Incidenti stradali. Onu: "una settimana a vittime zero"

Dal 6 all'11 maggio le Nazioni Unite hanno indetto la Settimana Mondiale della Sicurezza stradale. Ogni anno muoiono nella regione europea 120mila persone, più di 3500 in Italia

"Incidenti stradali: 3 morti questa notte sul Raccordo". "Scontro nel chietino, muore motociclista". "49 enne investita nel napoletano. E' grave". Sono solo alcuni delle centinaia di titoli di giornale che ogni settimana si guadagnano le cronache raccontando di lamiere contorte, vite spezzate, famiglie distrutte.
Nonostante le campagne di prevenzione e le strette sul codice della strada, l'asfalto resta la principale causa di morte fra i giovani sotto i 29 anni. In Europa le vittime sono più di 120mila l'anno. In Italia la media degli ultimi anni parla di più di 3500 decessi.
Per dare un segnale forte nel segno della prevenzione degli incidenti, dal 6 all'11 maggio l'ONU ha indetto la Settimana Mondiale della Sicurezza Stradale. E' il secondo anno che l'evento è proposto: la prima edizione ha coinvolto decine di paesi del mondo in una campagna serrata nel tentativo di abbassare il numero di vittime. "È arrivato il momento - sostiene il WHO, l'organizzazione dell'Onu che si occupa di sanità - di smettere di considerare le morti da traffico e le ferite come una conseguenza inevitabile dell'utilizzo delle strade: tali eventi sono prevenibili". Via allora a sei giorni di manifestazioni ed eventi. L'obiettivo è ridurre a zero gli incidenti mortali in quella settimana, con un'attenzione particolare per i pedoni. Gli strumenti? Provvedimenti concreti, affiancati da campagne di comunicazione e di sensibilizzazione per i cittadini.
Molti Comuni italiani hanno aderito alla richiesta dell'ONU. Fra i tanti Milano, Firenze e Roma dove, in collaborazione con la Federazione internazionale automobilismo (FIA), alunni delle scuole hanno simulato alcuni percorsi fra vie e piazze per chiedere maggiore tutela. Dal 6 maggio inizieranno a ritmo sostenuto diversi appuntamenti anche nei Comuni più piccoli.
I dati non mentono. La strada è un campo di battaglia. Le ferite da incidenti di traffico uccidono quasi 350 persone al giorno, o più di 127.000 ogni anno nella regione europea monitorata dall'Organizzazione mondiale della sanità. In Italia il numero di vittime della strada è dimezzato negli ultimi 10 anni. Non c'è da cantar vittoria: eravamo uno dei Paesi mondiali a più alto tasso d'incidentalità. La patente a
punti e una stretta sul codice della strada stanno dando i loro frutti. Il cammino è quello giusto, ma siamo all'inizio. Nel 2011 sulle strade urbane si sono verificati 157.023 incidenti, con 213.001 feriti e 1.744 morti; sulle autostrade gli incidenti sono stati 11.007, con 18.515 feriti e 338 decessi. Sulle altre strade extraurbane, escluso le autostrade, si sono verificati 37.608 incidenti, con 65.503 feriti e 1.778 morti. L'indice di mortalità mostra che gli incidenti più gravi avvengono sulle strade extraurbane, dove si registrano 4,7 decessi ogni 100 incidenti. Gli incidenti sulle strade urbane sono meno gravi, con 1,1 morti ogni 100 incidenti. Tra i 2.690 conducenti deceduti a seguito d'incidente stradale, i più colpiti sono individui compresi nella fascia di età tra i 20 e i 39 anni (1.003 in totale); in particolare i giovani 20-24enni e gli adulti tra i 35-39 anni.
Alcol e droghe, mancano i dati. Può sembrare incredibile, ma nessuno ha mai elaborato una documentazione statistica su quanti incidenti sono stati provocati dall'alcol o dalle droghe. Il sistema di raccolta dati ha ignorato chi alza il gomito al volante o si mette in macchina drogato. Da qualche mese, dal novembre 2012, l'Istat ha deciso di vederci più chiaro, istituendo un gruppo di lavoro dedicato a rivedere completamente il sistema di approvvigionamento dei dati. E' stato creato un gruppo di lavoro composto da ricercatori dell'Istat, funzionari dell'Aci, del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e delle forze dell'ordine. Dopo anni di silenzi, su pressione di tante associazioni, si farà finalmente chiarezza sull'impatto di alcol e droghe negli incidenti. Un tema legato a doppio filo alla proposta d'istituzione del reato di "omicidio stradale", per chi si mette alla guida consapevolmente alterato.
Gli incidenti incidono sul PIL. Investire nella sicurezza stradale potrebbe avere anche un ritorno economico. Le vittime della strada hanno un costo enorme, non solo a livello umano. Le stime mostrano che la perdita economica causata dagli incidenti di traffico ammonterebbe a circa il 2% del PIL, in spese sanitarie e rimborsi. Per l'Unione Europea, questo significa circa 180 miliardi di euro l'anno.
Una settimana, piccoli passi, proposte concrete. La Settimana della Sicurezza Stradale deve avere un approccio concreto, come chiede l'Onu. La strada intrapresa da alcune amministrazioni pubbliche sembra quella giusta: riduzione della circolazione delle auto nelle vicinanze delle scuole, miglioramento di alcuni passaggi pedonali ‘critici' e l'aumento dei controlli in alcune zone a rischio per i pedoni. Tra gli interventi a lungo temine c'è la riduzione della velocità attraverso le rotatorie, la progettazione d'interventi d'illuminazione delle strisce pedonali, l'introduzione delle zone a velocità ridotta a 30 Km/h. Ma anche, e l'ambiente è d'accordo, l'installazione di piste ciclabili e l'avvio nelle scuole corsi di educazione alla mobilità sostenibile.


Walter Milan


(fonte: ISTAT, "World report on road traffic injury prevention" Who-Onu)