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Ispra, situazione grave, nelle reti più rifiuti che pesci

Nell'Adriatico, tra il 2013 e il 2019 sono state raccolte 194 tonnellate di rifiuti in 6 anni. La densità media in superficie oscilla tra i 2 e i 5 oggetti flottanti per chilometro quadrato

Nelle reti dei pescatori si trovano "più scarti che pesci": sono state infatti raccolte nell'Adriatico 194 tonnellate di rifiuti in 6 anni. Lo afferma l'Ispra (l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) in base ai risultati di un monitoraggio sulla spazzatura marina. Sul tema è in discussione alla Camera, il così detto ddl Salvamare, che in sostanza consente ai pescatori di portare a terra i rifiuti tirati su nel corso della loro normale attività. 

E' stata "fondamentale la collaborazione dei pescatori nel monitoraggio dei fondali marini condotta in Adriatico dal 2013 al 2019 - viene spiegato - sono state rinvenute nelle reti di 224 pescherecci coinvolti, in due progetti di ricerca europei Defishgear e Mlrepair, 194 tonnellate i rifiuti incastrati". E - avverte l'Ispra - "la situazione non migliora salendo in superficie: le quantità di macroplastiche rinvenute raggiungono una densità media che oscilla tra i 2 e i 5 oggetti flottanti per kmq, mentre la densità media delle microplastiche, ossia le particelle più piccole, è compresa tra 93mila e le 204 mila microparticelle per kmq". Non va meglio "lungo le spiagge: i litorali nazionali ospitano dai 500 ai 1000 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia". 

"La situazione - viene spiegato - appare molto grave" e varia da area ad area e in base alle zone monitorate. Questi risultati si possono considerare "la prima base conoscitiva di riferimento sulla quantità dei rifiuti marini nei diversi comparti (fondali marini, colonna d'acqua e spiagge)". Infatti "nei fondali rocciosi, dai 20 ai 500 metri di profondità, le concentrazioni più alte di rifiuti sul fondo si rilevano nel mar Ligure (1500 oggetti per ogni ettaro), nel golfo di Napoli (1200 oggetti per ogni ettaro) e lungo le coste siciliane (900 oggetti per ogni ettaro)". 

"Allarmante la situazione dei fondali italiani - osserva l'Ispra - nella regione Adriatico-Jonica la media degli scarti rinvenuti supera i 300 rifiuti ogni kmq, dei quali l'86% è plastica, in particolare usa e getta (il 77%). Imballaggi industriali e alimentari, borse-shopper e bottiglie di plastica, comprese le retine per la mitilicoltura, sono i rifiuti più comuni. L'area costiera a sud del delta del Po (983 rifiuti al kmq), quella settentrionale (910 rifiuti al kmq) e meridionale (829 rifiuti al kmq), di Corfù e le acque di fronte a Dubrovnik (559 rifiuti al kmq) sono le località" di quest'area "con la maggiore densità di rifiuti in fondo al mare". Complessivamente ogni anno, circa 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare, di cui il 7% nel Mediterraneo. 

I risultati emersi dal monitoraggio dell'Ispra, nell'ambito del progetto europeo Medsealitter nel 2017 e nel 2018, mostrano l'andamento della densità dei macrorifuti galleggianti in alto mare, vicino alla fascia costiera, e vicino alla foce dei fiumi. I dati raccontano che "la foce dei fiumi presenta il maggior quantitativo di rifiuti galleggianti (più di 1000 oggetti per kmq) e vicino la costa tra i 10 e i 600 oggetti per kmq. Più ci si allontana in mare aperto e più il numero di oggetti scende da 1 a10 per kmq. 

Red/cb
(Fonte: Ansa)