Il piano di protezione civile come patto sociale

Il tema è stato al centro di una conferenza organizzata dal Gruppo Comunale di Canale Monterano (Roma) nell’ambito del Festival della Complessità

"L’elaborazione partecipata alle strategie di risposta alle emergenze permette di ripristinare modalità di solidarietà tra i membri della comunità, perdutasi negli anni a causa di un’aumentata complessità dell’odierno vivere. Il cittadino che partecipa fa conoscere le criticità, i rischi indotti. Il patto sociale vive quando c’è corrispondenza biunivoca tra il cittadino che ha il dovere di informarsi e le istituzioni che hanno il dovere di mettere a disposizione le informazioni". Dalle parole di Sergio Achille, presidente di Assodima, si può trarre la sintesi della conferenza “Il piano di emergenza di protezione civile come patto sociale”, organizzata dal Gruppo Comunale di Canale Monterano (Roma) nell’ambito del Festival della Complessità. 

Cittadino protagonista
Per Achille la condivisione e l’interscambio tra cittadini e istituzioni agevola una più profonda conoscenza del territorio. I tecnici redattori del piano di protezione civile possono sfruttare la conoscenza popolare, legata alla memoria storica e al vissuto quotidiano, integrandola alle competenze scientifiche. Allo stesso modo i cittadini possono acquisire informazioni circa i rischi che affliggono il territorio da loro abitato, acquisendo, in questo modo, saperi tecnici. Conoscenze che ampliano il bagaglio culturale dei cittadini e che sono sicuramente potenziali e utili nelle prime fasi emergenziali, quando i centri di coordinamento non sono ancora operativi. 

Il patto sociale come fatto culturale
La massima partecipazione dei cittadini deve avvenire già in fase di elaborazione del piano. Centrale nella definizione del patto è il concetto di partecipazione dei cittadini, intesa sia come accrescimento della sensibilità ai temi del rischio, sia come comunicazione da parte delle istituzioni. Una pratica ampiamente ribadita anche negli articoli 18 e 31 del Codice della Protezione Civile. L’impianto normativo dà un impulso importante ai concetti di partecipazione dei cittadini ai processi di elaborazione della pianificazione di protezione civile e di accrescimento della resilienza della comunità, rafforzando un legame quale presupposto per la diffusione di comportamenti consapevoli e misure di autoprotezione da parte dei cittadini, citando l’art. 2 del Codice. Partecipazione che può essere definita come informazione, consultazione – ascolto dei cittadini – e partecipazione alle decisioni.

Si può fare
In Italia diverse sono state le iniziative svolte dai Comuni in ottica di pianificazione partecipata, come quella messa in piedi a Sora (FR) con il progetto Action Aid o l’esperienza svolta all’interno dell’Open Toscana nel 2015, ma siamo ancora lontani dal salto culturale che si impone in una società che fa della comunicazione e della interattività la chiave di ogni aspetto della quotidianità e che non può prescinderne quando si parla di rischio e di risposta all’emergenza.

Fabio Ferrante