Il Vesuvio è il più grande problema di Protezione Civile in Italia: a rischio un milione di persone

Le parole di Bertolaso scatenano la polemica

Le parole pronunciate dal capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, in una conferenza stampa tenutasi ieri a Roma con la stampa estera, in merito ai vulcani nostrani, sulla loro effettiva pericolosità e sull'adeguatezza dei piani di emergenza, hanno scatenato la polemica.

Bertolaso ha affermato: "Il Vesuvio è il più grande problema di Protezione Civile che c'è in Italia, perché ci sono interi paesi costruiti nella zona del vulcano che sarebbe invasa da un'eruzione". Nonostante al momento il vulcano sia tranquillo, un suo risveglio prefigurerebbe una situazione "assolutamente drammatica".
 Bertolaso ha illustrato alcuni scenari prefigurati dagli scienziati, ricordando che l'eruzione sarebbe preceduta da terremoti con conseguenze "paragonabili a quello che è accaduto a L'Aquila il 6 aprile dell'anno scorso" e facendo notare che per l'evacuazione dei cittadini ci sarebbe al massimo una settimana di tempo, più probabilmente tre-quattro giorni, continua: "nella fascia rossa ci sono attualmente 18 comuni abitati ufficialmente da 500mila cittadini, dunque diciamo almeno da 650-700mila. Tutti questi sarebbero interessati da terremoti, colate piroclastiche, colate di cenere e fango che andrebbero a interessare buona parte del territorio". L'esplosione del Vesuvio scatenerebbe inoltre "una colonna di fumo e lapilli alta fino a 20 chilometri e la caduta di cenere interesserebbe una zona compresa tra Salerno e il confine tra Lazio e Campania".

Bertolaso ribadisce che questi sono "scenari che non vanno presi per oro colato- abbiamo chiesto alla commissione di rielaborarli, in modo da vedere se bisogna allargare la zona rossa e predisporre piani di evacuazione per almeno un milione di cittadini, tra cui molti di Napoli".

La legge della Regione Campania
con la quale si garantivano i fondi per costruire un'abitazione ai cittadini che lasciassero la loro nella zona rossa è stata definita "fallimento totale", in quanto: "è finita che molti si sono costruiti una casa in zona sicura e hanno affittato quella nella zona rossa".

Il capo della Protezione Civile conferma infine che esiste un piano di evacuazione e che, al momento, quello che si può chiedere a livello regionale è che nessuna nuova costruzine venga edificata nella "zona rossa".

 
Ha inoltre aggiunto: "Il vulcano che potenzialmente ha il colpo in canna peggiore di tutti, è l'isola di Ischia, dove l'ultima eruzione si è registrata nel 1.300. Non vi sono al momento ragioni per temere che si risvegli, ma ciò può sempre avvenire e dunque va costantemente monitorato. In diecimila anni il cono vulcanico è cresciuto di 800 metri. Ciò significa, che nel ventre del monte Epomeo si sta caricando una camera magmatica che potrebbe esplodere con conseguenze drammatiche".


Anche se il Capo del dipartimento di Protezione Civile aggiunge che questi scenari "non vanno presi per oro colato" , la polemica si accende subito, in particolare nell'Isola di Ischia dove Il sindaco Giuseppe Ferrandino prefigura addirittura l'ipotesi di denunciare il Capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, «per procurato allarme».

Gli operatori turistici dell'isola si ribellano, perchè come afferma Ottorino Mattera "questi allarmi generano danni enormi al sistema economico. Bertolaso con le sue esternazioni ha rovinato la stagione turistica, abbiamo già ricevuto disdette".
Rosa Russo Iervolino, commenta che "l'allarmismo sull'eruzione del Vesuvio mi sembra un'esagerazione".


La Protezione Civile giudica «sorprendenti» i commenti degli enti locali, in quanto "sarebbe stato sufficiente leggere con attenzione le informazioni fornite nel corso dell'incontro con la stampa per comprendere come si sia voluta garantire un'informazione corretta e chiara sulle modalità di monitoraggio, controllo e verifica di tutti i vulcani italiani proprio per replicare a recenti articoli di stampa di chiara matrice allarmistica. Si è infatti escluso qualsiasi rischio imminente di risveglio di vulcani apparentemente inattivi».



Per l'ex assessore regionale Marco Di Lello: "il sottosegretario Bertolaso nell'esprimere le legittime quanto doverose preoccupazioni dovrebbe misurare con maggiore attenzione talune affermazioni che sembrano fatte apposta per mettere le mani avanti".
Si fanno sentire gli operatori turistici dell'isola d'Ischia attraverso Ottorino Mattera per il quale "questi allarmi generano danni enormi al sistema economico. Bertolaso con le sue esternazioni ha rovinato la stagione turistica, abbiamo già ricevuto disdette".


La vulcanologa Lucia Civetta, dell'Università Federico II di Napoli, sostiene invece che i vulcani più pericolosi in Campania siano quelli dei Campi Flegrei, ancora più del Vesuvio e sicuramente di Ischia. Ha infatti dichiarato che: "Ischia è un'isola formata da tanti vulcani e l'ultima eruzione, molto modesta, risale al 1302 e provocò una colata di lava relativamente piccola.Negli ultimi decenni il complesso vulcanico non ha dato segni di ripresa e di conseguenza non si può ipotizzare un pericolo immediato".
 I Campi Flegrei, al contrario, hanno dato "segni di ripresa con due crisi bradisismiche", avvenute nei periodi 1970-1972 e 1983-1984, ogni volta provocando un sollevamento del suolo pari a 1,70 metri.
La discussione si inserisce in un clima di preoccupazione già destata dalle dichiarazioni dell'ingv sulla pericolosità dei vulcani sottomarini e il quadro appare molto complesso, per la quantità di popolazione eventualmente da evacuare: 650 mila cittadini che risiedono intorno al solo Vesuvio.


(red)