Fonte sito Ingv

Ingv scopre l'impronta digitale dei terremoti

Dall’analisi delle immagini satellitari si riconoscono le aree a maggiore intensità sismica di un terremoto, in particolar modo l'epicentro 

Si può ottenere l'impronta digitale di un terremoto? ovvero riconoscere la deformazione del suolo che accompagna un evento sismico. Una ricerca realizzata da un team di ricercatori dell'Università La Sapienza di Roma, insieme all'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ci è riuscita. Gli studiosi hanno ottenuto l'impronta del terremoto attraverso le immagini ottenute dall’interferometria satellitare. In questo modo, osservando le piante dei terremoti, sono riusciti a stimare con precisione le dimensioni e a riconoscere l’area dove si concentrano gli scuotimenti più violenti che accompagnano le scosse. Il loro studio: The epicentral fingerprint of earthquakes marks the coseismically activated crustal volume è stato appena pubblicato su Earth Science Reviews

Il metodo
Le immagini ottenute con la tecnica InSAR (Interferometric Synthetic Aperture Radar) consentono di rilevare la deformazione cosismica (ovvero, la deformazione istantanea e permanente causata dal terremoto) delimitando l'area epicentrale dove si è concentrato lo spostamento maggiore, attraverso l’analisi della deformazione del terreno attorno alla faglia attivata durante un terremoto. “Nella ricerca abbiamo analizzato 32 eventi sismici, con l'obiettivo di confrontare i campi di deformazione in termini di forma, estensione spaziale e volumi di crosta terrestre coinvolti sia dalla mobilizzazione che dal contemporaneo attraversamento da parte delle onde sismiche, e il corrispondente tipo e magnitudo di terremoto” spiega Carlo Doglioni, Presidente dell’INGV e Professore della Sapienza. “La dimensione dell'area di superficie terrestre deformata rilevata da InSAR per terremoti magnitudo uguale o maggiore di 6 è sempre maggiore di 100 km2, mentre è anche oltre 550 km2 per terremoti di magnitudo di circa 6.5. Inoltre, il confronto tra InSAR e le accelerazioni di picco del suolo documenta un maggiore scuotimento all'interno delle aree che subiscono una maggiore deformazione verticale”.

L'archivio
Dal 1993, con i dati InSAR è stato analizzato un lungo elenco di eventi sismici, sempre crescente grazie all’incremento del numero dei satelliti, al miglioramento della qualità di sensori SAR, e delle tecniche InSAR nelle aree continentali”, affermano Patrizio Petricca, ricercatore della Sapienza, e Christian Bignami dell’INGV. “Con esse è possibile rilevare la deformazione cosismica, delimitando l'area epicentrale dove si è concentrato lo spostamento maggiore. Al di fuori di quest'area, a parte fenomeni di amplificazione locale, lo spostamento del suolo diminuisce, determinando l’attenuazione dello scuotimento sismico”.

Prevenzione aree sismiche
“La conoscenza di queste manifestazioni della Terra aiuta a focalizzare più specificatamente la prevenzione sismica nelle future aree epicentrali, aiutando a calibrare la valutazione della pericolosità sismica in cui il movimento verticale gioca un ruolo rilevante nell'aumentare un maggiore scuotimento orizzontale e quindi maggiori danni. Perché i terremoti torneranno: in media in Italia si generano circa 20 terremoti distruttivi al secolo”, conclude il Presidente Carlo Doglioni.


red/cb
(Fonte: Ingv)