Installazione di una stazione di monitoraggio idorgeochimico presso la sorgente ferruginosa di Misincinis, comune di Paularo (UD)

Ingv, anche nel Nord-est la rete nazionale di monitoraggio idro-geo chimico nelle aree sismiche

La rete è fondata su parametri come la temperatura, conducibilità elettrica e livello dell’acqua di pozzi e sorgenti, oltre ai principali parametri meteorologici

L’istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, in collaborazione con l'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS, ha implementato nel nord-est d’Italia, la rete nazionale di monitoraggio idro-geochimico nelle aree sismiche italiane.

In particolare, in Friuli sono state installate quattro nuove stazioni permanenti dedicate al monitoraggio dei parametri idrogeochimici in aree considerate strategiche per lo studio dei processi sismogenetici

MEET è un progetto infrastrutturale che ha contribuito al potenziamento della rete idrogeochimica dell’INGV distribuita sull’intero territorio nazionale. Queste attività di progetto prevedevano l’installazione di 25 nuove stazioni permanenti sul territorio nazionale per la misura continua di temperatura, conducibilità elettrica e livello dell’acqua di pozzi e sorgenti, oltre ai principali parametri meteorologici.

Le acque sotterranee, infatti, possono mostrare sensibili variazioni dei parametri chimico-fisici o delle portate in relazione ai processi di deformazione della crosta terrestre e all’attività sismica. Il riconoscimento e l’interpretazione tempestiva di queste variazioni forniscono informazioni fondamentali per comprendere i processi sismogenici e individuare discontinuità tettonico-strutturali” spiega il ricercatore Antonio Caracausi.

Il monitoraggio idro-geochimico in Friuli viene sviluppato in un contesto multidisciplinare, nel quale i dati geochimici vengono integrati con dati sismologici, di deformazione crostale e altre osservazioni geofisiche, con l’obiettivo di costruire modelli crostali per l’interpretazione dei fenomeni naturali collegati ai terremoti”, si può leggere in un comunicato stampa dell’INGV 

Negli ultimi anni l'OGS, in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste, ha significativamente potenziato la rete di sensori presente in Friuli. Questa installazione è un ulteriore contributo dell'Ente all’innovazione tecnologica e scientifica del monitoraggio dell’attività sismica, che non si limita al contesto locale o nazionale”, commenta Alessandro Vuan, primo ricercatore del Centro di Ricerche Sismologiche dell’OGS.

RED/MT 

Fonte: Ingv