Inchiesta G8: il ministro Scajola dà le dimissioni

La decisione comunicata in una conferenza stampa questa mattina nella sede del Ministero

Il Ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, sotto i riflettori da giorni per le indagini di Perugia sugli appalti per le "Grandi opere", ha convocato una conferenza stampa per le 11,30 nel quale ha rassegnato le dimissione dal Governo. La decisione avviene dopo il coinvolgimento del ministro nella vicenda della presunta compravendita con fondi neri di una casa al Colosseo. "Per difendermi non posso continuare a fare il ministro come ho fatto in questi due anni" - ha affermato Scajola - ""Mi trovo esposto ogni giorno - ha detto Scajola - a ricostruzioni giornalistiche contraddittorie. In questa situazione - ha concluso - che non auguro a nessuno io mi devo difendere".

L'inchiesta, ricordiamo, ruota intorno all'ipotesi che Scajola avrebbe pagato un appartamento nel centro di Roma in parte con denaro suo (610.000 euro) e in parte con 80 assegni circolari da 12.500 euro ciascuno forniti dal costruttore Diego Anemone (attualmente in carcere nell'ambito della stessa inchiesta perugina su un presunto giro di corruzione nella realizzazione delle Grandi opere). Il Ministro, che al momento non risulta indagato, ha sempre negato ogni addebito, ma, secondo quanto riportato dai giornali, le proprietarie dell'appartamento, le sorelle Papa, avrebbero invece confermato agli inquirenti di aver ricevuto gli 80 assegni direttamente dalle mani del Ministro. L'inchiesta, ha portato all'arresto di diverse persone oltre Anemone; tra questi Angelo Balducci, all'epoca dei fatti presidente del Consiglio Superiore dei lavori pubblici del Ministro delle Infrastrutture e vede coinvolto anche il capo della Protezione civile Guido Bertolaso.

Alla richiesta di dimissioni giunta dall'opposizione nei giorni scorsi si erano uniti anche i giornali vicini all'area politica della maggioranza: il Giornale di Vittorio Feltri era stato molto fermo nel dire: "Le risposte che ha dato fin qui non bastano. Se non ha niente da dire oltre a ciò che ha detto, le conviene rassegnarsi. Anzi, rassegnare le dimissioni". Anche Libero era intervenuto in modo simile: "Scajola - scrive il direttore Maurizio Belpietro - deve assolutamente uscire dall'angolo e combattere a viso aperto, tentando di smontare ad uno ad uno i dubbi che aleggiano da giorni sulle pagine dei giornali. Noi gli suggeriamo solo di non temporaggiare più perchè attendere i 10 giorni che mancano all'interrogatorio sarebbe troppo". Secondo alcuni organi di stampa il presidente del Consiglio Berlusconi , che pochi giorni fa aveva incitato Scajola a resistere, starebbe già ragionando sui possibili successori al ministero.


 

(red.)