Incendio Eco X di Pomezia: una montagna di materiale tossico abbandonata a sé stessa

Il 5 maggio scorso un incendio ha devastato a Pomezia il deposito di rifiuti industriali Eco X: da allora non si è provveduto alla rimozione e la bonifica dei materiali combusti, con tutti i rischi che ciò può comportare per la salute e l'ambiente. Il commento dell'Ing. Luca Andreassi, docente di Ingegneria all'Università di Roma Tor Vergata

Le conseguenze dell'incendio del deposito di rifiuti industriali Eco X di Pomezia che lo scorso 5 maggio avevano destato grandi preoccupazioni per le possibili ricadute dannose sull'ambiente e sulla salute degli abitanti della zona, continuano a rappresentare ancora oggi un pesante problema: dal rogo dei materiali si era formata una densa nube nera di fumi, Arpa Lazio aveva rilevato in aria la presenza record di diossine e furani (700 volte superiori alla soglia del rischio stabilita dall'Oms) mentre la Asl Roma 6 aveva confermato che nelle coperture del tetto del deposito era presente amianto incapsulato. Una situazione a dir poco preoccupante. E oggi, trascorsi oltre cinque mesi dal primo incendio (le fiamme di erano riattivate il 17 maggio) non è ancora iniziata la bonifica dell'area.
Su questo tema pubblichiamo l'intervista,
curata dal Disaster Manager Mauro De Rossi,  all'Ing. Luca Andreassi, Professore di Ingegneria Università di Roma Tor Vergata. De Rossi, fra l'altro, sottolinea le criticità che situazioni come queste comportano nella gestione del volontariato in scenari di intervento ad alto rischio così come stabilito dal percorso della sicurezza della normativa vigente.

"Fino ad oggi - scrive Luca Andreassi - il 5 maggio era ricordato perché in quel giorno dell'anno 1821 Napoleone Bonaparte diede "il mortal sospiro". Anche gli amanti del calcio ricordano bene un 5 maggio. Era il 2002 e le lacrime di Ronaldo (il fenomeno non Cristiano) sono impresse nella memoria di tutti. In quel giorno, infatti, l'Inter, praticamente Campione d'Italia, perse una rocambolesca partita contro una Lazio già in vacanza, regalando lo scudetto alla Juventus.
Da quest'anno, però, il 5 maggio rischia di entrare nella storia anche come una delle pagine più buie del nostro territorio a Sud di Roma. Il 5 maggio scorso, infatti, un terribile rogo ha carbonizzato l'impianto ECO X di Pomezia, con tutto il suo contenuto di rifiuti. Rifiuti di ogni genere visto il gran numero di autorizzazioni in possesso della società. Anche rifiuti speciali.
A distanza di oltre cinque mesi, con una indagine della Procura di Velletri, ancora in corso, l'unica cosa certa è che quintali di rifiuti plastici sono andati a fuoco producendo una nube tossica che ha allarmato tutti i comuni circostanti, Roma compresa. In realtà un'altra certezza c'è. Ovvero, che tutto il materiale bruciato sta ancora lì: un cumulo enorme di materiale combusto, protetto da un semplice nastro di plastica bianco e rosso all'accesso esterno. Un cumulo di materiale combusto che è davvero utopistico pensare che in tutti questi mesi non stia penetrando con sostanze inquinanti il terreno e, forse, anche la falda acquifera.
Proviamo ad andare per ordine lasciando da parte le poche certezze e ragionando invece sulle questioni ancora aperte".

Quali materiali sono bruciati nel rogo del 5 maggio?
"Questa è la prima drammatica domanda a cui non abbiamo una risposta sicura. Siamo, infatti, certi che quintali di rifiuti plastici, probabilmente più di quanto consentito ma questo ce lo dirà la Magistratura, abbiano preso fuoco. Lo sappiamo perché sin da subito i tecnici dell'ARPA Lazio sono intervenuti nella misurazione delle concentrazioni di diossine e di furani, prodotti tipici della combustione della plastica e che hanno raggiunto picchi di concentrazione elevatissimi rimanendo ben sopra soglia nell'atmosfera circostante per circa un mese. Ma quell'impianto avrebbe potuto stoccare anche rifiuti speciali. Nelle analisi successive all'incendio si sono andate a misurare specie chimiche strettamente legate alla combustione della plastica. Chi ci dice che non ci fosse amianto, eternit, medicinali, materiali contenenti piombo? E potrei allungare l'elenco. Ed è stato grazie alla sollecitazione del Comitato Operativo Intercomunale coordinato dal Comune di Albano Laziale (COI a cui Pomezia non appartiene) che l'ARPA Lazio ha ritenuto di effettuare verifiche anche sulla concentrazione dei metalli ottenendo, fortunatamente, dei risultati negativi. Resta il fatto che non sappiamo cosa abbia bruciato. Ed ogni giorno che passa questa incertezza risulta essere sempre più preoccupante".

Com'è possibile che dopo oltre 160 giorni quel materiale bruciato stia ancora lì?

"L'assenza di una risposta certa a questa domanda credo sia un fedele specchio di tutta la nostra Italia. Provo a passare in rassegna le posizioni dei vari soggetti in qualche modo coinvolti nella vicenda.

- ECO X. E' certo che spetti ad ECO X la rimozione dei materiali combusti. E' anche certo che senza autorizzazione della Prefettura la Società non può mettere piede all'interno di un sito sotto sequestro. In tal senso l'Ordinanza del Sindaco di Pomezia e la successiva diffida ad ECO X ad allontanare il materiale combusto assumono l'aspetto di una scelta puramente demagogica. A meno che l'autorizzazione della Prefettura ci sia e noi non lo sappiamo. Cosa peraltro assolutamente possibile e che non costituirebbe nessun motivo di scandalo. Solo che sto cercando di ragionare con i pochi dati certi di cui dispongo.
- Sindaco di Pomezia. Sin da subito il Sindaco di Pomezia ha scelto di non coinvolgere i Comuni circostanti. Scelta certamente legittima ma poco in linea con un problema che è chiaramente di territorio e che riguarda tutti i Comuni del limitrofi; nessun tavolo aperto agli altri Amministratori o al Comitato Operativo Intercomunale o al Distretto Socio Sanitario è stato convocato. In questi mesi si è limitato a roboanti comunicati stampa e ad una pagina dedicata, molto ben fatta a dire il vero, sul sito istituzionale del Comune di Pomezia. Fatto sta che quel materiale combusto sta ancora lì, con tutto il suo carico di preoccupazioni. Dice una cosa giusta il Sindaco Fucci. Se ECO X non interviene (ammesso ci sia l'autorizzazione della Prefettura) potrebbe intervenire la Regione anche alla luce della fidejussione che ECO X, in quanto autorizzata a trattare rifiuti speciali, dovrebbe aver versato nelle casse della Regione Lazio. A questo punto poi entriamo nel campo delle ipotesi. Pomezia e Regione hanno discusso di questo aspetto? Esiste un piano concordato? Un piano imposto? Posizioni contrastanti? Non si sa. E non si capisce neanche per quale motivo il Sindaco Fucci, responsabile della salute dei suoi cittadini (prima responsabilità di ogni Sindaco) non abbia ritenuto in oltre 150 giorni di operare in danno mettendo in sicurezza l'area quantomeno con la rimozione del materiale combusto. (A dire il vero il Sindaco di Pomezia un intervento in danno lo ha fatto. Lo ha fatto verso la fine di settembre ripulendo il piazzale antistante all'impianto ECO X. Il che rende ancora più pressante la domanda: ma perché limitarsi al piazzale visto che la procedura la conosce?). Fatto sta che quel materiale combusto sta ancora là.
- Regione Lazio. Silenzio. Il che non significa necessariamente che, dopo tutte le analisi effettuate nei giorni e settimane immediatamente successive all'incendio non abbia fatto nulla. Semplicemente non è dato sapere. Fatto sta che quel materiale combusto sta ancora là.
- Procura della Repubblica di Velletri. Sta operando le indagini del caso. Fatto sta che quel materiale combusto sta ancora là.

L'analisi dei fatti, come si vede, è lunga ed articolata. Politicamente è stata strumentalizzata in ogni modo possibile. Chi dice che è colpa di Fucci (PD e Centrodestra), chi della Regione (M5S e Centrodestra) in una querelle tanto fastidiosa quanto inutile, visto che, nel frattempo, quel materiale bruciato sta ancora lì. E poi escono fuori le denunce fatte da cittadini e comitati di quartiere nei mesi precedenti all'incendio e protocollate al Sindaco in cui si esprimevano preoccupazioni e paure legate alle modalità ed alle quantità di rifiuti stoccate. Denunce che oggi assumono l'aspetto di macabri vaticini visto che la principale preoccupazione denunciata era proprio legata al rischio di possibili incendi. E così è stato, purtroppo. E non voglio neanche troppo enfatizzare il fatto che già negli anni passati la società era stata oggetto di verifiche e multe. Come quando nel gennaio 2015 i militari delle Fiamme Gialle s'imbatterono per caso in due Tir, in attesa da ore in un'area di servizio sulla superstrada del Liri, carichi di 27 tonnellate di rifiuti vari, tra cui anche quelli ospedalieri. Gli autoarticolati, poi sequestrati, non avevano un indirizzo preciso di destinazione ma i finanzieri scoprirono che la meta finale dei rifiuti era un capannone in disuso appena riacquistato all'asta fallimentare, in via Nobel, zona industriale di Avezzano e che i rifiuti erano trasportati per conto della "Ecoservizi per l'ambiente srl".

Quali sono state le cause dell'incendio. Un'intimidazione, Un avvertimento o semplicemente autocombustione?
"Ancora non è dato sapersi, ma che qualcosa covasse sotto la cenere di quell'incendio pare piuttosto probabile. Ma su questo sono certo che la Magistratura farà chiarezza. Nel frattempo però andrebbe difeso il territorio. Andrebbero evitati danni ambientali che potrebbero risultare irreversibili. Andrebbe smaltito quel materiale combusto ed andrebbe capito quali danni sono stati fatti.
Personalmente mi permetto di fare due sole osservazioni. La prima è che questa vicenda rappresenta la storia di un fallimento. Non voglio neanche parlare di responsabilità di Tizio o di Caio. Ma certamente è il fallimento di un sistema che permetta a Tizio di dare la colpa a Caio, a Caio di dire che è stato Sempronio. Mentre nulla succede".

Questa vicenda può considerarsi un caso isolato nel panorama della regione Lazio? Quali azioni di tutela si potrebbero intraprendere per prevenirli?

"No, un'altra amara considerazione da farsi è che il nostro territorio sta prendendo una china piuttosto pericolosa. Impianti che vanno a fuoco (l'impianto di Roncigliano di Pontina Ambiente è andato a fuoco solo pochi mesi prima di ECO X), continue segnalazioni sulla pericolosità di altri impianti operanti sempre nel settore rifiuti, continue inchieste della Magistratura (l'ultima con la scoperta di una cava in cui venivano stoccati rifiuti speciali ad Aprilia) non possono non destare grande preoccupazioni. E la difesa del nostro territorio, territorio ampio, deve diventare una priorità che investe Amministratori e Cittadini. In tal senso una rete dei Sindaci, magari coordinata con la Regione Lazio, ente cui generalmente spetta il controllo di questi impianti, con i Vigili del Fuoco e le locali Protezioni Civili, con un continuo confronto e scambio di informazioni, certamente andrebbe nella direzione di una maggiore tutela. Comportarsi come una monade, così come ha fatto nello specifico il Sindaco di Pomezia, sebbene sia un comportamento legittimo, risulta essere sintomo di una debolezza del sistema delle Istituzioni che ci rende sempre più vulnerabili ad ogni forma di sollecitazione ed attacco dall'esterno".

red/pc