Prof. Alessandro Martelli

Impianti chimici in Italia:
sicuri contro il terremoto?

Sono più di un migliaio in Italia gli stabilimenti industriali potenzialmente soggetti a rischio di incidente rilevante. Cosa succederebbe a questi stabilimenti in caso di forte sisma? Il Direttore del Centro Ricerche di Bologna dell'ENEA, Prof. Alessandro Martelli, ha organizzato a Milazzo un convegno su questro argomento

Esistono, disseminati sul territorio italiano, numerosi stabilimenti industriali, stimati in più di un migliaio, cosiddetti "RIR" (a rischio di incidente rilevante).  Si tratta di stabilimenti in cui sono presenti sostanze potenzialmente pericolose in elevate quantità: non solo impianti nucleari (che, in Italia, sono attualmente assenti), ma anche varie tipologie di impianti chimici, stabilimenti che contengono serbatoi di gas naturale liquefatto (Liquefied Natural Gas o LNG), altri serbatoi di stoccaggio di grandi dimensioni, rigassificatori, ecc.
Tali impianti e componenti sono soggetti ad una serie di disposizioni finalizzate a prevenire incidenti rilevanti connessi a determinate sostanze pericolose ed a limitarne le conseguenze per l'uomo e per l'ambiente, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 17 agosto 1999, n. 334 (anche detto Seveso II, -evoluzione della c.d. normativa Seveso-, in quanto attuazione della direttiva europea 96/82/CE /Seveso II, che impone agli Stati Membri di identificare i propri siti a rischio e di controllarne i rischi da incidente rilevante che coinvolgano sostanze pericolose).
Il 2 dicembre u.s si è tenuto a Milazzo un convegno a titolo: "Impianti chimici a rischio terremoto: proteggerli si può, basta volerlo", organizzato e condotto dal Prof. Alessandro Martelli, Direttore del Centro Ricerche di Bologna dell'ENEA -Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile- e Presidente dell'Associazione Nazionale GLIS - Isolamento ed altre Strategie di Progettazione Antisismica, in collaborazione con l'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Messina e con la locale Sezione Territoriale del GLiS.
Oggetto del convegno, le conseguenze per la popolazione e per l'ambiente nell'eventualità (non remota) che si verificasse un sisma di intensità elevata (seguito o meno da un maremoto) in un'area su cui sorge un impianto 'RIR', nonchè le possibilità che la tecnologia oggi offre per minimizzare tali conseguenze.

Abbiamo chiesto al Prof. Martelli di illustrarci le premesse e le conclusioni del convegno.

Prof. Martelli, gli impianti RIR sono già soggetti agli obblighi del DLgs 334 /1999 (Seveso II), ma secondo quanto si evince dall'interrogazione parlamentare dell'On.Angelo Alessandri del 6/9/2011  (*) da Lei proposta, questo decreto legislativo non è sufficiente ai fini di una efficace prevenzione di incidente rilevante in caso di evento sismico. Cosa prevede la Seveso II al riguardo e in che cosa è carente, a Suo parere?
"Contrariamente a quanto avviene per le strutture civili da una parte e per gli impianti nucleari dall'altra, né la Seveso II né alcun altro provvedimento legislativo vigente in Italia affrontano in modo sistematico ed esaustivo il problema della progettazione sismica degli impianti e dei componenti RIR nel settore dell'industria chimica."

Quindi Lei afferma che in italia, paese ad elevato rischio sismico, non esiste una normativa adeguata ed efficace per la progettazione antisismica degli impianti a rischio di incidente rilevante e per la loro protezione?
"Per gli impianti chimici purtroppo è proprio così. Tali impianti, specialmente se RIR, hanno caratteristiche molto diverse dalle strutture civili e devono soddisfare requisiti di sicurezza che si avvicinano a quelli propri degli impianti nucleari. Pertanto, l'utilizzazione della normativa sismica vigente per le costruzioni civili è del tutto insufficiente. Ciò non vuol dire, necessariamente, che la protezione dal terremoto sia stata trascurata nella progettazione degli impianti e dei componenti chimici RIR esistenti in Italia: però, le scelte progettuali sono state lasciate ai gestori e, generalmente, non è noto, per i diversi stabilimenti, se e quali criteri antisismici siano stati adottati. Un discorso a parte riguarda poi il rischio da maremoto, evento molto raro, ma (come l'incidente di Fukushima insegna) non impossibile e che, quando si verifica, è devastante: questo rischio appare del tutto trascurato negli impianti chimici italiani situati in prossimità delle coste, anche in aree significativamente sismiche e/o (come ad esempio a Milazzo) ove possono verificarsi altri eventi iniziatori del maremoto (cedimento dei fondali sottomarini, crolli di grandi porzioni di isole, ecc.)."

Può darci un'idea del rischio a cui ci espone in concreto la carenza normativa da voi denunciata?
"La generale assenza di informazioni sul livello di protezione sismica che caratterizza gli impianti chimici italiani rende difficile fornire una risposta certa a questa domanda. Però, la mia personale esperienza, acquisita, in particolare, grazie ad uno studio (condotto una decina di anni fa con il finanziamento del CNR) sul comportamento sismico di uno dei numerosi serbatoi sferici situati a Priolo-Gargallo, mi rende alquanto pessimista: se quello, del tutto insufficiente, che verificammo per tale serbatoio era, in generale, il livello di protezione dal terremoto dei componenti e degli impianti lì presenti e se tale livello di protezione non è sostanzialmente migliorato negli anni successivi, ritengo che un sisma sì violento, ma di entità anche alquanto inferiore a quella dell'evento che rase al suolo la Piana di Catania nel 1693, avrebbe conseguenze disastrose, sia per la popolazione sia per l'ambiente. Tali conseguenze, poi, peggiorerebbero se il terremoto fosse seguito da un maremoto significativo."

Secondo quali criteri e parametri, a grandi linee, si stabilisce il rischio sismico di un impianto RIR rispetto ad eventi sismici?
"Il rischio sismico di una qualunque struttura dipende dalla combinazione di tre fattori: la pericolosità sismica del sito (cioè il l'entità del terremoto in esso attesa), la vulnerabilità sismica della struttura (cioè il livello di terremoto fino al quale essa è in grado di resistere) e la sua esposizione (che tiene conto, oltre che del valore della struttura, anche delle conseguenze del suo danneggiamento o collasso per la popolazione, per le strutture adiacenti e per l'ambiente). Per gli impianti ed i componenti RIR, già la determinazione della pericolosità sismica merita, a mio parere, particolare attenzione: soprattutto quando si abbia a che fare con tali impianti o componenti, occorre migliorare nettamente la stima del parametro suddetto, rispetto a quanto è possibile fare con l'approccio probabilistico (Probabilistic Seismic Hazard Assessment o PSHA) che è attualmente in uso in Italia. Infatti, la pericolosità sismica di 9 degli 11 violenti terremoti (quello di Tohoku compreso) avvenuti nel mondo negli ultimi 11 anni è risultata maggiore (in taluni casi fortemente) di quella stimata con il PSHA. Come è sottolineato nell'interrogazione parlamentare dell'On. Alessandri, per ovviare al problema succitato occorrre affiancare all'uso del PSHA quello dell'approccio neodeterministico (Neo-Deterministic Seismic Hazard Assessment o NDSHA), che, contrariamente al PSHA, si basa sulla fisica dei fenomeni in gioco e non trascura gli eventi rari.
Quanto alla vulnerabilità sismica, per gli impianti ed i componenti RIR, i problemi, come ho detto, sono l'assenza di una normativa sismica specifica e la generale mancanza di informazione sui criteri di progettazione antisismica adottati dai gestori. Infine, riguardo all'esposizione, vi è la carenza di studi sistematici riguardanti le conseguenze di gravi danneggiamenti o del collasso di impianti e componenti chimici RIR. "

Come sopra accennato, lo scorso settembre, su Sua sollecitazione e proposta, è stata presentata una interrogazione parlamentare sulla sicurezza sismica degli impianti chimici. Quale sensibilità ha riscontrato nelle Istituzioni preposte rispetto al problema che Voi ponete?
"Le Istituzioni, almeno a livello nazionale, hanno iniziato a rendersi conto della gravità del problema e dell'urgenza di affrontarlo, nonostante la sua complessità. In particolare, la suddetta consapevolezza sta cominciando a farsi strada anche nei Ministeri competenti. Difatti, all'inizio dell'estate (prima, dunque, della sua presentazione), il testo dell'interrogazione parlamentare era stato da me fornito per commenti sia al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM), dove sono membro della Commissione IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) per la concessione dell'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), sia all'On. Stefano Saglia, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico. Ed aveva avuto il "via libera". Anzi, con l'On. Saglia si era convenuto di lanciare un "Progetto Grandi Rischi Italiani", uno dei quali doveva essere, appunto, quello della sicurezza sismica degli stabilimenti chimici RIR.
Anche le Istituzioni Locali con le quali sono già entrato in contatto si sono dimostrate sensibili: il sindaco di Milazzo ha aperto il convegno del 2 dicembre e l'assessore ai lavori pubblici della città ha attivamente partecipato ai lavori. Invece, non mi risulta che si siano ancora chiaramente espresse le Istituzioni Regionali interessate (ad esempio, la Regione Sicilia)."

Esistono, e in tal caso quali sono, tecnologie e soluzioni adottabili e auspicabili per prevenire rischi piccoli e grandi derivanti da un sisma che dovesse colpire un sito in cui sorge un impianto RIR?
"Tecnologie come l'isolamento sismico alla base sono ormai di comprovata grande efficacia, come ha dimostrato l'ottimo comportamento di tutti gli edifici isolati durante i terremoti avvenuti, in vari paesi, dal 1994 ad oggi. L'isolamento sismico è particolarmente adatto ed auspicabile anche per garantire la sicurezza degli stabilimenti industriali e di molti componenti RIR. Ciò vale, in particolare, per i serbatoi LNG di nuova costruzione, fino a terremoti molto violenti. Per altre tipologie di serbatoi e di componenti, non solo di nuova costruzione, ma anche esistenti, la sicurezza sismica può essere fortemente accresciuta utizzando, oltre alla tecnica suddetta, anche la dissipazione di energia."

Com'è la situazione in altri Paesi? Le risulta siano dotati di leggi e norme più adeguate di quelle italiane? Lei è a conoscenza di esperienze e di dati a supporto della loro efficacia?
"Alcuni altri paesi (ad esempio il Giappone, gli USA e la Francia) si sono già dotati di normative specifiche per la progettazione sismica degli impianti chimici RIR, anche avvalendosi dell'esperienza acquisita nel settore nucleare. Comunque, un po' ovunque la percezione del rischio sismico di tali impianti è ancora insoddisfacente, tanto è vero che ogni terremoto continua a provocare, ovunque esso si verifichi, consistenti danni agli impianti chimici. È però da sottolineare che questa situazione appare in via di miglioramento: una dimostrazione di ciò è il fatto che, in aree sismiche, i nuovi serbatoi LNG (che sono fra i componenti chimici caratterizzati dal rischio sismico più elevato) sono ora in genere realizzati con l'isolamento alla base, un po' dappertutto (ad esempio, in Grecia, Turchia, Corea del Sud, Messico, Perù, Cina, ecc.)"

Lei ha organizzato il convegno a titolo "Impianti chimici a rischio terremoto: proteggerli si può, basta volerlo", che si è tenuto a Milazzo (comune ad elevata pericolosità sismica, dove, fra l'altro, sorge un impianto RIR). A questo convegno, oltre all'Enea e al Glis, hanno partecipato le Istituzioni Locali, l'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Messina, l'Università di Messina, i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile locale. Cosa è emerso dai diversi osservatori presenti e a quali conclusioni si è giunti rispetto a questi temi?
"Tutti i partecipanti al convegno (inclusi i rappresentanti delle istituzioni locali) hanno convenuto che il problema esiste, nei termini prima delineati, che è grave e che occorre affrontarlo urgentemente; certamente devono essere stabilite delle priorità, in quanto tutti siamo consapevoli dell'entità e della complessità della situazione che ci si presenta, nonché dei costi che un'adeguata progettazione sismica ed interventi di adeguamento sismico comportano. Alcune azioni sono relativamente agevoli (ad esempio, la protezione dal maremoto, tramite adeguate barriere) e nulla è infattibile. Ad esempio, anche da noi i nuovi serbatoi LNG da costruire in aree sismiche dovranno essere protetti dall'isolamento sismico ed è auspicabile che questa tecnica sia utilizzata per un'estesa opera di adeguamento sismico dei serbatoi sferici e cilindrici presenti a centinaia negli stabilimenti petrolchimici italiani, in particolare in Sicilia: è ridicolo che il numero delle applicazioni dell'isolamento sismico alla base a componenti chimici RIR resti limitato alle 3 effettuate alcuni anni fa a Priolo Gargallo!
Occorre poi non lasciare cadere la volontà espressa da rappresentanti del precedente governo di istituire quanto prima (come suggerito dall'interrogazione dell'On.Alessandri) una commissione ad hoc, ad esempio al MATTM, che affianchi l'AIA, per occuparsi della protezione sismica degli stabilimenti RIR."

E cosa ne pensano i gestori degli stabilimenti RIR ?
"Al convegno di Milazzo le uniche voci assenti erano proprio quelle dei gestori! Per questo ritengo sia indispensabile ed urgente avviare un'adeguata e capillare opera di informazione dell'opinione pubblica e di sensibilizzazione dei gestori.
In Italia, i gestori degli stabilimenti RIR si affannano a negare l'esistenza del problema del rischio sismico dei loro impianti, temono i costi da affrontare per assicurare un'adeguata protezione dal terremoto. Purtroppo, però, la storia, anche recente, insegna che chiudere gli occhi davanti al "rischio terremoto" non paga, neppure dal punto di vista economico, e, soprattutto, prima o poi, porta a conseguenze drammatiche."

 

Patrizia Calzolari




(*) Angelo Alessandri (2011), Interrogazione a risposta scritta n. 4-13060 in materia di protezione sismica degli impianti chimici a rischio di incidente rilevante, Atto Camera, Commissione VIII, Legislatura 16, Seduta di annuncio n. 513 del 06/09/2011, Atti Parlamentari - Camera dei Deputati, Roma, pp. 24010-24013)