Una veduta plumbea dell'Ilva

Ilva di Taranto: tumori inventati

Poche parole che stanno facendo il giro d'Italia. Il presidente del cda dell'Ilva di Taranto, Emilio Riva, al termine di una conferenza stampa, ha dichiarato che il dibattito sui tumori provocati dall'industria petrolchimica sarebbe inventato. Secondo il patron dell'Ilva quindi non ci sarebbero correlazioni tra inquinamento ambientale e il tasso di incidenza di patologie gravi nella zona.
Una versione criticabile in molti punti.

Sin dagli anni '70 nella città pugliese si registrano numeri record di ammalati, ben al di sopra della media nazionale. A suggellare quelli che per molto tempo sono stati solo sospetti, è arrivato nel 2007 il Rapporto dell'Istituto Superiore di Sanità, in cui si rileva “un'incidenza statisticamente rilevante di tumori”. Il problema però – come fa notare Lunetta Franco di Legambiente – “è che nel rapporto non si individua un nesso di causa-effetto”: particolare non irrilevante, che i responsabili dell'Ilva usano come personale salvacondotto.

Finora la strategia dell'industria era stata quella di tenere un “basso profilo” sulla faccenda: non parlarne era la parola d'ordine, come impongono le regole della comunicazione. Che Riva ha infranto maldestramente, provocando la reazione delle associazioni ambientaliste, dei parenti delle vittime e del proprio addetto stampa, che non ha fatto in tempo a strappargli il microfono di bocca.

Dati recenti accreditano l'idea che a Taranto, anziché migliorare, si stiano facendo passi all'indietro: nella città sarebbe presente il 95% degli idrocarburi prodotti dall'industria nazionale. Si punta il dito soprattutto su una sostanza: il Benzo(A)pirene, rilevato tanto negli ex dipendenti dell'Ilva quanto in bambini di dieci anni e che secondo la IARC (International Agency for Research on Cancer), è uno degli agenti scatenanti dei tumori.

Figlia della Banca del Mezzogiorno, lo stabilimento tarantino dell'Ilva è stato fondato negli anni '60. Gli effetti delle sue raffinazioni sono visibili anche ad occhio nudo, attraverso la patina di polvere rossastra che ricopre gran parte degli edifici della città.

(red)