Inquinamento dell'aria:
Torino, Brescia, Milano ko

Il dossier "Mal'aria" presentato da Legambiente: normative europee non rispettate e 15 morti ogni 10.000 abitanti a causa solo delle polveri sottili

 Anche quest'anno Legambiente ha presentato il suo dossier " Mal'aria" sulla situazione dell'inquinamento acustico e dell'aria in Italia. L'alto livello e la cronicità dell'inquinamento sono confermati dal superamento di PM10 in 48 città italiane, oltre il limite giornaliero di 50 microgrammi/m3 di polveri sottili oltre i 35 giorni consentiti dalla legge. Una situazione confermata dai dati dell'Agenzia Europea per l'Ambiente, che riporta ai primi posti della classifica delle città più inquinate Torino, Brescia e Milano, precedute solo da Plovdiv, in Bulgaria. Dall'Europa è arrivato inoltre un monito formale, dopo oltre due anni di esortazioni al nostro governo affinché vengano rispettati i limiti stabiliti dalla normativa comunitaria.

L'Italia è stata deferita, nel novembre scorso, presso la Corte di giustizia per non aver rispettato la direttiva sulla qualità dell'aria. Un provvedimento che riguarda un'area italiana di oltre 52mila chilometri quadrati,
distribuiti in 15 Regioni e 2 province autonome, in cui vivono oltre 30 milioni di persone. Ciò che Bruxelles ci contesta è la mancanza di un piano nazionale di interventi concreti, mirati a migliorare la qualità dell'aria nelle città italiane. Il governo italiano ha approvato, ad agosto scorso, il Decreto legislativo n. 155/2010 in recepimento della Direttiva in materia di qualità dell'aria, introducendo nuovi limiti come quello per il PM2,5, ma giustificando al contempo la mancanza di interventi di riduzione dell'inquinamento in caso di costi sproporzionati.
Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente ha dichiarato: "Per curare la malattia cronica della cattiva qualità dell'aria e dell'inquinamento acustico non bastano interventi spot come la giornata nazionale della bicicletta o parziali limitazioni al traffico. Servono interventi più ampi e strutturali, dal contrasto all'auto privata al rilancio del trasporto pubblico, che deve essere appetibile per i cittadini tramite l'estensione delle corsie preferenziali e un'adeguata offerta dei km percorsi".

La principale fonte d'inquinamento urbano deriva proprio dai trasporti su strada che emettono annualmente circa il 34,7% del PM10, il 55,5% del benzene, il 51,7% degli ossidi di azoto, il 43,1% del monossido di carbonio. L'industria siderurgica e petrolchimica produce il 75% degli ossidi di zolfo, il 31,5% degli idrocarburi policiclici aromatici  e il 28,8% delle polveri sottili (PM10). A questi bisogna aggiungere le emissioni prodotte dai riscaldamenti domestici, che producono il 18,7% delle polveri sottili e il 46% degli idrocarburi policiclici aromatici. Le conseguenze di questa situazione sono pesantissime: annualmente in Italia, ogni 10.000 abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa delle polveri sottili.

Non va meglio per l'inquinamento acustico: solo 10 capoluoghi di provincia, infatti, si sono dotati di centraline fisse per il monitoraggio del rumore, 80 hanno effettuato qualche controllo nel 2009.



Julia Gelodi