IUGG: si afferma ancora l'imprevedibilità dei terremoti

Anche la Iugg dalla parte degli scienziati: "Nessuno scienziato dovrebbe essere perseguito per aver espresso un parere scientifico basato sulle conoscenze disponibili, che sono sempre limitate".

Ancora una volta gli scienziati si sono uniti dedicando la loro attenzione alla vicenda della citazione in giudizio della Commissione Grandi rischi, riaffermando l'imprevedibilità dei terremoti. Il Caso dell'Aquila è stato infatti ripreso anche dalla IUGG - Unione Internazionale di Geodesia e Geofisica - comunità scientifica che raccoglie centinaia di scienziati di livello internazionale. In un comunicato datato 28 giugno 2010, la Iugg sottolinea l'importanza del principio dell'universalità della scienza, fondamentale per il progresso scientifico, che garantisce la libertà di ricerca in relazione a:

  • espressione di idee scientifiche, ipotesi e previsioni;
  • conduzione di ricerche con utilizzo di dati, informazioni, esperimenti e teorie;
  • comunicazione dei risultati scientifici al pubblico attraverso convegni e pubblicazioni.
Si tratta però di una libertà che non viene sempre garantita. E in questo senso, la Iugg fa riferimento al caso del terremoto aquilano, affermando che è "scioccante e inaccettabile accusare legalmente un gruppo di scienziati e membri di un comitato governativo perché hanno fallito la previsione di un fenomeno naturale estremo in un luogo specifico. Nessuno scienziato" - prosegue il comunicato - "dovrebbe essere perseguito per aver espresso un parere scientifico basato sulle conoscenze disponibili, che rimangono sempre limitate. Allo stesso tempo, le parti sociali interessate possono sfruttare una conoscenza limitata per i benefici della società". In questo modo, la Iugg "condanna inaccettabili interferenze nelle questioni di scienza da parte della politica o della giustizia". Secondo la Iugg, "questo caso dimostra come la società possa abusare della scienza a fini politici o di altro tipo, riflettendo la necessità della comunità scientifica di migliorare la comunicazione con i decisori politici e con il pubblico per spiegare i limiti delle attuali conoscenze scientifiche relative alla Terra, al suo ambiente e ai limiti della prevedibilità di catastrofi naturali estreme".

Contemporaneamente, l'Unione scientifica sottolinea le responsabilità della classe scientifica, che deve "condurre con onestà, integrità e trasparenza le sue ricerche: una responsabilità collettiva per massimizzare i benefici e minimizzare l'uso improprio della scienza per la società nel suo complesso". Inoltre, "l'obbligo primario degli scienziati è quello di condurre ricerche e sviluppare nuova conoscenza, per migliorare anche le capacità predittive per i massimi benefici della società".



(red - eb)