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Il dragaggio dei fiumi non è la soluzione contro le alluvioni

Nonostante la convinzione diffusa, secondo molti esperti, il dredging non aiuta a prevenire esondazioni, ma, al contrario, può risultare più dannoso

La denuncia sulla mancata manutenzione dei fiumi si leva a gran voce nell’opinione pubblica ogni volta che si verificano eventi alluvionali, e anche nel caso di quella che ha colpito recentemente la Romagna. Gli esperti nel corso degli anni sono tornati più volte sul tema, ponendo prove scientifiche a supporto dell’insensatezza di questa teoria. Il dredging o dragaggio dei fiumi infatti non porta sempre beneficio, anzi spesso può risultare dannoso per l’equilibrio del dinamismo delle acque e dei letti fluviali.

Rischi geologici
Studi scientifici hanno rilevato che i dragaggi effettuati nel secolo scorso hanno provocato più danni che effetti positivi. Già nel 2019 sul periodico trimestrale della SIGEA (Società Italiana di Geologia Ambientale) il geologo Fabio Luino, Coordinatore Nazionale Area Tematica Rischio Geo-Idrogeologico SIGEA, segnalava come la pratica di estrazione di inerti, soprattutto nell’alveo del Po, abbia alterato l’equilibrio del corso d’acqua, in quanto lo stesso “nel giro di qualche anno tenderà a definire un nuovo equilibrio aumentando la propria azione erosiva di fondo alveo determinando la scomparsa del materasso alluvionale ed il conseguente restringimento dell’alveo stesso”. Inoltre, la pratica aumenterebbe il rischio a valle per l’accelerazione e la concentrazione dei deflussi. L’estrazione degli inerti è stata vietata dagli anni '70, ma spesso sono state rilasciate concessioni ad hoc per la facilità e l’economicità rispetto ad altri metodi di approvvigionamento. Lo stesso Luino, in una nota recente, conferma: “molti sono convinti che dragarli possa far aumentare la sezione di deflusso del corso d’acqua e migliorare l’efficienza idraulica. I corsi d’acqua sono spesso considerati come elementi territoriali scomodi, in conflitto con le esigenze di uso del suolo, particolarmente nelle aree pianeggianti e soprattutto nell’attraversamento delle aree urbanizzate”.

Costoso e distrugge l'habitat fluviale
Dello stesso avviso il Consorzio di Bonifica Medio Valdarno, che nel 2021 sul proprio sito ribadiva "l’inutilità, se non la pericolosità, delle attività di dragaggio". Il Consorzio ritiene scientificamente provato che non sia utile ai fini idraulici specie in relazione ai costi economici e ambientali. Dal punto di vista economico, per la particolare onerosità delle procedure speciali imposte dalle norme in materia di gestione dei rifiuti; per l’aspetto ambientale, in quanto provoca lo stravolgimento dell’habitat fluviale nel luogo di intervento e anche perché si va a privare il restante tratto di fiume di importanti componenti organici e inorganici, che contrasterebbero il fenomeno erosivo del mare. Ulteriormente, l’abbassamento degli alvei comporterebbe smottamenti spondali, franamenti del piede arginale interno e scalzamenti strutturali a opere idrauliche e civili, come i ponti.

Aumenta il rischio idraulico
Simile tenore i recenti pareri di Carlo Camporeale e Roberto Rivelli, docenti del Politecnico di Torino, in alcune dichiarazioni rese alla stampa: “è ormai noto alla quasi totalità degli esperti e degli addetti ai lavori che l’asportazione dei sedimenti non diminuisca il rischio idraulico, ma in molti casi rischi addirittura di aumentarlo”. Per i due professori il fiume è un sistema dinamico complesso le cui modifiche fanno evolvere il sistema verso un nuovo stato di equilibrio, accezione che non sempre può essere considerata positiva, stante che ogni evento di una certa entità modifica il sistema fiume, che va visto nella sua tridimensionalità. Ogni modifica di una sua dimensione incide profondamente sulle altre due e questo va tenuto in considerazione.

Pulizia alvei
Anche la pulizia da tronchi e altri materiali, per i due esperti, va gestita con estrema attenzione: “dipende dall’obiettivo che, come sempre quando si parla di acqua, deve essere un punto di equilibrio. Il comportamento del fiume dipende dall’interazione di una corrente turbolenta con un fondo erodibile; a parità di flusso se la velocità è alta il livello è basso e viceversa. Più è alta la velocità più sono probabili fenomeni di erosione, più è bassa la velocità più sono probabili innalzamenti dell’altezza dell’acqua con conseguenti inondazioni”. Anche laddove la pulizia da alberi e arbusti è consigliata per evitare che agiscano da tappo, soprattutto nei centri abitati, l’attività va svolta sotto l’attenta analisi di alte professionalità e operata in maniera selettiva e guidata.

Cambio culturale
Per prevenire il verificarsi delle alluvioni gli esperti concordano nel cambiare una cultura dell’urbanizzazione che ha portato alla costruzione di edifici all’interno dell’alveo di piena, alla tombinatura di torrenti e altro, invadendo lo spazio vitale dei corsi d’acqua. In altri Paesi europei e negli Stati Uniti si sta investendo sulla “river restoration” (riqualificazione fluviale), tra le cui strategie si parla dell’esatto opposto del dredging, cioè del replenishment, ovvero dell’immissione di sedimenti. In sintesi, il sistema idrico fluviale è difficile da gestire, ma la natura conosce il suo corso e ritrova inesorabilmente i suoi spazi, anche quando l’attività umana le ha imposto dei limiti. Per Camporeale e Revelli la tecnica e l’ingegneria idraulica possono fare molto, ma bisogna imporre un cambio culturale che passi dai concetti di educazione e di politica.

Fabio Ferrante