possibile che in Lituania o in Estonia il 112 sia già diventato l'unico numero per le emergenze, mentre in Italia siamo sempre in ritardo?

In alcuni Paesi europei (Danimarca, Lussemburgo, Finlandia, Islanda, Olanda, Portogallo, Svezia, Lituania ed Estonia) il 112 è l'unico numero per tutte le emergenze. Negli altri Stati membri dell'Ue si assiste a situazioni diverse, a seconda della volontà dei singoli governi nazionali, ma comunque il 112 funziona già in parallelo con gli altri numeri di emergenza nazionali: in Svezia ad esempio la centralizzazione delle chiamate di emergenza, già istituita nel 1953, è oggi operativa con il numero 112 gestito da SOS Alarm, una società che ha 600 operatori e 20 centrali operative che gestiscono le chiamate di emergenza; in Francia il 112 si affianca agli altri numeri di emergenza esistenti; in Austria, nonostante siano ancora attivi gli altri numeri, si fanno ampie campagne di sensibilizzazione per il 112; le centrali operative del 112 in Repubblica Ceca sono capaci di localizzare il chiamante e inoltre di ricevere chiamate anche da distretti distanti se quello dell'utente è sovraccarico (fonte: eena.it) E questi sono solo alcuni esempi delle realtà cui l'Italia potrebbe ispirarsi, soprattutto per quel che riguarda le soluzioni tecnologiche adottate e per l'organizzazione del servizio.

Inutile a dirsi, le azioni della Commissione europea contro il nostro Paese in questi anni sono state numerose. Prima di tutto, nel 2006 e nel 2008 la Commissione ha aperto due procedure di infrazione contro l'Italia per non aver reso efficace il numero di emergenza 112 come richiesto dal regolamento europeo: nella maggior parte dei casi i centralini di servizio di emergenza a cui giungevano le chiamate al 112 non erano in grado di trasferire l'utente ai centralini degli altri servizi di emergenza richiesti. Poi, quando il numero ha cominciato ad essere operativo il problema è diventato principalmente un altro, e cioè l'impossibilità di localizzare il chiamante, requisito fondamentale e indispensabile del Numero Unico Europeo. Vivien Reding, Commissaria europea alle telecomunicazioni, ha ripetuto più volte la necessità di conoscere l'ubicazione del chiamante "per un funzionamento efficace del numero unico". Il servizio, già attivo nella maggior parte degli Stati membri dell'Ue, rappresenta per l'Italia un problema che non è ancora stato risolto, e che a maggio di quest'anno ha portato la Commissione europea a chiedere alla Corte di giustizia europea di infliggere al nostro Paese una maxi multa.

In Italia la prima vera sperimentazione del NUE 112 è partita il 21 giugno a Varese, dove un call center è in grado di inoltrare le chiamate che arrivano al 112 alla Centrale operativa di competenza (112,113,115 o 118), di offrire assistenza in più lingue e di localizzare automaticamente il chiamante, punto su cui la Commissione europea insiste molto. Sono stati recentemente esposti i risultati dei primi 80 giorni di sperimentazione: al Numero Unico sono arrivate 153 mila chiamate (circa 1.600 al giorno), e questo ha comportato un carico decisamente inferiore ai centralini di polizia, carabinieri e pompieri. A Varese va anche il merito di aver avviato, sempre per la prima volta in Italia, il servizio 112 via sms per i non-udenti, allineandosi così alla direttiva europea che prevede un miglioramento dell'accesso al 112 anche per i disabili. Visto il grande successo ottenuto, il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni vuole ora estendere il servizio a tutta la Regione.

Ma nel resto del Paese che succede? Come mai Varese rimane al momento un caso isolato? Se si pensa che l'attivazione del 112 come Numero Unico per le Emergenze deve avvenire in tutti i Paesi dell'Unione Europea - Italia inclusa - entro maggio 2011, cosa stiamo aspettando? Il Ministro degli Interni Roberto Maroni ha assicurato che "ci stiamo adeguando", e che la sperimentazione a Varese serve "per arrivare a definire, entro il prossimo maggio, un modello da attuare poi in tutte le regioni d'Italia".
Le tecnologie esistono e la localizzazione del chiamante è possibile. Staremo a vedere.



Elisabetta Bosi